Il quartier generale di uno studio di architettura di Anversa è (anche) una dichiarazione d'intenti

Di Isabella Prisco
·3 minuto per la lettura
Photo credit: Courtesy Photo Binst Architects
Photo credit: Courtesy Photo Binst Architects

From ELLE Decor

Un parcheggio, un ristorante, un locale da ballo, e poi ancora una volta un ristorante: l'edificio che ad Anversa oggi ospita il quartier generale dello studio di architettura Binst Architects (compresi i team che lavorai ai progetti B e B7) è rinato ancora una volta. Originariamente costruito per essere destinato al deposito della gomma africana, raccolta e ricavata dalle tipiche liane della Repubblica Democratica del Congo, l'ex magazzino affacciato sulla sponda destra del fiume Schelda è diventato un hub creativo di oltre 1.000 metri quadrati di superficie. Incastonato tra le banchine e il parcheggio Gedempte Zuiderdokken, circondato dal MuHKA, il museo d'arte contemporanea, e dal FoMu, il museo del cinema fotografico, e dal Royal Museum of Fine Arts, il numero 7 di Luikstraat è una combinazione stimolante di strutture all'avanguardia stratificate che, nell'ex quartiere portuale del XIX secolo, abbina alle geometrie di mattoni che costituiscono la facciata originale la freddezza industriale dell'acciaio, tra balconi e scale en plein air in stile newyorchese.

Photo credit: Courtesy Photo Binst Architects
Photo credit: Courtesy Photo Binst Architects
Photo credit: Courtesy Photo Binst Architects
Photo credit: Courtesy Photo Binst Architects
Photo credit: Courtesy Photo Binst Architects
Photo credit: Courtesy Photo Binst Architects

una location in un contesto culturale in piena transizione e riqualificazione", racconta Luc Binst, Ceo dello studio di architettura noto per il suo approccio multidisciplinare e visionario, "Negli ultimi anni, molto è cambiato nel settore delle costruzioni in termini di regolamentazione: siamo alla vigilia di una rivoluzione tecnologica, della diffusione capillare di nuovi metodi e principi energetici di edificazione". Ed è per questa urgenza che anche le persone che ci lavorano devono essere pronte e organizzate per rispondere al meglio e prontamente alle nuove esigenze del mercato. "Le grandi opportunità che abbiamo avuto negli ultimi anni, le tante ambizioni e le dinamiche del nostro divenire sono state contagiose per la creatività e il pensiero di molti. Siamo pronti per una boccata d'aria fresca e una rinnovata attenzione al futuro e al dinamismo che ci circonda". Un'onda di entusiasmo che, simbolicamente, si traduce nella scelta del nuovo indirizzo per gli uffici, un habitat dal Dna trasversale in cui ad intrecciarsi sono il dialogo, il networking, l'ambizione e la passione per l'architettura "positiva", intesa come la combinazione perfetta (ma audace) tra luogo, esperienza e qualità.

Photo credit: Courtesy Photo Binst Architects
Photo credit: Courtesy Photo Binst Architects
Photo credit: Courtesy Photo Binst Architects
Photo credit: Courtesy Photo Binst Architects
Photo credit: Courtesy Photo Binst Architects
Photo credit: Courtesy Photo Binst Architects

La sede principae di Binst Architects diventa quindi il vessillo di un modus operandi, una dichiarazione d'intenti che, attraverso la forma edilizia, rappresenta la filosofia dell'azienda che ospita. Il quartier generale è, di fatto, il faro del corporate branding. Slanciato verso l'alto, l'edificio si dispiega lungo e largo quattro diverse atmospheres che dichiarano un'evidente unità architettonica: il livello superiore che raggiunge una verticalità di otto metri sovrastato dalle capriate originali di Polenceau è uno spazio diafano dall'aspetto quasi sacro illuminato dalla luce zenitale di un lucernario. Il piano sottostante è caratterizzato da travi e colonne in ghisa tinteggiate di nero e abbinate ad un pavimento in rovere blocchi. Mentre il livello o presenta un soffitto a volta in mattoni abbinato a un pavimento in terrazzo bianco e nero, mentre nel grande open space per eventi al piano seminterrato, la stessa finitura del pavimento è abbinata a lame in ottone e acciaio inox a specchio.

sotto il tetto uno spazio quasi sacro, , è il fulcro della composizione sotto cui si apre un spazio popolato da scrivanie e sedie nomadi. Se al piano terra gli archi in mattoni sono poi combinati con una serie di finestre quasi invisibili, l'open space interrato è una tavolozza materica variopinta che alterna al terrazzo bianco e nero, l'ottone e l'acciaio inox a specchio.

Photo credit: Courtesy Photo Binst Architects
Photo credit: Courtesy Photo Binst Architects
Photo credit: Courtesy Photo Binst Architects
Photo credit: Courtesy Photo Binst Architects
Photo credit: Courtesy Photo Binst Architects
Photo credit: Courtesy Photo Binst Architects

A definire le stanze che scandiscono il percorso abitativo sono poi il susseguirsi di scale e balconi, e la geometria cruciforme delle travi che definiscono così il vuoto architettonico tra soffitto e pavimento. Il risultato è dunque un quadro ordianto che incornicia lo spazio intorno senza intaccare l'essenza originaria dell'edificio né snaturarne l'identità.

Photo credit: Courtesy Photo Binst Architects
Photo credit: Courtesy Photo Binst Architects