Il problema dei casi di Covid-19 di lungo termine, quando i sintomi durano un mese o più

Di Andrea Signorelli
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Photo credit: Sergei Savostyanov - Getty Images
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A oggi, in Italia ci sono oltre un milione e 200mila casi positivi al Covid-19. Di questi, tra i 12mila e 120mila hanno accusato – indipendentemente dalla gravità – sintomi anche per più di tre mesi. Sono coloro i quali hanno subito conseguenze durature dopo aver contratto il Covid 19, che in questi casi viene infatti definito “di lungo termine”; in inglese noto più semplicemente come Long Covid.

È un tema che si conosce ancora poco, come dimostra anche la vaghezza dei dati disponibili: secondo BBC Science, il Long Covid colpisce il 10% dei positivi; stando ad altre fonti, questa sarebbe invece la percentuale di chi avverte sintomi dopo un mese, mentre solo nell'1 o 2% dei casi i sintomi persistono fino e anche oltre i tre mesi.

Una durata estremamente superiore a quella più comune, in cui i sintomi – quando avvertiti – non durano più di tre settimane e in alcuni casi possono svanire anche dopo pochi giorni. Superato il mese, si rientra nella categoria del Covid di lungo termine, i cui sintomi persistenti, comunque, nella maggior parte dei casi non sono gravi e si risolveranno col tempo senza lasciare tracce.

“Respirazione affannosa, spossatezza, tosse, mal di testa, diarrea e cattivo umore sono i sintomi avvertibili in questa fase e che ci aspettiamo che possano gradualmente migliorare”, ha spiegato proprio a BBC Science il dottor Matthew Knight, specialista in medicina della respirazione. Non tutti, purtroppo, se la cavano con poco. Una parte di coloro i quali stanno fronteggiando il Covid di lungo termine presentano patologie organiche causate proprio dal virus: lesioni ai polmoni, danni al muscolo cardiaco e anche danni neurologici. Si tratta comunque di una piccola minoranza dei pazienti che convivono da lungo tempo col virus.“Nella maggior parte dei casi i pazienti con il Long Covid testimoniano soprattutto di avvertire spossatezza, ma anche respiro affannoso, diarrea e altro”, spiega sempre Knight. “Questi pazienti hanno radiografie normali e superano senza problemi i test polmonari. Nessuno però è in grado di dire quale sia la causa dei loro sintomi”.

Photo credit: Peter Kovalev - Getty Images
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Non è l’unico aspetto poco chiaro. Per esempio: chi sviluppa il Covid di lungo termine è ancora contagioso anche dopo mesi? E chi rischia di prenderlo con più probabilità? Per quanto riguarda questo secondo aspetto, è ormai dimostrato che il Covid di lungo termine ha più probabilità di colpire le persone che hanno avvertito sintomi sufficientemente gravi da richiedere l’ospedalizzazione, così com’è più probabile che lo contragga chi ha già altre malattie pregresse.

Gli specialisti però sono rapidi ad avvertire che chiunque – indipendentemente da età, etnia, gravità dei sintomi avvertiti, ecc. – può contrarre il Covid di lungo termine. A complicare ulteriormente il quadro è il fatto che in alcuni casi si parla di Covid a lungo termine (che lascia intendere che si sia ancora positivi al virus), mentre in altri casi si parla di sindrome post-Covid (o anche “sindrome post-Covid acuto"), che fa invece pensare che quelle avvertite siano conseguenze durature successive al virus. Una distinzione non da poco.

Il problema è che, sottolineano gli esperti, fino a oggi non c’è ancora stato modo di studiare a sufficienza questo fenomeno, poiché le ricerche si sono concentrate sulle cure e sul vaccino. Addirittura c’è chi, come – come il National Institute for Health Research britannico – ipotizza che esistano quattro forme diverse di Covid di lungo termine.

Nel primo caso, si tratta in realtà non di Long Covid, bensì dei danni causati dalla malattia e che persistono a lungo anche dopo la guarigione (è il caso per esempio dei danni ai tessuti); in altri casi si tratterebbe di una sindrome da post-terapia intensiva, che provoca spossatezza e non solo; altri pazienti starebbero invece affrontando la sindrome da fatica post-virale (che si presenta soprattutto sotto forma di insonnia e disturbi muscolari) e solo l’ultimo di questi quattro casi consisterebbe effettivamente nella persistenza di sintomi direttamente legati al Covid.

Non è tutto: alcuni pazienti potrebbero star affrontando più di una di queste quattro tipologie contemporaneamente; inoltre è stato testimoniato come, in alcuni casi, le condizioni fossero altalenanti: a una sensazione di guarigione seguiva poi il riaffioramento di sintomi. Le certezze sul tema sono però ancora molto poche: prima di avere un quadro definito sul Covid a lungo termine – e più in generale su quali siano gli effetti persistenti per chi ha contratto questa malattia nelle sue forme più gravi – saranno necessari altri studi e parecchio altro tempo.