Il Napoli di Maradona: il Dio profano di un popolo di tifosi

Chiara Gullone
·2 minuto per la lettura

Diego Armando Maradona è un personaggio, prima ancora che un calciatore, che non ha bisogno di presentazioni, un simbolo controverso che ha animato per anni il panorama calcistico con le sue giocate da fuoriclasse assoluto ma che ha anche adombrato la sua figura con scelte di vita prese fuori dal campo, e che purtroppo talvolta ha trascinato anche al suo interno. Un’icona di questo calibro non può non possedere lati in luce e in ombra, raccontati con la fermezza del fanatismo e con la fisima del tabù. Ma Maradona, tra le decine di realtà che ha rappresentato, è stato anche Napoli. Ed è proprio a Napoli che si è fatto rappresentante e portavoce degli ultimi, degli strati più bassi della periferia, di un sud Italia spesso ingiuriato dal razzismo e dalla discriminazione.

FBL-ITA-ARG-MARADONA-OBIT | CARLO HERMANN/Getty Images
FBL-ITA-ARG-MARADONA-OBIT | CARLO HERMANN/Getty Images

7 anni tinti di azzurro in cui ha lasciato ogni parte di se, sia buona che cattiva, e che ancora oggi sono vivide tra i vicoli e le strade della città. Nei bar e nei rioni, dai murales dei quartieri spagnoli agli altarini nelle caffetterie, tutto ispira aria di calcio argentino e mito, perché Maradona dalle strade di Napoli non se ne è mai andato, anzi, è ben radicato nelle fondamenta partenopee e si estende un pò a tutto il meridione. Cresciuto nel barrio e arrivato fino all’acme, Maradona era un agitatore delle folle, un talento inestimabile che spostava i baricentri del calcio mondiale con una firma su un contratto, e quando scelse il Napoli subito dopo le due stagioni al Barcellona, il San Paolo aveva tutti gli occhi puntati su di sé. Maradona ridiede stabilità, sicurezza a soprattutto orgoglio ad una squadra ma ancor di più ad una tifoseria e un popolo che durante gli anni 80 e 90 aveva visto un ordinario razzismo infiltrarsi in ogni cellula del meridione, un male iniquo che consumava la dignità del popolo sudista, vittima di un divario ideologico ancor prima che materiale.

TOPSHOT-FBL-ITALY-ARGENTINA-MARADONA-DEATH | CARLO HERMANN/Getty Images
TOPSHOT-FBL-ITALY-ARGENTINA-MARADONA-DEATH | CARLO HERMANN/Getty Images

Oltre al calcio, oltre al talento incontestabile, c’era molto altro, la classifica del campionato era satura e quando per la prima volta nel 1987 il Napoli riesce a conquistare il primo scudetto, la consacrazione è ormai arrivata. Non è facile comprendere il meccanismo che anima lo spassionato amore dei tifosi per Diego, ormai patrono profano della città, bisogna immergersi in un clima di attrito, resistenza e dissapore che serpeggiava in quegli anni, e che Maradona non è mai riuscito a spegnere, come avrebbe potuto. Ma è riuscito in parte a soffocarlo, dando a Napoli ciò di cui aveva bisogno, fiducia e credibilità.

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