Il motivo per cui molti non si fideranno del vaccino per il Covid-19, quando arriverà

Di Enrico Pitzianti
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Photo credit: NATALIA KOLESNIKOVA - Getty Images
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La salute pubblica non dovrebbe essere un terreno di lotta politica, ma lo è diventata. Soprattutto negli Stati Uniti, il vaccino per il nuovo coronavirus, che causa la Covid-19, non appena finalmente arriverà a essere distribuito, rischierà di non sembrare affidabile per una larga parte di popolazione.

Il problema esisterà non solo per chi, impaurito o complottista, deciderà di non vaccinarsi, ma anche per tutti coloro che non potranno farlo perché immunodepressi o afflitti da altre patologie. I vaccini funzionano davvero solo se sono in tanti a farli, da questa larga maggioranza viene la cosiddetta "immunità di gregge", ma questo meccanismo, questa volta, rischia di saltare.

A partire da maggio la cosiddetta "Operation Warp Speed", negli Stati Uniti, aveva come obiettivo di produrre e distribuire oltre 300 milioni di dosi di vaccino per la Covid-19, la data di scadenza era gennaio 2021. Ma nel frattempo l'antivaccinismo cresceva e lo fa ancora adesso: la presenza online di gruppi, soprattutto su social network come Facebook, che sostengono (senza prove, ovviamente) che i vaccini sono dannosi, o ancora peggio che sarebbero una cospirazione delle case farmaceutiche o di chissà quale gruppo di potere, cresce a dismisura.

Gli effetti della crescente sfiducia nel mondo della scienza si vedono già da ora: virus che erano diventati rari, come quello che causa il morbillo, hanno ora creato nuove, limitate, epidemie proprio a causa del calo dei tassi di vaccinazione. In questo momento, quindi, è giusto chiedersi: il movimento anti-vaccini potrebbe davvero sabotare l'arrivo del vaccino per la Covid-19? E la risposta, purtroppo, è che il rischio esiste eccome.

Stando a una stima firmata da Talha Burki, e pubblicata sulla rivista scientifica Lancet, la comunità antivaccinista sui social network dal 2019 a oggi ha visto un aumento di 7,8 milioni di utenti.

Photo credit: JEFF PACHOUD - Getty Images
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Il problema è che la pandemia ha fatto sì che la propaganda politica inglobasse aspetti che, fino a qualche tempo fa, erano percepiti come esclusivamente "tecnici", slegati cioè dalle ideologie. Oggi, e questo è un fatto particolarmente evidente negli Stati Uniti, anche il semplice uso della mascherina è percepito come un simbolo di appartenenza politica. La sfida tra Trump e Biden per la presidenza ha dimostrato plasticamente questa differenza: i comizi di Trump sono stati affollati e senza alcun riguardo per il distanziamento sociale, mentre in quelli di Biden spiccavano i cerchi bianchi disegnati a terra per segnalare le postazioni dei pur pochi invitati. Una differenza di sostanza, che è però anche una differenza di forma, cioè un modo diverso di comunicare e di esprimere un giudizio politico su come va affrontata la situazione attuale.

Un recente studio pubblicato dal "Journal of the American Medical Association Network Open" mostra come l'atteggiamento dei cittadini statunitensi verso la vaccinazione per la Covid-19 diminuisce a fronte della politica che include questo tema tra quelli ideologici e divisivi. Scrivono i ricercatori tra le conclusioni che "in questo studio [...] le idee politiche legate al vaccino sono associate alle dichiarazioni di scelta di un ipotetico vaccino Covid-19 e alla disponibilità a ricevere la vaccinazione".

C'è di più: una rielezione di Donald Trump farebbe diminuire le probabilità che gli statunitensi si vaccineranno, mentre un'elezione del suo sfidante, Biden, migliorerebbe la situazione, ma di poco.

Come racconta un recente articolo firmato da Sarah Kreps e Douglas L. Kriner la politica ha già influito sulle vaccinazioni in passato, con risultati negativi: durante la sfida politica per la rielezione nel 1976, il presidente Ford promosse molto energicamente la vaccinazione di massa contro l'influenza suina, ma la pandemia influenzale non ci fu e il vaccino ebbe serie controindicazioni, come le centinaia di casi di sindrome di Guillain-Barré. Quell'episodio minò pesantemente la fiducia dell'opinione pubblica nei vaccini, e probabilmente è sulla base di questa sfiducia ereditata dal passato, insieme alla disinformazione e le storture comunicative complottiste, che prende vigore l'attuale antivaccinismo.

Quello che possiamo, e dobbiamo, chiederci noi europei è se e quanto la situazione statunitense possa essere paragonata alla nostra. Va tenuta in considerazione anche la crisi economica, che insieme a quella nella fiducia di esperti e scienziati, rischia di peggiorare lo scenario. Se davvero per tutte queste ragioni l'antivaccinismo dovesse progressivamente acquisire forza il vaccino non sarà una soluzione all'attuale crisi, nemmeno se sarà perfettamente efficace.