Il mondo degli orologi sta cambiando

Di Matteo Zaccagnino
·3 minuto per la lettura
Photo credit: Rolex/Widmer Cédric
Photo credit: Rolex/Widmer Cédric

From Esquire

Un tempo c’erano i movimenti. Oggi è arrivato il momento dei materiali. La tavola periodica degli elementi sta trovando sempre più spazio nelle manifatture orologiere, impegnate a trovare nuove soluzioni per realizzare soprattutto casse e in alcuni casi anche componenti per i calibri. E così, accanto alle stanze del tempo, quei luoghi dove i maestri orologiai si tramandano una tradizione secolare, ecco che iniziano ad apparire veri laboratori, all’interno dei quali si sperimentano materiali innovativi e all’avanguardia. Una nuova affascinante frontiera nella quale l’industria specializzata ha concentrato i propri sforzi. Le ragioni? Si spiegano in tanti modi. Prima di tutto un orologio s’indossa, e quindi oltre alla precisione e all’affidabilità deve regalare piacevoli sensazioni a livello tattile e fisico. Un gioco di alchimie, è il caso di dirlo, nel quale la materia abbinata alla creatività conquista la scena.

Photo credit: Courtesy Hublot
Photo credit: Courtesy Hublot

E così oltre ai metalli nobili, da sempre patrimonio della cultura orologiera, ecco che iniziano a fare la loro comparsa materiali hi-tech. Come il carbonio, per esempio. Un fronte, questo, dove Panerai ha alzato ulteriormente l’asticella, mettendo a punto il Carbotech, un composito costituito da strati di fibra di carbonio sovrapposti fra loro a orientamento alternato, consolidati a pressione e temperatura controllata con una matrice legante a base di PEEK (Polyether Ether Ketone). Tradotto, vuol dire che a un’estrema robustezza questo materiale abbina un’elevata leggerezza, a tutto vantaggio della portabilità del segnatempo. Sempre la Maison fiorentina si è distinta di recente per avere coniato il Fibratech. Più leggero del 60 per cento rispetto all’acciaio e in grado offrire una maggiore resistenza ai processi di corrosione, questo materiale è formato da fibre di minerali unidirezionali prodotte dalla fusione di roccia basaltica e legate da polimeri in strati alternati fra loro secondo un orientamento voluto, e poi consolidate a un regime controllato di pressione e temperatura.

Photo credit: Rolex/Joël von Allmen
Photo credit: Rolex/Joël von Allmen

C’è poi chi, come Hublot, ha coniato il motto Art of Fusion per sottolineare l’impegno e la visione nel portare avanti un lavoro di ricerca il cui obiettivo è sperimentare nuove soluzioni in termini di materiali. Un approccio dal quale è nato, per esempio, il Magic Gold. Certificato dall’Ufficio di controllo dei materiali preziosi, nasce dall’incontro tra una lega di oro 24 carati e la ceramica. Un mix perfetto che ha permesso di mettere a punto un materiale inscalfibile, il primo al mondo a base di oro, che ha una durezza di quasi 1.000 Vickers e può essere trattato solo col diamante.

E a proposito di ceramica, le proprietà di questo elemento, che è ipoallergenico, più robusto e più leggero dell’acciaio e dell’oro e particolarmente resistente ai graffi, sono diventate l’emblema e il tratto distintivo alla base del successo di alcune case orologiere come Rado, per esempio. Quest’ultima, poi si è anche spinta oltre, brevettando il procedimento di carbocementazione al plasma. In sostanza, le elevate temperature di 20mila gradi ottenute utilizzando un forno speciale innescano una reazione chimica in grado di modificare la composizione della superficie della ceramica, che assume una tonalità grigio metallo unica nel suo genere.

Photo credit: Courtesy Hublot
Photo credit: Courtesy Hublot

Anche i materiali cosiddetti tradizionali hanno subito una radicale evoluzione. In orologeria l’acciaio, l’oro in tutte le sue declinazioni, così come il platino, hanno raggiunto livelli di raffinatezza impensabili solo fino a pochi anni fa. Un fronte, questo, dove i progressi compiuti da Rolex non hanno eguali. La casa di Ginevra si è distinta per aver messo a punto e brevettato per esempio l’Oystersteel che appartiene alla famiglia degli acciai 904L, quelli per intenderci le cui caratteristiche consentono un utilizzo in ambito chimico e aerospaziale. Ma c’è da scommettere che l’alchimia tra materiali e mondo delle lancette riserverà in futuro altre sorprendenti novità.

Questo articolo compare anche nel numero 11 di Esquire Italia in edicola. Un numero dedicato al concetto di tempo in tutte le sue sfaccettature: dall'idea di futuro all'urgenza del presente, dalla celebrazione del passato al tempo misurabile di un orologio da collezione.