Il nuovo Film di Fabrizio Bellomo è un viaggio nelle architetture abbandonate d'Italia

Di Alessia Musillo
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Photo credit: Fabrizio Bellomo
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Il curatore visivo Fabrizio Bellomo torna sul grande schermo con Film, il documentario dal titolo tautologico in concorso al Torino Film Festival - la kermesse (quest'anno online) della città sabauda in programma dal 20 al 28 novembre. Come un diario per immagini, il racconto visivo stringe e allarga su un concetto cardine della nostra società: la Fabbrica Diffusa.

Photo credit: Fabrizio Bellomo
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Il docu-film è un saggio che fa di una ricerca pragmatica e decennale, attraverso luoghi e architetture abbandonate e talvolta rivisitate in ambito culturale, una narrazione sul tema del lavoro e della costruzione. Accanto a Bellomo si viaggia da Ferropolis (in Germania) - "una ex-miniera dove si utilizzavano macchinari enormi, cingolati; una fabbrica mobile oggi parco di archeologia industriale dove si tengono festival musicali", ci ha raccontato il regista - fino al Carroponte di Sesto San Giovanni, nella periferia nord di Milano oltre il confine urbano segnato dalle Colonne d'Ercole dell'Hangar Bicocca. Sede della prima opera firmata Bellomo, oggi simbolo della cultura e della musica che ha bisogno di respirare in uno spazio ampio, il parco archeologico industriale ex-Breda è anche un pezzo di storia della produzione meneghina. In Film si va anche alle ex acciaierie Scianatico di Bari, abbandonate dal 1995, e poi a Lumezzane, la "Città Officina" nel bresciano. "Il documentario si chiude fra la rotonda, chiamata dogana, di Tirana e Kragujevac in Serbia, ovvero la sede della Fiat Automobili Srbija dove dal 1955 si assemblano le macchine destinate al mercato automobilistico dell'Europa dell'Est", ci ha raccontato Fabrizio Bellomo. Gli altri luoghi del documentario sono quelli oltre lo schermo, attraverso la tv serba, albanese e il Web. Così varchiamo la soglia di architetture che perdono la loro funzione originaria e si riadattano alla contemporaneità: "è come se le architetture fossero dei frutti a cui togliamo il succo e di cui resta la buccia".

Photo credit: Fabrizio Bellomo
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Altro tema centrale è la trasformazione del mondo del lavoro: da quello manovale a quello digitale, attraverso similitudini e differenze. Si riprende il concetto di Fabbrica Diffusa: "Trattandolo, do una coscienza all'attività dello smart working attraverso cui, in particolare in questo periodo, è ancora più evidente l'automizzazione della fabbrica. Non c'è bisogno di stare nello stesso luogo per lavorare a un processo di produzione, però il concetto della fabbricazione rimane lo stesso" ha spiegato Bellomo.

Photo credit: Fabrizio Bellomo
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"Film è un grande patchwork. Mentre mi occupavo di installazioni artistiche, documentavo tutti i luoghi che visitavo attraverso video o appunti. Per esempio, da una conferenza stampa che ho organizzato al Carroponte durante gli anni di nascita di Macao a Milano, ho registrato il dialogo fra i fondatori del centro sociale e gli operai dell'ex Industria Breda. La testimonianza è oggi parte di Film". Fra poesie, performance, vecchi film, sport della tv jugoslava e balletti russi, la mano dell'artista multicodice barese si declina in un viaggio attraverso il concetto di Fabbrica, passando dal riadattamento delle architetture - capaci ancora di "vivere il loro momento spettacolare".

www.torinofilmfest.org/it/