Il lati (veramente) eccezionali di Marta Marzotto raccontati da Nicoletta Romanoff, Marta in Illuminate

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Photo credit: Mondadori Portfolio - Getty Images
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Marta Mazzotto è stata definita in tanti modi: contessa più famosa d'Italia; musa; regina dei salotti; prima influencer ante litteram. Tutto giusto, peraltro: Marzotto ha avuto mille anime e una vita appassionata e ribelle. Nonostante le sue umili origini ha trovato infatti il modo di sfondare come indossatrice e modella; ha ispirato moltissimi poeti e pittori; ha conquistato il cuore del conte Marzotto, sposandolo; si è affermata come stilista e icona di stile, indimenticabili i suoi mitici caftani ma anche i colbacchi di pelo, i ventagli, gli scialli di velluto e i tanti gioielli preziosi. Marta Marzotto ha avuto cinque figli - Paola, Annalisa, Vittorio Emanuele, Maria Diamante e Matteo - e tre grandi amori, il conte Marzotto con cui divorziò nel 1986, il pittore Guttuso e Luigi Magri; ha riscosso successo come scrittrice e non c'era evento, inaugurazione o festa che non la vedesse tra gli invitati. La sua grandezza e il suo carisma erano noti a tutti ma la sua vita ebbe più di un lato nascosto.

Di questa donna c'è infatti sfuggito qualcosa: un tratto più profondo, viscerale, che Nicoletta Romanoff proverà a raccontare giovedì 14 ottobre nella serie tv Illuminate, prodotta dalla società Anele per Rai Tre. "Contrariamente a quanto si possa immaginare, il lato eccezionale della Marzotto non è quello più noto al pubblico che la ricorda per il suo estro artistico, gli amori appassionati e la mondanità della sua vita", conferma l'attrice, "Ciò che la rende unica, anzi, una donna illuminata è la sua incredibile forza interiore: la sua spiritualità, la sua femminilità fuori dal comune".

Cosa l'ha affascinata, in particolare, di Marta Marzotto?

Devo dire che ero entusiasta di poter ripercorrere la sua vita. Tutti qui a Roma la conoscevamo e, tra l'altro, lei e mia nonna erano molte amiche. Illuminate mi ha però permesso di avvicinare la sua storia in modo autentico e profondo. Tra gli aspetti che mi hanno incantata c'è sicuramente la sua voglia di non fermarsi alla superficie delle cose. Le faccio un esempio. Come è noto, Marzotto era di umili origini: suo padre era un casellante delle ferrovie e sua madre una mondina, vivevano in un paesino dell'Emilia. Dunque per quell'epoca un matrimonio come il suo, che la elevava socialmente, era un'enorme conquista. Tuttavia lei non si è mai fermata lì: non ha vissuto quell'unione come un punto di arrivo, sociale e personale, bensì come un punto di partenza. Ecco, credo che la vera nobiltà d'animo sia proprio questa sete di conoscenza e di vita. Marzotto si è lasciata guidare dalla sua curiosità e non si è mai fermata.

C'è un tratto della Marzotto in cui si riconosce?

Il suo senso di libertà. Come lei, anch'io non mi sono mai preoccupata delle critiche: non mi è mai interessato l'opinione della società. In ogni scelta mi sono sempre chiesta come quella decisione avrebbe potuto influire sulla vita mia, non altrui. Se non fosse stato così, probabilmente non avrei mai fatto il primo figlio a 19 anni! (ride, ndr) Marzotto aveva una forza interiore incredibile: non nascondeva nulla delle sue scelte e non si è mai giustificata per quello che faceva. Il che la dice lunga sulla sua forza e sulla sua trasparenza.

Photo credit: courtesy photo/foto di Davide Aiello
Photo credit: courtesy photo/foto di Davide Aiello

Quando si è un personaggio pubblico, si è più ricattabili dal pensiero altrui?

Beh, è un rischio ma la verità rende liberi. Sempre. Comunque c'è un aneddoto su Marzotto che, da madre (Romanoff ha 4 figli, ndr), mi ha profondamente commossa. Forse non tutti sanno che Marta ha investito moltissimo nell'arte. In particolare ha finanziato il restauro della Madonna con bambino di Botticelli dedicando l'opera alla figlia morta Annalisa. Un gesto incredibile e struggente: in questo modo ha reso sua figlia eterna, infondendo un valore spirituale all'opera di Botticelli.

Illuminate è anche il racconto di un femminile diverso, fuori dagli schemi. Come siamo messi con la parità di genere?

Temo che ci sia ancora parecchia strada da fare. Purtroppo non vedo ancora una reale parità di diritti: non a caso parlo di diritti, non di ruoli! Penso per esempio ai tragici fatti di Kabul ma anche alle recenti elezioni amministrative dove non è stata data fiducia alle donne candidate. Certo, non nego che alcuni passi avanti siano stati fatti ma più in termini di immagine, che di sostanza.

Si riferisce alle così dette conquiste da red carpet, che hanno sdoganato la ricrescita, i capelli bianchi e i peli sotto le ascelle?

Sì, anche. La parità non passa per queste cose, anzi, così facendo si rischia di continuare a considerare la donna solo per il suo corpo. Come le dicevo, la strada è bella lunga...

Photo credit: courtesy photo/foto di Davide Aiello
Photo credit: courtesy photo/foto di Davide Aiello

Anche la body positivity rischia di degenerare in una mera moda?

In questo caso il discorso è diverso e più complesso. La body positivity è qualcosa di cui parlare perché i ragazzi sono bombardati di immagini distorte. Una volta esisteva solo lo specchio. Oggi invece con un click puoi modificare la tua immagine, aggiungere filtri... e poi, quanto incroci il tuo riflesso allo specchio, non ti riconosci più. Tra l'altro non è solo un problema delle ragazze: anche i maschi sono in difficoltà, hanno le stesse identiche fragilità delle loro coetanee. Detto questo, sono sempre convinta che il cambiamento debba essere più profondo e culturale: dovremmo insegnare ai ragazzi cosa fa stare loro bene, cosa conta nella vita, e automaticamente ne guadagnerebbero anche in termini di percezione di se stessi.

Come madre la preoccupa il futuro?

Sì, anche perché io ho figli grandi, piccoli, maschi, femmine... copro un po' tutta la casistica delle età e dei problemi! (ride, ndr) Il mio istinto sarebbe quello di proteggerli dal mondo ma non farei il loro bene. In questo mi è di aiuto la fede: sono credente e sono convinta che le mie mani arrivino fino a un certo punto, superato il quale ai miei figli ci pensano altre Mani...

Su Instagram ha scritto: "non c'è nulla che ti prepari alla maternità ma la maternità ti rende pronta a qualsiasi cosa nella vita". Dunque avere figli può addirittura rivelarsi una risorsa sul lavoro?

Per me è stato così: quando ho iniziato, nel 2003, avevo già due figli. La maternità è una sorta di super potere che ti rende al contempo vulnerabile e impavida. Vulnerabile perché il tuo tempo è frazionato e quindi non puoi dare tutto sul lavoro; impavida perché le tue priorità sono altre, sai che qualsiasi cosa succederà a casa c'è qualcuno ad aspettarsi. E alla fine conta quello.

L'ha aiutata anche a vivere bene la pandemia? Mi dica che almeno lei ne è uscita migliore...

Diciamo che sono in fase di recupero (ride, ndr) La pandemia è stata una vera prova di resilienza: è stato duro tenere botta a tutto. Il Covid ha costretto i miei figli più grandi, che studiavano fuori sede, a tornare a casa: sulle prime ero contenta ma poi devi fare i conti con i loro sogni infranti... No, non è stato facile.

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