"Il femminismo ha fallito perché non è diventato un progetto culturale"

·5 minuto per la lettura

Dovremmo iniziare dicendovi come e perché Grazia De Michele sia finita al centro della puntata de Le ragazze, la bella docu prodotta da Pesci Combattenti, in onda il 1 luglio su Rai Tre. Il fatto è che non riusciamo a toglierle dalla testa i suoi sessantacinque cani. Esatto: 65, mica due o tre. La celebre cantautrice li ospita tutti insieme in una casona in campagna, promossa sul campo a rifugio per trovatelli, che gestisce insieme alla sorella Iolanda. "O meglio, io trovo i cani abbandonati in giro per il mondo e li porto qui; lei invece fa il lavoraccio di prendersene cura", commenta divertita De Michele. Soprassedendo sul fatto che il veterinario che segue i loro cani ha praticamente vinto alla Lotteria, questo suo impegno animalista dice molto: Grazia De Michele è una che bada ai fatti. Non si accontenta delle dichiarazioni di intento: lei scende in campo, si batte in prima persona, vuole fare la differenza. E questo vale per i cani, come per l'ambiente o i diritti civili. Non a caso il mega rifugio a quattro zampe messo su da De Michele è una delle location centrali di Le ragazze...

Per lei l'impegno artistico è sempre andato a braccetto con l'impegno sociale: un binomio raro in questa era di tormentoni musicali. Crede che la musica debba ritrovare la propria voce?

In genere i cantautori sono molto concentrati a raccontare il proprio mondo interno: la nostalgia, gli amori, la depressione... Personalmente ho sempre pensato che fosse importante alzare lo sguardo, guardare oltre se stessi, sfruttando quel mezzo potentissimo che è la canzone. La musica ci permette infatti di toccare temi importanti. Per me, per esempio, è sempre stato decisivo mantenere alta l'attenzione sui temi legati alla donna. La mia prima canzone, Clichè, era nata da una considerazione sociale: mi sono accorta che le donne venivano sempre e solo raccontate dagli uomini. Ho quindi iniziato a parlare di divorzio, aborto, parità dei diritti, amore saffico: tutte tematiche assolutamente inedite per l'epoca, che gli uomini non avevano compreso. Ho cercato di colmare un vuoto e continuo a farlo perché non è che con il movimento femminista ci sia stato questo miracolo... Il femminicidio è all'ordine del giorno, anzi è addirittura cresciuto.

Photo credit: courtesy photo/Rai
Photo credit: courtesy photo/Rai

Nei giovani cantautori intravede un maggior impegno sociale?

Onestamente no. Alcuni rincorrono le mode, altri restano su un piano puramente poetico: per carità, molto bello esteticamente peccato che sia privo di una presa sulla terra. C'è poi chi ama definirsi "cantante indie": ma cosa vuol dire? Indie non è di per sé un genere e non implica nemmeno uno stile: chiunque inizi il percorso musicale, e non ha alle spalle una major, è indie ossia indipendente. La vera domanda poi è solo una: hai qualcosa da dire? L'obiettivo non può infatti essere rincorrere la tendenza e arrivare a cantare tutti la stessa cosa.

Non c'è quindi speranza?

I cantautori impegnati si trovano, ma fuori dal giro radiofonico. Per esempio, sono reduce dal festival Tulipani di seta nera, di cui sono la direttrice artistica della sezione social clip. Ebbene, abbiamo ricevuto tantissimo materiale, che spaziava dal bullismo all'emergenza climatica: opere ben fatte, realizzate da giovani artisti che non si adeguano alle mode e quindi preferiscono veicolare la propria arte attraverso i festival. Con Mariella e Rossana abbiamo cercato un gruppo di 22 cantautrici che ora aprono i nostri concerti: sono delle ragazze eccezionali, che hanno qualcosa da dire e questo mi riempie di speranza. Ci fa piacere promuoverle e aiutarle nella loro carriera.

Tra loro c'è anche qualche ex allieva di Amici?

Sì, Brigida. L'avevo voluto fortemente ad Amici: scrive benissimo!

A proposito, perché ha lasciato il talent di Canale5?

Per ragioni esclusivamente di spazio! Sono una che fa mille cose e alla fine i progetti si erano moltiplicati. Mi sono accorta che avrei avuto pochissimo tempo per seguire il programma. D'altronde sono stata lì per 14 anni, prima o poi anche le cose più belle finiscono.

Photo credit: courtesy photo/Rai
Photo credit: courtesy photo/Rai

Torniamo a lei e al suo impegno sociale. Perché la rivoluzione femminista non ha portato i risultati sperati?

E' mancato un progetto culturale. Si sono ottenuti dei risultati, anche importanti, ma le rivoluzioni non si fanno con le norme: serve un adeguamento culturale, un cambio di mentalità che incominci nelle scuole. Anche per questo il femminismo, inteso come movimento, ha finito per disgregarsi al suo interno. Oggi inoltre manca quel clima che si respirava all'epoca quando bisognava raggiungere degli obiettivi e si andava dritti al punto, con forza ma anche con ironia.

A proposito di battaglie femministe, le spaventa la teoria no gender che vorrebbe eliminare la distinzione tra donna e uomo?

Sono d'accordo con le femministe: non sono a favore della abolizione del genere. Credo che sia giusto affrontare e parlare di questa iniziativa, che è importante, però serve aprire un piccolo tavolo di discussione per capirsi reciprocamente meglio. La discussione è sempre vitale: senza questa non esiste confronto.

Photo credit: courtesy photo/Rai
Photo credit: courtesy photo/Rai

Con la sua ultima canzone, Madre Terra, è scesa in campo anche per difendere l'ambiente. Crede che la causa green rischi di fare la stessa fine del femminismo, ossia tanta retorica ma nessun cambiamento di mentalità?

La canzone Madre Terra nasce come una vera e propria preghiera tant'è vero che ha lo stesso incipit dell'Ave Maria. La terra ci dà l'ossigeno per respirare, l'acqua per bere, il cibo per vivere: è una madre a tutti gli effetti, con la quale abbiamo perso il nostro rapporto simbiotico. Invece di venerarla e rispettarla, la stiamo distruggendo. Questa canzone è insomma un atto dovuto, anzi, un vero e proprio mantra. Pur non avendola promossa, è entrata nelle playlist di meditazione, viene utilizzata nelle scuole e il gruppo Ribellule l'ha persino coreografata. Quanto ai possibili scenari futuri, le confesso che sono terrorizzata. Hanno costituito il Ministero della transazione ecologica, ma sono le persone, non i ministeri, a cambiare la vita. Vedremo dunque cosa farà. Di certo servono scelte drastiche e soprattutto l'impegno personale di ognuno di noi. Mentre si parla di green si continua infatti ad aprire piattaforme in Basilicata, per non parlare del disastro che si è consumato in Amazzonia. Non basta riempirsi la bocca di buone intenzioni se poi a casa si spreca l'acqua, si usano i sacchetti di plastica, non si differenzia la spazzatura. Bisogna cambiare la mentalità: è la presa di coscienza, non la norma, che fa la differenza. Ma bisogna incominciare subito...

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli