"Il profumo racconta il modo in cui vogliamo sedurre": Frédéric Malle in esclusiva per Elle

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Photo credit: courtesy photo
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C'è un quadro del 1910 che ritrae una giovane donna immersa nella giungla. Posa languida su un divanetto di velluto scarlatto, coperta solo da due lunghe trecce brune, mentre la melodia di un pifferaio indigeno sembra risvegliare la natura lussureggiante che la circonda. Quella del dipinto è la giungla di un sogno, Le Rêve che dà il titolo all'opera di Henri Rousseau, che nei suoi 66 anni di vita non solo nella giungla non ci è mai stato, ma non è neanche mai uscito dalla Francia. Sul tavolo di Frédéric Malle, quando lo incontriamo a Parigi in occasione del lancio del suo nuovo profumo - Synthetic Jungle - campeggia proprio un volume delle opere di Rousseau. E la connessione è presto svelata.

Photo credit: Fine Art - Getty Images
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Quella immaginata dal profumiere francese insieme al naso Anne Flipo, ultima guest in ordine cronologico della sua collezione Editions Frédéric Malle, è una giungla altrettanto immaginaria, onirica; in una parola: sintetica. Al primo sguardo, un ossimoro semantico. Come può una giungla, paradiso naturale par excellence, essere definita "sintetica", ovvero "ottenuta per sintesi, non proveniente dall’elaborazione di organismi animali o vegetali, talora sinonimo di artificiale" (Treccani)? La risposta è più semplice del previsto: "Le persone pensano che i profumi a base vegetale siano naturali, in realtà le sostanze per essere distillate sono 'cucinate', e quindi sintetizzate", ci spiega Malle.

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Le sostanze che prendono vita nella sua nuova fragranza sono un mélange luminoso di basilico, giacinto, mughetto di valle, gelsomino naturale e olio di Ylang Ylang, modernizzato da ribes nero sintetico, acetato di stiralile, Chypre, cuoio e patchouli. Per metterlo a punto, Malle e Flipo si sono ispirati agli Anni 70 - "una decade ottimista, ricca di invenzioni, design, plastica, club" - e per realizzarlo ci sono voluti 14 mesi, durante i quali i due si sono scoperti "un ottimo team". Il risultato è un jus unisex e contemporaneo, che fonde organico e sintetico per immergerci in una giungla del tutto non convenzionale. La stessa che Malle ha voluto ricreare per il lancio del profumo: un'istallazione al Pavillon Rive Gauche affidata all'artista parigino Neïl Beloufa, in cui i suoni della natura si fondono a luci psichedeliche da cui lasciarsi guidare per (ri)scoprire i singoli ingredienti che compongono la fragranza. La stessa che Rousseau avrebbe fatto indossare alla protagonista del suo dipinto.

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Di cosa profuma la giungla per lei?

La mia giungla è verde, perché è una giungla idealizzata. Purtroppo però quella vera non è così piacevole e rigogliosa come quella creata da Anne.

Com'è nata la collaborazione con Anne?

Era da tempo che volevo lavorare con lei. Abbiamo fatto la stessa scuola e ci ammiravamo reciprocamente, ma non avevamo mai avuto modo di collaborare. Fino a che non ho avuto l'idea di questo profumo verde, gliel'ho proposto e insieme abbiamo deciso di approcciarlo in maniera non convenzionale.

Cos'è il profumo per lei?

Una grande parte della mia vita. Una dimensione senza la quale mi sentirei perso. E una forma di comunicazione e seduzione tra gli esseri umani.

Il suo ingrediente preferito di tutti i tempi?

Quello che mi aiuta a risolvere il problema che ho tra le mani.

Cosa può raccontare un profumo di una persona?

Molto, specialmente del modo in cui intendono sedurre.

Qual è il segreto per essere un buon profumiere?

Non c'è un segreto. C'è talento e duro lavoro. Devi essere molto creativo e avere venti idee al minuto, e allo stesso tempo essere preciso come un orologiaio.

In che modo la sua famiglia (suo zio è il regista Louis Malle, suo nonno il fondatore di Christian Dior Parfums, ndr) ha influenzato il suo gusto e la sua carriera?

Credo di essere stato molto fortunato a entrare in contatto con cose bellissime e avere lo sguardo allenato all'arte fin da giovanissimo. Ha fatto sì che diventassi curioso e sensibile.

Ha una madeleine proustiana, parlando di profumi?

La mia vita è piena di madeleine e la loro somma mi ha dato non solo il desiderio di lavorare in questa industria, ma è anche diventata il seme per la creazione di molti profumi.

Quanto ci vuole per creare un profumo?

Da due mesi a due anni.

Come si svolge il suo processo creativo?

È sempre lo stesso. Si parte con una conversazione con un profumiere a proposito di quello che vogliamo fare, definendo un accordo o l'idea di un profumo. Dopodiché, si procede facendo degli sketch per validare questa idea per poi complicarla o semplificarla, prima di affrontare una lunga fase di "raffinamento" in cui cerchiamo di trasformare questi bozzetti in un profumo mentre restiamo fedeli all'intento originale.

La creazione alla quale è più legato finora?

Sono legato a molte delle creazioni della mia collezione, ognuna di loro rappresenta una memoria. Alcune sono come bambini turbolenti, difficili da gestire prima di diventare bellissime, altre sono perfette fin da principio. Ho una relazione molto personale con ognuna di loro.

A cosa si ispira?

Alle persone, perché facciamo sempre profumi per le persone ed essi generano un desiderio, anche se un po' astratto. E poi alle materie prime, che sono la nostra palette: alla fine un profumo è una cosa molto pratica e si lavora sempre su un insieme di materie.

Se non fosse un profumiere sarebbe...

Probabilmente un architetto. Ma amo anche la fotografia, quindi non so...

Se fosse un profumo sarebbe...

Spero un buon profumo! Credo ci sia un po' di me in ogni profumo della mia collezione, quindi sarei disperso in molte boccette. In altre parole, ho molte sfaccettature.

La sua dream collaboration?

Devo ammettere di aver avuto molta fortuna in termini di collaborazioni con altri profumieri. Sono stato molto fortunato ad aver lavorato con i migliori, quindi ora il mio sogno è trovare giovani talenti e aiutare questa nuova generazione a emergere.

Un sogno che vorresti realizzare nel 2021?

Vivere senza mascherina.

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