Il personale medico italiano è stato candidato al Nobel per la Pace, e non potremmo essere più fieri

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Sono 329 i candidati che nel 2021 potranno ambire al premio Nobel per la Pace: 234 individui e 95 organizzazioni. Un numero incredibilmente alto che conferma l'eccezionalità di un anno segnato da un'imprevedibile pandemia, che ha costretto il mondo intero a fermarsi. Tra i centinaia di aspiranti che l'8 ottobre potrebbero ricevere a Oslo il prestigioso riconoscimento, spicca una categoria di persone senza la quale non avremmo potuto far fronte all'emergenza sanitaria del 2020: "il corpo sanitario italiano". Ad avanzare la candidatura, poi accettata dall'Accademia svedese, la Fondazione Gorbachev, un'associazione piacentina che organizza i Summit Mondiali dei Premi Nobel per la Pace, e che per questa edizione, che tiene conto delle candidature presentate entro il 31 gennaio 2021, ha ritenuto giusto proporre il personale sanitario italiano.

Photo credit: FilippoBacci - Getty Images
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"Medici, infermieri, farmacisti, psicologi, fisioterapisti, biologi, tecnici, operatori civili e militari tutti, che hanno affrontato in situazioni spesso drammatiche e proibitive l’emergenza Covid-19 con straordinaria abnegazione, molti dei quali sacrificando la propria vita per preservare quella degli altri e per contenere la diffusione della pandemia – recita la motivazione presentata dall'associazione, secondo la quale – il personale sanitario italiano è stato il primo nel mondo occidentale a dover affrontare una gravissima emergenza sanitaria, nella quale ha ricorso ai possibili rimedi di medicina di guerra combattendo in trincea per salvare vite e spesso perdendo la loro". L'iniziativa ha raccolto il plauso di molti utenti, che tuttavia non hanno mancato di fare notare come un adeguamento dello stipendio dei lavoratori del Servizio sanitario nazionale sarebbe il modo migliore per dimostrare la propria riconoscenza verso un settore che negli ultimi decenni è stato sempre più oggetto di accorpamenti, ridimensionamenti e tagli del personale.

Photo credit: David Ryder - Getty Images
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Medici e infermieri non sono però le uniche categorie che si vorrebbe premiare con il Nobel per la Pace. Tra i candidati spiccano anche i nomi di altre famose organizzazioni come il movimento Black Lives Matter, le cui proteste per la morte di George Floyd nel maggio 2020 hanno guadagnato le prime pagine dei giornali di mezzo mondo, accrescendo la sensibilità verso un tema talvolta sottovalutato come la discriminazione razziale. Tra i nomi più ricorrenti c'è naturalmente anche quello dell'Organizzazione Mondiale della Sanità per il ruolo svolto durante la pandemia. Decisamente più scarsa la possibilità di vincere per Covax, l'Organizzazione per l'equità dei vaccini sponsorizzata dalle Nazioni Unite che finora ha incontrato diverse difficoltà nella diffusione dei vaccini nei Paesi più poveri del mondo.

Photo credit: Omar Marques - Getty Images
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Secondo Henrik Urdal, direttore dell'Istituto di ricerca della pace di Oslo, che ogni anno pubblica la sua personale shortlist dei candidati più probabili, potrebbero avere più chance Reporters sans frontières (Rsf) e il Comitato per proteggere i giornalisti (Cpj), per il loro "importante lavoro di campagna per una migliore regolamentazione della diffusione dei contenuti giornalistici da parte delle piattaforme online, esortando le piattaforme ad adottare misure per promuovere una segnalazione affidabile". Altre due papabili candidate potrebbero essere la leader dell'opposizione bielorussa in esilio Svetlana Tikhanovskaya, che lo scorso anno ha avuto il coraggio di sfidare in modo non violento il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, e Patricia Espinosa, segretaria esecutiva della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc), per il suo "contributo inestimabile alla costruzione della 'fraternità tra le nazioni' di fronte a una pressante minaccia globale".

Sanità, clima, informazione. Oggi i tempi sono cambiati: la pace non passa più solo attraverso la politica e ogni settore può diventare a propria volta strumento di pacificazione tra i Paesi. Ne è prova l'esito dell'ultima edizione, dove ad aggiudicarsi il Nobel fu il Programma alimentare mondiale promosso dall'agenzia dell'Onu.

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