Il Festival di Cannes 2021 celebra la nostra Sveva Alviti: "Sogno un futuro come regista"

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Photo credit: Lionel Hahn - Getty Images
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Sveva Alviti è una donna dalle molte vite: da giovanissima è stata una tennista super promettente, poi modella quasi per caso (ma gettonatissima) e ora attrice. A Cannes 2021 arriva a presentare il film Entre Les Vagues tra gli applausi dei francesi che, dopo la sua strepitosa interpretazione nel biopic Dalida, l'hanno eletta a loro musa. Per alcuni sarebbe lei la degna erede di Monica Bellucci, a dispetto della differente fisicità. In realtà il complimento più giusto sarebbe dire che Sveva piace in quanto Sveva, perché la nostra ha una personalità e una storia personale uniche...

Quale talento le piacerebbe che le venisse riconosciuto, come sua caratteristica distintiva?

Vorrei essere riconosciuta come un'attrice impegnata che sposa un progetto cinematografico non per le sue opportunità commerciali ma perché crede in quello che fa, e desidera mandare un messaggio.

Come nel caso di Entre les vagues di Anais Volpe, in concorso alla Quinzaine des Realisateurs in questa edizione di Cannes?

E' una storia molto bella che mi vede tra l'altro in un ruolo inedito. Finora infatti ho sempre interpretato delle donne fragili, mentre qui mi sono calata nei panni di Kristin: una regista con una grande forza interiore, che sa quello che vuole. Il suo obiettivo è portare a termine il proprio spettacolo teatrale e farà qualsiasi cosa per riuscirci, pur nel rispetto di tutti. Inoltre raccontiamo anche una bellissima storia di amicizia tra donne.

Photo credit: Andreas Rentz - Getty Images
Photo credit: Andreas Rentz - Getty Images

Ah, quindi esiste? Ogni volta che si parla di solidarietà femminile c'è sempre qualcuno che ci ricorda che tra donne non corre mai buon sangue.

E' un luogo comune da sfatare. Le amicizie tra donne esistono e sono anche molto forti. Così come le collaborazioni. Io, per esempio, lavoro con un team di sole donne: non ho deciso a tavolino di escludere gli uomini ma di fatto si è creata subito una maggior intesa con le colleghe. Probabilmente è dovuto al fatto che le donne hanno una sensibilità più importante rispetto a quella maschile.

Photo credit: courtesy photo/foto di Fabrizio Cestari
Photo credit: courtesy photo/foto di Fabrizio Cestari

So che di solito lei si prepara ai ruoli attingendo ad alcune sue esperienze personali. Qual è stato l'intreccio tra finzione e realtà per Karin?

Mi sono ispirata a Susan Batson: la coach di Nicole Kidman dalla quale ho studiato anch'io quando vivevo a New York. È una donna strepitosa, che mi ha fatto crescere artisticamente. In Kristin c'è quindi un po' della sensibilità di Susan, della sua capacità di manovrare i personaggi per farteli sentire vicini. E poi ho aggiunto un po' del mio, immaginandomi come sarei stata stata se fossi una regista. Tra l'altro mi piacerebbe molto passare in futuro dietro la macchina da presa.

Sbaglio o lei è un tipo un po' inquieto?

Abbastanza. Non amo aspettare e cerco sempre qualcosa che mi stimoli. Mi piacerebbe molto cimentarmi nella regia: per anni sono sempre stata scelta dagli altri, prima come modella e poi come attrice. Adesso vorrei scegliere io e costruire qualcosa di mio. Ho già qualche progetto in mente.

Per esempio?

Non posso entrare nello specifico, perché sarebbe prematuro, ma sicuramente mi orienterei verso temi sociali e scomodi. Mi piacerebbe parlare per esempio della morte, di cosa significhi, ma anche dei problemi delle donne nella nostra società. Sono infatti ancora molti...

Photo credit: Lionel Hahn - Getty Images
Photo credit: Lionel Hahn - Getty Images

E dire che all'inizio il suo destino sembrava il tennis. Come mai ha lasciato?

Ho iniziato a giocare all'età di nove anni e ho continuato fino a 17. Ero 160esima in Italia, un range molto importante, e il tennis era la mia vocazione: mi allenavo mattina e sera. Mi piaceva tantissimo. Purtroppo non avevo però la giusta testa. Negli sport individuali, e in particolare modo nel tennis, devi avere una testa molto forte per sfondare a livello professionistico. A me mancava. Avevo il talento, sì, ma da solo non bastava tant'è vero che quando giocavo con delle avversarie temibili vincevo, mentre mi veniva il braccetto (termine tecnico per dire che il tennista non è in partita, ndr) quando mi misuravo con qualcuno più basso di me in classifica. Così, a 17 anni, ho lasciato.

Come è riuscita a passare dai campi da gioco alle passerelle?

E' stato quasi per caso. Avevo vinto il concorso Il ritmo del look, che metteva in palio un'esperienza nel campo a New York, proprio quando decisi di lasciare il tennis. Così ho preso la palla al balzo e sono partita per l'America.

Un sogno.

Ma anche un incubo. Dal punto di vista lavorativo è stato stupendo ma per quanto riguarda il mio vissuto personale non sono stati anni facili, anzi, diciamo che è stato un po' un trauma. New York è una grande città dove è facile sentirsi molto sole e io all'epoca ero terrorizzata dalla solitudine. Vivendo lì ho imparato ad apprezzarla.

Photo credit: courtesy photo/foto di Fabrizio Cestari
Photo credit: courtesy photo/foto di Fabrizio Cestari

Tra le sue paure, lei ha sempre indicato anche il terrore di perdere l'amore. Anche quello è un timore ormai archiviato?

Sì. Ho fatto un percorso con me stessa e ora mi sento una persona più sicura e, forse, anche un po' fatalista. Il fatto è che i miei genitori sono sposati da 36 anni: per me l'amore è sempre stato quel per sempre che loro incarnavano. Facevo fatica a concepire che una relazione potesse finire. Poi mi sono resa conto che la loro generazione è molto diversa dalla nostra, viviamo in un'epoca molto più complessa e quindi, sì, un amore può anche finire. Non solo. A volte è meglio lasciarsi anziché insistere a stare insieme.

Sbaglio, o c'è un matrimonio in vista con il suo compagno Anthony Delon?

Il progetto c'è. La pandemia ha complicato un tantino la situazione ma, salvo imprevisti, convoleremo a nozze la prossima estate. Credo di aver trovato l'uomo giusto con cui fare progetti, di vita ma anche di lavoro. Se c'è una cosa che mi piace particolarmente in Antohony è proprio poter condividere con lui anche il mio lavoro: l'arte è una parte importante della nostra vita.

Una piccola curiosità. Ma quando può, gioca ancora a tennis?

Eccome! E sono anche super competitiva, come se stessi gareggiando a Winbledon! /ride, ndr)

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