Il sesso secondo Andy Warhol

Di Germano D'Acquisto
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Photo credit: © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc.
Photo credit: © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc.

From Marie Claire

“Il sesso è più eccitante sullo schermo e tra le pagine di un libro che tra le lenzuola”. Almeno così la pensava Andy Warhol mezzo secolo fa. Ma chissà quanto si sarà eccitato il padre della pop art nel realizzare tutti quei disegni erotici che oggi compongono le pagine del libro Andy Warhol. Love, Sex, and Desire. Drawings 1950–1962, scritto da Michael Dayton Hermann (con i saggi del biografo di Warhol, Blake Gopnik e del critico d'arte Drew Zeiba), edito da Taschen e in uscita a novembre. Un brulicare di corpi nudi maschili, volti di giovani lascivi e annoiati e un rosario di gesti amplissimo che va dagli abbracci fino alle fellatio.

Photo credit: Taschen
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È la prima volta che questi lavori, pruriginosissimi, sul tema del desiderio vengono portati alla luce. Warhol li ha firmati con inchiostro su carta negli anni Cinquanta, quando non era ancora Warhol, ma un semplice illustratore commerciale sbarcato a New York dalla vicina Pittsburgh. Tutto sarebbe dovuto avvenire: la pop art era in embrione, le lattine della Campbell’s e le serigrafie di Marilyn e Mao erano ancora nascoste in chissà quale neurone dell’artista americano. Per anni il giovane Andy aveva provato a proporre i suoi disegni nelle gallerie di Manhattan e Brooklyn senza troppo successo. L’omofobia in quel periodo era diffusa quasi quanto i televisori e i frigoriferi. E il tema trattato era decisamente scabroso. "Il fatto che queste opere siano state create da un cattolico praticante negli Stati Uniti in un momento in cui la sodomia era un crimine severamente punito in ogni Stato dimostra che, anche in giovane età, Warhol abbracciò il ruolo dell’anticonformista”, scrive Hermann nel suo libro. “Stava sfidando il mondo a vedere le cose in modo diverso ma non ebbe successo, perché le persone non erano ancora pronte per tutto questo”.

Alla fine, Andy riuscì a esporre le sue opere alla Bodley Gallery nell'Upper East Side. Era il 1956. E quei disegni, adornati da bizzarri cuori neri e fiori colorati, il cui tratto ricorda tantissimo quello di Jean Cocteau e di Matisse, ci anticipano moltissimo. E ci svelano la personalità di un artista che di lì a poco rivoluzionerà l’arte del ‘900. Quei lineamenti accennati, quelle espressioni sospese preannunciano infatti le stesse atmosfere che si ritroveranno nelle sue polaroid. Ma in più, lasciano intuire quanto fosse dannatamente vulnerabile e appassionato il giovane Warhol. “Il disegno - diceva - è un gesto intimo. Non crea barriere fra artista e soggetto. Ed è capace di rivelare tanto la personalità del soggetto quanto quella dell’artista”. Alla fine Andy firmerà oltre un migliaio di disegni, in perfetto stile bulimico. In, perfetto stile Warhol, appunto, che non a caso amava ripetere: “L'aspetto più brutto del farsi un'overdose di ciliegie è che restano lì tutti i noccioli a ricordarti quante ne hai mangiate. La frutta con un solo seme mi angoscia proprio per questo”.

Il libro Love, Sex, and Desire. Drawings 1950–1962, mette in scena più di trecento disegni, tutti scelti accuratamente dai critici della Andy Warhol Foundation for the Visual Arts. Il sesso a volte è sottinteso, altre volte è piuttosto esplicito, eppure non c’è mai malizia. I gesti, anche quelli più pornografici, sono sempre avvolti da un’aura di soffice ironia che rende il tutto più lieve, nonostante i bollori. Si tratta di quel “distacco ironico” che ben presto sarebbe diventato per lui un marchio di fabbrica.

Per immergere il lettore nelle atmosfere di quell’epoca, accanto ai “drawings”, sono state poi selezionate alcune poesie di James Baldwin, Thom Gunn, Harold Norse, Essex Hemphill e Allen Ginsberg. Un modo per lasciarsi andare una volta per tutte, decuplicando le emozioni.

Photo credit: © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc.
Photo credit: © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc.

Il sesso busserà alla porta di Warhol molte altre volte nel corso degli anni . Ci sarà, per esempio, il film sperimentale Blow Job (1964), il cui titolo non lascia spazio a grosse interpretazioni, in cui l’artista riprende il viso di DeVeren Bookwalter al quale sembra essere fatto del sesso orale da parte di un partner fuori campo che non viene mai mostrato. Nel 1968 è la volta del misterioso Blue Movie, in cui Warhol, ancora una volta nelle vesti di regista, riprende Viva e Louis Waldon, coppia anche nella vita, mentre con qualche esitazione e visibilmente a disagio si approcciano a fare sesso davanti la telecamera. La pellicola non fu proiettata in un teatro prima del 1969. Non appena uscì, fu confiscata dalla censura divenendo uno dei primi lungometraggi sessualmente espliciti a rivolgersi ad un pubblico di massa.

Nessuna di queste opere d’arte, però, avrà mai più la leggerezza di quei disegni firmati negli anni Cinquanta e che ora il volume della Taschen riporta alla luce svelandone leggerezza e splendore.