Il lockdown ha cambiato, in peggio, la vita sessuale delle persone

·6 minuto per la lettura

Da un anno e mezzo a questa parte non facciamo altro che scrivere pezzi che raccontano "gli effetti della pandemia su ...". Mai come negli ultimi 18 mesi la psicologia è stata così al centro di tutto, da quando l'abbiamo interpellata per non farci affossare di rabbia e paura di fronte al mondo che cambiava drammaticamente davanti ai nostri occhi, fino ad oggi, che siamo nella fase di conteggio dei danni collaterali. E per una ricerca che ci dice che alla fine non va poi così male e che il timore di veder trascinati gli scompensi da isolamento, quali difficoltà di concentrazione, stress, fatica immotivata, pigrizia, potrebbe essere semplicemente quello, un timore e non per forza la realtà, ne arriva un'altra non altrettanto positiva. E che riguarda un tema a cui s'è spesso alluso, ma senza avere dati concreti a riguardo. Sì, perché se su ambiti più maneggiabili attraverso numeri e cifre, come i posti di lavoro, i licenziamenti, il tasso di disoccupazione, avere delle percentuali (terribili per noi donne, per altro) è piuttosto semplice, per tutto ciò che riguarda la sfera sessuale si fatica molto di più. Oggi, tuttavia, sono usciti i primi risultati di alcune indagini, inglesi ed americane, che miravano a proprio a quantificare la vita sessuale delle persone, in seguito alle misure introdotte in diversi paesi per ridurre la diffusione del coronavirus. La domande che si sono posti i ricercatori, dunque, è stata grossomodo: "abbiamo continuato a fare sesso durante la pandemia?". E la risposta, purtroppo, è molto meno di prima. E la cosa non riguarda solo i non conviventi o i non congiunti o i single, che sono stati, ovviamente, non poco limitati nelle loro possibilità di avere rapporti dalle norme e dai lockdown, ma anche le coppie. E le ragioni sono molteplici, ma, mi viene da dire, abbastanza comprensibili.

Photo credit: zoranm - Getty Images
Photo credit: zoranm - Getty Images

In un recente studio, dunque, pubblicato sulla rivista scientifica The Journal of Sex Research, i ricercatori si sono concentrati sui cambiamenti nel desiderio e nei comportamenti sessuali tra i giovani adulti nel Regno Unito durante il lockdown. Due degli autori dello studio, Liam Wignall, docente di psicologia alla Bournemouth University, e Mark McCormack, docente di sociologia all’Università di Roehampton, hanno descritto sul sito The Conversation il metodo utilizzato e i risultati della ricerca. "I soggetti coinvolti - scrivono - sono 565 persone, tutte tra 18 e 32 anni, volontari reclutati attraverso un sito Internet secondo il cosiddetto “campionamento di convenienza”. A loro è stato chiesto di tenere un elenco di attività che includono i rapporti sessuali, l’autoerotismo e la visione di pornografia, e di riferire eventuali variazioni nella frequenza di tali attività prima e durante il lockdown. Stando alle dichiarazioni raccolte, il totale delle persone che hanno praticato ciascuna di queste attività durante il lockdown è diminuito rispetto a prima. La diminuzione maggiore ha interessato l’attività sessuale con un partner: il 25,5 per cento degli intervistati ha smesso durante il lockdown. Le persone che erano più propense a segnalare un aumento dell'attività sessuale erano maschi, in una relazione seria e se non erano eterosessuali. Abbiamo anche studiato il desiderio sessuale. Nel nostro campione, le donne hanno riportato un desiderio sessuale inferiore rispetto agli uomini, con una significativa diminuzione del desiderio sessuale durante il lockdown, rispetto a prima di esso". Anche il Kinsey Institute, un istituto americano di ricerche sulla sessualità umana presso l’Università dell’Indiana, ha condotto uno studio su un campione di 1.559 persone adulte, interrogate sull’impatto della pandemia sulla loro vita sessuale. Quasi la metà degli intervistati ha riferito sia un calo della frequenza dei rapporti sia un calo dell’autoerotismo. Circa un partecipante su cinque ha poi riferito di aver introdotto nuove pratiche nella propria vita sessuale, come per esempio il sexting

Questo contenuto non è disponibile a causa delle tue preferenze per la privacy.
Per visualizzarlo, aggiorna qui le impostazioni.

E se, come si diceva, per le persone non impegnate in relazioni stabili e a lungo termine, le restrizioni hanno avuto ripercussioni immediate sulle opportunità di uscire e di incontrare altre persone con cui poter avere rapporti sessuali, anche per le coppie le cose si sono fatte decisamente poco sexy. Immaginate, per esempio, due persone abituate ad uscire per andare al lavoro, vestite e volendo truccate, abituate a vedersi la sera, con molta voglia di raccontarsi la giornata o, appunto, non raccontarsi un bel niente in virtù del fare cose, e che di colpo si ritrovano a condividere la casa ogni ora del giorno, nel più fortunato dei casi perché entrambi in smart working, nel più sfortunato perché uno o entrambi rimasti disoccupati, e magari con pure dei figli non più a scuola/calcio/piano/judo, ma a casa, sempre, figli a cui badare, da nutrire, da aiutare con la DAD. Ora, il sesso come e dove lo incastriamo in questo scenario? Se la vita sessuale della coppia era in difficoltà prima, la pandemia l'ha amplificata. Su questo, Kate Moyle, una terapista psicosessuale e conduttrice del podcast The Sexual Wellness Sessions, ha detto al Guardian che "l'ansia generalizzata è arrivata a un livello più alto: ci sono state soprattutto da marzo 2020 a marzo 2021 minacce alla salute, al benessere, al lavoro, all'istruzione o alle cure mediche. Non abbiamo visto per mesi amici o familiari. Questa maggiore ansia può influenzarci all'interno della camera da letto: le persone riferiscono di essere più distratte, o che trovano più difficile vivere il momento, lasciarsi andare al piacere, perché hanno pensieri più invadenti o pensieri automatici negativi ".

"Non siamo abituati a passare tutto questo tempo con i nostri partner afferma Moyle. “Vediamo tutti i lati peggiori del partner, quelli da cui siamo irritati o che riteniamo sgradevoli. Guardiamo chi vive con noi attraverso questa lente negativa, perché non c'è scampo l'uno dall'altro ". E anche se ora siamo più liberi, e si spera che via via lo saremo sempre di più, l'effetto di quell'allontanamento causato paradossalmente da una vicinanza come mai prima potrebbe avere delle ripercussione anche sul presente, che è più leggero e dinamico. Moyle ha sottolineato proprio il fatto che il lockdown e l'eccessiva familiarità che genera va contro il desiderio, che "è innescato da un senso di novità, o dal non sapere cosa aspettarsi". È ciò che la psicoterapeuta Esther Perel ha descritto come coltivare "il tuo giardino segreto", mantenendo un po 'di mistero o spazio. "Se l'intimità cresce attraverso il ripetersi del quotidiano, l'erotismo è intorpidito dalla familiarità", ha scritto in Mating in Captivity, il suo libro sul mantenimento di una vita sessuale appagante in una relazione a lungo termine. Quindi che fare per tornare a gioire della vita sessuale, laddove essa si sia arenata? Moyle propone di iniziare a programmare il sesso: "Abbiamo quest’idea - scrive sul Guardian - che le relazioni e le vite sessuali semplicemente accadano, che non dovremmo nutrirle intenzionalmente, ma non è così. Lo facciamo con tutte le altre cose della nostra vita; perché non dovremmo farlo con il sesso e le relazioni?". E i single, magari ora che sono vaccinati, sentiranno l'effetto big bang e torneranno in pista? Possibile, afferma, ma è anche probabile che il lockdown sia stata "un’occasione per riflettere sulla propria sessualità, sui propri desideri e sui propri bisogni anche in funzione del periodo particolare. Non fare sesso è un’opzione assolutamente valida, soprattutto durante una pandemia, se questo fatto è frutto di una scelta e non crea preoccupazioni né problemi.