Il Mediterraneo e l'ospitalità di PJ Natuzzi, il figlio d'arte che progetta in masseria

Di Paola Carimati
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From ELLE Decor

Aperto alla curiosità, ama il bello e coltiva il suo istinto come leva di successo. Figlio d’arte, Pasquale Junior Natuzzi, PJ per i tanti, tantissimi follower, ha sempre avuto chiaro in mente che avrebbe scalato l’azienda paterna, con determinazione, passo dopo passo, senza perdersi negli stereotipi propri dei figli di papà.

“Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, infine vinci”, inizia con una citazione di Ghandi la nostra chiacchiera. “Mi aiuta a restituire la fatica fatta per inserirmi in azienda”, si evince il ricordo di una gavetta impegnativa. “Ho iniziato nel 2010, sono stati anni difficili, a tratti anche frustranti: nessuno mi ha regalato nulla", confessa con orgoglio. "Non sono un tipo che si arrende, al contrario lotto per mettere a terra i sogni”. Così nel 2013, dopo tre anni di esperienza lungo tutta la filiera produttiva, si inventa il made in Puglia. E il brand si lascia percorrere da un brivido inaspettato: “vivevamo ancora in una dimensione polverosa, grande awareness, ma scarsa identità”. Natuzzi Junior diventa prima direttore della comunicazione, ottenuto l'incarico porta i collaboratori da 6 a 40, disegna una house agency interna e inizia a impostare la sua strategia. Due anni dopo, lo step successivo.

“Quando ho assunto la direzione creativa del marchio ho spostato l'attenzione dal prodotto all'esperienza. Natuzzi vanta un network di circa 300 i negozi controllati nel mondo: ho pensato che ridefinire una strategia di comunicazione per il retail fosse prioritario. Così ho trasformato punti vendita e showroom in spazi teatrali, ragionato sulla dimensione espositiva in termini di scenografia e ridisegnato una visione d’insieme. Il punto di arrivo è rendere il marchio più epidermico”. All’orizzonte nuove aperture e tecnologia: "abbiamo coinvolto Microsoft anche nell’applicazione della realtà aumentata: le nostre showroom diventeranno sempre più luoghi immersivi".

“Mi piace viaggiare, quando posso mi metto in movimento", confida. "Ma poi torno qui: Natuzzi è la sintesi tra mondi lontani e l’amata Puglia”, entra nel merito delle collezioni presentate sotto la sua direzione artistica. “Il mio obiettivo è definire un linguaggio fortemente emotivo. Quello che voglio comunicare, oltre il fatto bene, è una precisa idea di Apulia Lifestyle profondamente legata al Mediterraneo: dalla masseria al Barocco Leccese, dal paesaggio alla matericità. Suggestioni che nutrono la creatività e fanno stare bene le persone”, eccolo qua il living di PJ: semplice e naturale.

“E’ con Marcel Wanders, con il quale ho sviluppato il primo capitolo di questa storia di narrative design, che l’idea ha preso forma”, ricorda PJ. “Per me lui è un dandy giramondo, perfetto interprete del nostro spirito”, sorride ripensando al recente passato pre-pandemia.

“Per me è importante entrare in sintonia con i designer con i quali lavoro”, diversamente la collaborazione non funziona. “La relazione personale, il coinvolgimento, sono fondamentali: dobbiamo condividere amore e passione per il progetto”. Dall’affinità al divano Agronomist il passo è stato breve: la cifra stilistica esprime un’idea di ‘Puglia iconica’ che si nutre di trulli, ulivi, reti di pescatori.

Per The Circle of Harmony, la collezione presentata alla Milano Design City, PJ ha replicato il format aggiungendo alla squadra di creativi nuovi personaggi. “Penso a Paola (Navone) in Harley-Davidson", scuce un sorriso. "La nostra è un’amicizia lontana, alla quale si aggiunge la complicità di Fabio (Novembre), Nika (Zupank) e Marcantonio, persone che mi attraggono”, parla e sorride evocando il suono delle risate. “Persone autentiche, nessuno le manda a dire: prima ci facciamo una corsa nel bosco, poi parliamo, infine progettiamo. Divani, sedute, tavoli e complementi nascono così. In masseria, mediterraneo e ospitalità”, amicizia, capacità di visione, affinità. “Amo le persone che hanno il coraggio di mettersi in gioco, e mi tengo a debita distanza dai bozzettisti”, afferma accarezzando per un secondo la polemica che lascia subito cadere. “Noi pugliesi siamo un popolo di relazione, aperto e ospitale: crediamo negli incontri onesti, contaminarsi vuol amare la diversità”, in questa convinzione il senso del suo lavoro e dei numeri della sua community.

“Se sono generoso? Si, molto. Troppo. Penso di avere un cuore grande. Oggi stiamo vivendo un cambiamento forte, è arrivato il momento di strambare. Invertire la rotta. Per quanto mi riguarda, sarà sempre più l’etica a guidare l’azienda. Noi per esempio non abbandoniamo il territorio, ma vogliamo essere più liquidi e internazionali. Lavorare in smartworking è fondamentale. Come si fa? Con una solida visione manageriale, di delega e organizzazione”. That’s all folks.

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