Il mistero della morte Contessa Vacca Agusta a vent'anni di distanza ha molto da dirci

Di Elisabetta Moro
·3 minuto per la lettura
Photo credit: Maurice ROUGEMONT - Getty Images
Photo credit: Maurice ROUGEMONT - Getty Images

From ELLE

"Le indagini non si fanno in base alle interviste rilasciate ai giornali", è il 2011 e a parlare è il procuratore capo di Chiavari, Franco Cozzi. Il caso della Contessa Vacca Agusta è stato ormai archiviato come "morte accidentale", ma le rivelazioni in proposito (rigorosamente rilasciate a quotidiani e talk show) non accennano a fermarsi: l'ultima novità è che Rocio Zaldivar, l'affascinante ex moglie di Maurizio Raggio accusa il compagno della contessa di averne causato la morte volontariamente. "Francesca è stata spinta da Tirzo dopo una lite", racconta in un'intervista, ma la sua è solo una delle centinaia di diverse versioni dei fatti che si sono susseguite per anni dal 2001 quando Francesca Vacca Agusta è scomparsa dalla sua Villa Altachiara di Portofino, sulla scogliera soltanto un accappatoio e le pantofole da bagno. Il caso della Contessa vacca Agusta ha catalizzato l'attenzione dei media italiani per molto tempo fino a diventare una sorta di reality dal sapore noir dove, ormai, quello che interessava agli spettatori non era più la verità dei fatti, quanto il romanzo che si andava creando.

Francesca Vacca Agusta, vedova del Conte Corrado Agusta, è morta tragicamente a 58 anni l’8 gennaio 2001, precipitando in mare dalla scogliera della sua villa. Il suo corpo è stato ritrovato solo il 22 gennaio sulle spiagge della Costa Azzurra trasportato dalle correnti. Da quel momento, sui media italiani, il mistero è diventato un giallo arricchito dai personaggi che popolavano la vita della nobildonna fatta di lusso estremo, amori passionali, gioielli racchiusi in uno scrigno e poi scomparsi. C'era il suo ex compagno Maurizio Raggio, ristoratore di Portofino e confidente della famiglia Craxi, sospettato di aver trasportato i tesori dell’ex leader socialista all’estero. C'era Susanna Torretta, dama di compagnia, forse migliore amica della vittima o forse solo in cerca di attenzioni. C'era Tirzo Chazaro, l'amante messicano della contessa che quella sera era con lei assieme a Torretta. La contessa forse aveva bevuto, forse aveva anche ingerito dei tranquillanti che usava per combattere la depressione. Secondo gli inquirenti la donna è scivolata accidentalmente oltre il parapetto della villa, ma gli spettatori hanno per anni continuato a nutrirsi di dettagli da libro noir proposti dai talk show come la casa di Portofino maledetta da Tutankhamon perché costruita alla fine dell'Ottocento per George Herbert, l'egittologo che scoprì la tomba del faraone.

Il caso di Vacca Agusta ha inaugurato in Italia l’epoca della cronaca nera presentata in tv come un vero reality show, con interviste, lacrime, rivelazioni, tutto documentato a fare record di ascolti. Sono passati vent'anni, ma i media italiani continuano spesso e volentieri a trasformare le vicende di cronaca nera in epopee dal forte impatto emotivo perpetuando una pornografia del dolore e della violenza che pare non abbia eguali. Secondo uno studio del 2010, infatti, il numero di notizie dedicate alla criminalità nelle reti televisive italiane è decisamente superiore a quello degli altri Paesi Europei. "I Tg italiani si distinguono dagli altri per almeno due aspetti", spiega in proposito il sociologo Ilvo Diamanti coordinatore dell’indagine, "il primo è la 'densità', cioè la presenza costante di notizie 'criminali', con una particolare attenzione per i reati 'comuni'; il secondo è la 'serialità', cioè come alcuni crimini, di notevole impatto, diventino ricorrenti nei palinsesti dei telegiornali e rimbalzino nelle altre trasmissioni, 'trattati e rielaborati' come storie, racconti popolari, veri e propri noir". Del caso della contessa, dopo anni di indagini, resta principalmente questo: il sottile confine tra verità, privacy e rielaborazione mediatica.