Il mistero di Ca' Dario, la casa maledetta tra i canali di Venezia

Di Antonia Matarrese
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Photo credit: ©Di Iain99 - Opera propria, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons
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From Harper's BAZAAR

“Inclinata come una cortigiana decrepita sotto la pompa dei suoi monili”. Con queste parole Gabriele D’Annunzio descriveva la veneziana Ca’ Dario nel suo romanzo Il fuoco. Dipinto più volte in condizioni di luce sempre diverse da Claude Monet, il palazzo nel sestiere di Dorsoduro affacciato sul Canal Grande e costruito nel 1479, si porta dietro una leggenda per cui tutti i suoi proprietari o anche chi vi soggiorna è vittima di morte violenta e di sciagure di ogni tipo. E pensare che, il progetto dell’architetto e scultore Pietro Lombardo, fu voluto da quel Giovanni Dario artefice della pace tra Venezia e i turchi. Ma, i suoi discendenti, vissero nel palazzo per molto tempo senza grandi scossoni.

Photo credit: Public Domain
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Fra Settecento e Ottocento la maledizione di Ca’ Dario, esempio di architettura gotica che sposa elementi decorativi orientali, inizia a palesarsi: un commerciante di pietre preziose armeno finì sul lastrico, lo studioso inglese Rawdon Brown, che restaurò l’edificio, non ebbe abbastanza denaro per la manutenzione e fu costretto a venderlo a un conte ungherese mentre il poeta francese Henri de Régnier, ospite della contessa Isabelle Gontran de la Baume-Pluvinel, si ammalò gravemente. Proprietario non gradito a Ca’ Dario fu sicuramente il miliardario americano Charles Briggs: dopo un lungo viaggio in giro per il mondo, negli anni Sessanta del secolo scorso approda a Venezia. Ma presto verrà invitato a sloggiare sembra a causa della sua omosessualità.

Per arrivare a una morte decisamente violenta fra le mura del palazzo, bisogna rileggere le cronache del luglio 1970 quando il conte torinese Filippo Giordano delle Lanze, collezionista d’arte e d’antiquariato, fu colpito dal suo giovane amante con un pezzo d’argenteria: steso in una pozza di sangue, aveva la testa fracassata. Nel 1985 Ca’ Dario passa all’industriale e finanziere Raul Gardini, poi travolto dall’indagine Mani Pulite. Morirà suicida ma a Milano. Pare che l’unico scampato per tempo alla maledizione di Ca’ Dario sia stato il regista americano Woody Allen: negli anni Novanta ci aveva fatto un pensierino ma cambiò idea. Probabilmente sconsigliato da qualche veneziano doc.