Il nuovo orientamento della comunità scientifica va verso la “normalizzazione”

·2 minuto per la lettura
L'immunità di gregge è impossibile da raggiungere
L'immunità di gregge è impossibile da raggiungere

L’immunità di gregge è un valore che ormai sarebbe praticamente impossibile raggiungere. La spiegazione di quella che sembra una vera “condanna” sta in alcuni dati scientifici che sono emersi via via che la lotta alla pandemia entrava nel secondo anno e si arricchiva di nuovi particolari. Vediamo quali. L’obiettivo perseguito dalle nazioni del mondo è stato fissato in maniera generale, mainstrem diciamo. E cioè quello di raggiungere tutti una soglia teorica utile a sconfiggere il coronavirus. Quella soglia è rappresentata dalla immunità di un numero di persone così alto in ogni singolo sistema complesso da impedire praticamente al virus di potersi muovere e rimbalzare. Un pò come in una immensa stanza senza uscite.

L’immunità di gregge e le vaccinazioni

Questo fattore è legato ovviamente in maniera principale agli sforzi delle campagne vaccinali . La realtà però ci consegna un altro scenario, che è quello di una graduale convivenza con un virus endemico. Attenzione: questa seconda via porterà anch’essa ad un pieno recupero della normalità, solo che alla stessa ci si arriverà con meccanismi diversi. Sta di fatto che l’idea per cui un numero sufficiente di persone alla fine otterrà l’immunità a Covid per bloccare la maggior parte della trasmissione inizia ad apparire improbabile. La soglia in questione infatti è raggiungibile solo con alti tassi di vaccinazione. Da questo punto di vista le stime più accreditate ponevano la soglia al 60-70% della popolazione immunizzata. Il problema è che a distanza di più di un anno qualcosa è cambiato.

Cosa è cambiato a febbraio

Per la precisione a febbraio, quando il data scientist indipendente Youyang Gu ha cambiato il nome del suo popolare modello di previsione Covid – 19 da “Path to Herd Immunity” a “Path to Normality”. Dall’immunità alla normalità dunque, e innanzitutto per un fattore nudo e crudo: le vaccinazioni sono esitanti in quasi tutte le nazioni, le varianti non sono ancora state studiate al punto da certificarle come innocue. Inoltre le vaccinazioni pediatriche sono ancora in fase sperimentale. I bambini sono parte attiva e congrua della popolazione e parte attivissima della catena di trasmissione. Ergo se non si interviene su di loro il concetto di immunità di gregge, da un punto di vista scientifico, è una chimera.

Un’analisi condivisa da molti

E le analisi di Gu sono condivise dalla più parte della comunità scientifica. Come ad esempio Lauren Ancel Meyers, direttore esecutivo dell’Università del Texas ad Austin. “Ci stiamo allontanando dall’idea che raggiungeremo la soglia dell’immunità di gregge e poi la pandemia scomparirà per sempre. Quando sorgono nuove varianti e l’immunità dalle infezioni potenzialmente diminuisce, potremmo trovarci mesi o un anno lungo la strada ancora a combattere la minaccia e dover affrontare futuri picchi”. Questo cambiamento di approccio è specchio fedele delle sfide poste dalla pandemia. Ovviamente non mette in discussione l’enorme aiuto dato dalla vaccinazione.