Il potere terapeutico delle commedie è un fatto e ha a che fare con la cinematerapia

Di Carlotta Sisti
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Photo credit: JGI/Jamie Grill - Getty Images
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Una frase che una persona con cui vivo (che è della Vergine cosa che fa sì che per lui il ripetere un concetto allo sfinimento non sia minimamente un problema) diceva piuttosto spesso è che "non ci sono più le belle commedie di una volta". Il riferimento, un po' "okay, boomer", erano gli anni Novanta, periodo nel quale, in effetti, ci fu un bombardamento soprattutto di romantic comedy, con Meg Ryan e Julia Roberts regine assolute, ma ben accompagnate da Cameron Diaz, Kate Hudson, Drew Barrymore solo per citarne alcune. Poi qualcosa è cambiato all'inizio del secondo millennio, con le grandi eccezioni de La rivincita della bionde, del 2001, con un'altra campionessa del genere che è Reese Whiterspoon, e il cult Mean Girls, e quel qualcosa è il tocco più "indie", più intellettuale che regista come Wes Anderson e Sophia Coppola hanno instillato, dando vita al "dramedy" E in Italia? Beh, le cose non sono andate molto diversamente, con gli anni Novanta che hanno visto il boom di Pieraccioni ed Aldo, Giovanni e Giacomo e il loro umorismo più semplice, immediato, e il 2000 che con Paolo Virzì (one love) Giovanni Veronesi, il Luca Maniero di Benvenuti al Sud e regista anche della nuova mini serie Sky intitolata Cops - Una banda di poliziotti e il compianto Mattia Torre di Figli, ha dato nuova linfa alla commedia, da ridere ma con affondi nel mondo interiore che è sempre un groviglio problematico, o con squarci sulla società e i suoi demoni. E volendo analizzare il genere con una prospettiva psicologica, ecco che l'effetto sullo spettatore cambia, pur mantenendo un quel beneficio che gli esperti incasellano nella "cinenterapia". Le commedie, insomma, fanno bene, e pure tanto, che esse siano più basiche o con una maggiore attenzione all'emotività o al messaggio sociale. Il cinema come strumento psicoterapeutico offre, come vedremo, molteplici benefici e per questo, viene sempre più utilizzato dai professionisti della salute.

Secondo Bruce Skalarew, psichiatra e psicanalista co-presidente del Forum for Psychoanalytic Study of Film, la cineterapia segue gli stessi canali della biblioterapia, cioè l’utilizzo dei libri e della lettura nella pratica clinica. Skalarew definisce la settima arte come strumento prezioso per aiutare a migliorare la salute mentale e per questo considera questo mezzo terapeutico come un buon complemento di quelli tradizionali. Ed ancora, la psicoterapeuta tedesca Birgit Wolz , che organizza sedute di cineterapia on line, spiega che il cinema come strumento psicoterapeutico permette allo psicologo di trovare un supporto nelle immagini, nella musica, nel tono, nei personaggi, negli ambienti e negli elementi teatrali. Inoltre, ha il potere di facilitare la comprensione di se stessi e realizzare ciò che definisce “scarica emotiva”. In ultima istanza, quest’arte, dice, aiuta a cambiare le nostre abitudini e a evolvere. “La cineterapia - ha scritto in un articolo in tema - può essere un potente agente catalizzatore per guarire e far crescere chi è aperto alla possibilità di apprendere in che modo i film ci condizionano e di cercare di vedere certi film con un’attenzione reale”.

Uno studio dell’Università del Michigan ha evidenziato come la visione di film romantici e divertenti, come Insonnia d'amore con Meg Ryan e Tom Hanks, vada ad aumentare il progesterone che mette in circolo emozioni positive, mentre vedere film estremamente duri dove si fa riferimento alla conquista del potere come ad esempio Il Padrino generalmente può aumentare o diminuire il testosterone a seconda dell’immedesimazione nelle esperienze di vittoria o di sconfitta. Anche in Italia si sono mossi i primi passi in questo nuovo campo con la nascita, nel 2013, di Medicinema (già usato in diverse strutture, dal Gemelli di Roma al Niguarda di Milano) che utilizza proprio il genere della commedia come elemento evasivo e di distrazione, che diventa una “cura” per alleviare la sofferenza fisica e mentale. Fulvia Salvi, fondatrice del progetto spiega che il cinema ha un grande potenziale palliativo, e diverse ricerche scientifiche internazionali lo dimostrano. Secondo le neuroscienze la visione su grande schermo produce un "effetto pausa", diminuendo la percezione del dolore. Sono documentati effetti positivi sul modo in cui il paziente affronta la malattia e le terapie: si attiva un processo di sospensione della sua condizione di disagio, quasi un naturale anestetico, che aiuta i tempi di guarigione e facilita l’azione delle necessarie terapie mediche”.

Ma quali sono, infine, i film più terapeutici di sempre, che si abbia una condizione clinica o semplicemente bisogno di rilassarsi, scacciare l'ansia, il malumore? Ecco un elenco utilissimo, fatto da Recreation Therapy: About a Boy, Priscilla, regina del deserto, The Breakfast Club, Fratello Sole, Sorella Luna, Forrest Gump, Quattro matrimoni e un funerale, Litte Miss Sunshine, Mona Lisa Smile, French Kiss. Consiglio di chi scrive: The Rocky Horror Picture Show uber alles.