Il Gay Pride di New York vieta alla polizia di marciare fino al 2025

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La polizia di New York potrebbe non prendere più parte al tradizionale Gay Pride che ogni giugno si svolge per le vie della Grande Mela. La notizia arriva direttamente dagli organizzatori dell'evento, che in una dichiarazione ufficiale fanno sapere che terranno lontano dall'edizione di quest'anno e dalle prossime quattro qualsiasi poliziotto. Sia che vogliano partecipare come privati cittadini in divisa sia che si trovino in turno, gli ufficiali della polizia di New York dovranno mantenersi alla distanza di almeno un isolato dagli altri partecipanti. Il motivo? Scongiurare spiacevoli episodi di repressione e violenza durante la sfilata.

Photo credit: SOPA Images - Getty Images
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"Il senso di sicurezza che le forze dell'ordine dovrebbero fornire può invece essere minaccioso, e a volte pericoloso, per coloro che nella nostra comunità sono più spesso presi di mira con forza eccessiva e / o senza ragione" – ha spiegato il gruppo di organizzatori, portavoce di un'opinione pubblica newyorkese ancora profondamente scossa dalla brutale morte di George Floyd dello scorso anno. Il timore è quello che nuovi soprusi e atti discriminatori possano manifestarsi proprio durante il Gay Pride da parte di un sistema di controllo che anziché tranquillizzare getta timore e panico tra i cittadini. Per questo "la polizia di New York fornirà la prima risposta e sicurezza solo quando assolutamente necessario come imposto dai funzionari della città".

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Una vera e propria rivoluzione nella storia del Gay Pride, che tuttavia affonda le sue radici proprio nei moti di Stonewall del 1969 e nelle contestazioni di quella notte del 27 giugno, quando per la prima volta la comunità Lgbtq+ si oppose alle umilianti perquisizioni della polizia, che all'1.20 di notte fece irruzione in un locale gay in Christopher Street nel Greenwich Village di Manhattan. Ricorrenza che dal 1970 viene ancora oggi ricordata nel mondo come un atto di liberazione per l'intera comunità gay. Da allora molte cose sono cambiate e se prima la storia delle persone omosessuali era segnata da violenti atti di repressione da parte degli ufficiali, oggi sempre più persone gay accettano di entrare nei ranghi della polizia. Non a caso dal 1982 esiste anche un'organizzazione per le forze dell'ordine Lgbtq+ chiamata Gay Officers Action League, che si batte tanto quanto gli altri attivisti per i diritti delle persone omosessuali. Proprio da questo gruppo di poliziotti sono arrivate le prime rimostranze nei confronti della decisione annunciata dagli organizzatori del Gay Pride, definito uno scoraggiante e "brusco faccia a faccia", "una decisione vergognosa", che porta a dividere anziché unire la comunità Lgbtq+.

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Alcuni esponenti della comunità però non ne vogliono sapere di sfilare al fianco delle uniformi, che per anni hanno rappresentato il simbolo della violenza e della repressione di un sistema contrario alla libera espressione della propria inclinazione sessuale, come Ceyenne Doroshow, trans e sostenitrice dei diritti delle prostitute, che dalle colonne di BuzzFeed News si chiede: "Perché dovremmo voler giustificare ciò che la polizia ha fatto quest'anno, e anni prima, e decenni prima? No. È ora di farla finita. La polizia è stata particolarmente orribile per la mia comunità, non vorrò mai la loro presenza". Una posizione che difficilmente potrà accettare compromessi con quanti della Gay Officers Action League vorranno partecipare al Gay Pride, ma che contrasta con il primo emendamento della Costituzione americana che sancisce la piena libertà da parte di qualsiasi cittadino di prendere parte a una manifestazione pubblica. Come sempre, quando si alza un muro, bisogna sempre pensare a cosa si lascia fuori.