Il giocattolo dell'anno è una linea di bambole con la sindrome di Down (e la loro storia è commovente)

Di Carlotta Sisti
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Photo credit: Natasha Sioss - Getty Images
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From ELLE

Sarebbe un errore sottovalutare l'importanza che hanno le bambole nelle dinamiche di gioco, e quindi di vita, dei bambini. Pedagogicamente, infatti, è assodato che giocarci possa essere un'esperienza molto arricchente e formativa, perché attraverso quegli oggetti i più piccolo hanno la possibilità, oggi molto più di un tempo, di vedere realtà diverse e normalizzarle, e i grandi marchi stanno abbracciando questa nuova visione progressista, con tanto di Barbie gender fluid, Barbie con le sembianze di Bebe Vio, per non dire della storia dolcissima del nonno brasiliano che crea bambole con vitiligine, dedicate alla nipotina affetta dalla malattia cronica della pelle. Certo, qualche passo falso, retaggio di un modello culturale ancorato all'idea della super donna c'è ancora e ve lo abbiamo raccontato, ma la tendenza è palesemente quella di rendere i giocattoli sempre più inclusivi. Da qui, dall'idea che nessuno debba essere escluso nella rappresentazione, è nata una collezione di bambole con la sindrome di Down, e a produrla non sono stati i brand super famosi di cui sopra, ma una fabbrica di Onil, piccolissima cittadina della Spagna orientale, diventata famosa dopo che, cent'anni fa, intraprendenti ceramisti hanno iniziato a trasformare l'argilla delle vicine montagne in bambole. Oggi, su 7.500 persone e 38 produttori di giocattoli e tra le loro collezioni ce n'è una che l'anno scorso ha vinto il tanto ambito premio "giocattolo dell'anno" del paese. E questa collezione è fatta di bambole con la sindrome di Down. Nello specifico, si tratta di due maschi e due femmine di diversi colori di pelle, prodotte da Miniland. "All'inizio eravamo preoccupati - ha detto Victoria Orruño, direttore marketing dell'azienda al The Guardian - e invece la reazione ci ha sorpreso, perché è stata molto, molto positiva".

Quello di Onil non è, per fortuna, un caso isolato, perché così come il mondo della moda che negli ultimi anni ha scelto di portare in passerella ragazze Down, come Madison Square protagonista del documentario "Maddy Yhe Model" (che se non avete visto vi consigliamo di recuperare), anche quello dei giochi sta diventando sempre più inclusivo, e per quel che riguarda le bambole con sindrome di Down, l'offerta è aumentata vertiginosamente negli ultimi anni. Quest'anno il rivenditore Kmart ne ha presentato un paio nei suoi negozi in Australia e Nuova Zelanda, mentre sempre a Onil, dove l'idea è in realtà nata già nel 2007, un altro produttore di giocattoli locale che si chiama Toyse ha annunciato una collaborazione con "L'organizzazione nazionale spagnola per la sindrome di Down" per creare in sinergia una nuova collezione. Ed ancora: dal 2015 "The Doll Factory Europe", con sede, indovinate? Sì, ad Onil, ma che spedisce circa il 95% dei suoi prodotti fuori dalla Spagna, ha lanciato quella che oggi è una collezione di sei bambole con sindrome di Down, di grandissimo successo.

Ma tornando a Miniland, il messaggio, dopo la vittoria del premio come miglior giocattolo del 2020, scelto da una giuria tra 81 proposte di 24 produttori di giocattoli spagnoli, sempre Victoria Orruño ha spiegato come "promuovere intelligenze multiple, con forte attenzione all'intelligenza emotiva, e la trasmissione di valori come la tolleranza o il rispetto per la diversità sono aspetti che devono essere messi al centro della produzione di giochi, perché i bambini di oggi non solo hanno più competenze per accoglierli, ma anche le famiglie sono, per fortuna, sempre più attente a discorsi di questo tipo, quindi avanti tutta!". Ma la preziosità di questi giochi, in primis per bimbi con sindrome di Down, arriva dal blog di Kelle Hampton, mamma di Nella, fino a qualche anno fa contraria a questi giochi "perché non evidenziavano le dolci caratteristiche facciali che amavamo di Nella; le esagerava, rendendo la bambola un facile bersaglio per gli scherzi".


Poi ha visto i prodotti di Kmart e qui ha raccontato come si è "innamorata di quelle bambole che catturano sottilmente nel modo più bello quelle piccole caratteristiche speciali che amiamo. La mattina di Natale, a Nella è stata presentata la sua bambola mentre la nostra famiglia la circondava, tutta raggiante e dicendole che anche lei aveva la sindrome di Down “proprio come te, Nella! Proprio come te! Non è bella? " Avreste dovuto vederla sorridere, prendere la bambola, mettersela delicatamente sulla spalla e darle una pacca sulla schiena. L'ha portata in giro tutto il giorno, dicendo a sua sorella Lainey: "Ha la sindrome di Down, Lainey. Proprio come me." Era una piccola cosa che potevamo fare per aiutarla a sentire ciò di cui speriamo sia circondata per tutta la sua vita: il messaggio che le persone con sindrome di Down sono belle, capaci e amate. E sapevo che lo sentiva stringendo quella bambola".