Il monologo di Luca Argentero in Doc sulla missione di medici ed infermieri è qualcosa di commovente

Di Monica Monnis
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Photo credit: Stefania D'Alessandro - Getty Images
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From ELLE

Un'infermiera che mette ko Spiderman e Batman. Il genio di Banksy è riuscito a sintetizzare quanto oggi non siano gli Avengers ad avere i super poteri, a sporcarsi le mani per salvare il mondo da un destino implacabile, a meritarsi stima e supporto incondizionato, bensì tutto lo staff sanitario che giorno dopo giorno, polemica dopo polemica, dimostra di meritarsi un posto d'onore nel catalogo Marvel. In questo periodo storico di difficoltà estrema e privazione di tutto ciò che è unione e vicinanza, è proprio il personale medico a farci credere nella forza e nella capacità di solidarietà e compassione dell'essere umano, facendo di tutto per salvare vite e mettendo a repentaglio la propria. E così, anche il bellissimo discorso di Luca Argentero in Doc-Nelle tue mani sulla missione di medici e infermieri diventa una sorta di omaggio alla loro abnegazione, dedizione e spirito di sacrificio per una professione che molto più di un lavoro e che oggi più che mai siamo obbligati a ricordare e celebrare.

"Ci siamo noi, e c'è quella grandissima stronza della morte. Ci sono giornate come questa dove sembra inarrestabile lo so. Però non è così, perché ci siamo noi", dice nella fiction del giovedì sera il dott. Andrea Fanti interpretato da Argentero al suo staff, in un discorso/monologo che per l'universalità dei contenuti si è staccato dalla plot narrativo per vivere di vita propria guidato dall'hashtag #nonoggi. "Tutti i libri che abbiamo letto, tutto lo studio, la pratica, la teoria, è servito tutto a guardarla in faccia e a dirle non oggi. Non importa quanto siano disperate le condizioni di un paziente. Non oggi", continua regalando al pubblico un assolo che può considerarsi una nuova versione del Giuramento di Ippocrate, "Non importa se neanche i pazienti ci credono più. Non oggi. Qualcuno di noi cederà, altri reggeranno bene alla pressione ma non importa. Noi oggi dobbiamo aiutarci. Qualunque cosa si debba fare, qualunque sia la vita che aspetterà i pazienti da oggi in poi, voi dovete ricordarvi sempre perché siamo qui. Per metterci in mezzo tra i pazienti e la stronza. Questo è essere medici". Wow.

Digressione necessaria sulla querelle imbastita su twitter da Beppe Fiorello, che senza fare nomi (ma è tutto chiarissimo) sottolinea il successo della sua fiction Gli orologi del diavolo, "una serie coraggiosa che non si avvale di modelli narrativi rassicuranti" e che, prendendo in prestito le parole di un articolo di Repubblica, "nonostante l’assenza di ospedali, medici, infermieri e storie di corsia, è buona alla partenza" (riferimento NON puramente casuale che ha portato Argentero a rispondere alla frecciatina, vedi qui sotto). Una serie che forse è davvero "rassicurante" e deve ringraziare all'infinito gli spunti di mostri sacri come ER, Dr. House e Grey's Anatomy, ma che ad oggi ha un valore in più. Di celebrare il lavoro di una categoria con un medical drama in una tv che si intreccia al nostro vivere e diventa visione condivisa. Non consolazione ma stima. Polemiche sterili? #Nonoggi.