Il passaggio di Luigi Di Maio

Pietro Salvatori
di maio

È il passaggio di Luigi Di Maio all’età adulta. È quando dopo i quaranta minuti del discorso delle dimissioni si toglie simbolicamente la cravatta che sancisce la fine di un’era. Per quanto lo riguarda, almeno. Per il Movimento 5 stelle si vedrà. Il ragazzo di Pomigliano arrivato in fretta e furia sulla sommità del Palazzo esce dal fortino, si libera dai sacchetti di sabbia quotidianamente portati dai suoi per difendere la trincea, e si butta nel mare aperto e incognito del confronto politico.

Nella centralissima piazza di Pietra a Roma, dentro al Tempio di Adriano, il pretesto che riunisce tutti i big pentastellati è la presentazione dei facilitatori regionali. È un segreto di Pulcinella. Tutti gli accorsi, ministri, staff, parlamentari plaudenti, stampa, sono lì per le dimissioni del capo. La scenografia è quella ormai consueta per i 5 stelle, linee semplici, colori netti, slogan d’ordinanza e il solito tentativo neolinguista, tra “facilitatori” e “team del futuro”.

Il dimissionario arriva un’ora dopo. Lima fino all’ultimo il discorso: “Per la sua importanza ho deciso di leggerlo. Ci ho iniziato a lavorare un mese fa”. Un parlamentare ridacchia: “Ma se praticamente l’ha costretto Grillo”. L’attesa è ingannata da un simpatico video che racconta gli altri partiti in una dinamica tra capi-latifondisti e militanti-mezzadri e i 5 stelle quali giardinieri, e vabbè. Si alternano sul palco alcuni membri della segreteria, da Paola Taverna a Enrica Sabatini. Emilio Carelli in veste di presentatore non si nasconde dietro un dito, parla chiaramente del passo indietro.

Quasi immediatamente tutto si trasforma in una sorta di funeral party, con una salva di applausi alla memoria. “Guardali – commenta un uomo vicino al ministro degli Esteri – Sono tutti contenti. Ora applaudono, poi vorranno un selfie. Sepolcri imbiancati”.

 

“Ho portato a termine il mio compito”, esordisce Di Maio. Una scelta sofferta, una voce che trema....

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