Il silenzio degli innocenti compie 30 anni e i motivi per rivederlo sono tanti

Di Letizia Rogolino
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Photo credit: Il Silenzio degli Innocenti
Photo credit: Il Silenzio degli Innocenti

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Chi non ha mai provato un brivido di fronte allo sguardo inquietante e famelico di Anthony Hopkins nei panni di Hannibal Lecter? Il Silenzio degli Innocenti, il cult del 1991 diretto da Jonathan Demme, compie 30 anni e si conferma un film per chi ama le storie dei serial killer ma anche una perfetta combinazione di thriller e horror con una rappresentazione autentica del crimine secondo le procedure autentiche della polizia.

La sceneggiatura, piena di battute indimenticabili e puro terrore, lo rende un film avvincente che invecchia bene e non delude mai. Centrale il ruolo di Anthony Hopkins che nei panni di Hannibal Lecter regala una delle rappresentazioni più credibili di un assassino sanguinario ma anche intelligente, un genio degli enigmi in grado persino di ipnotizzare le sue vittime. Hopkins è tornato nei panni di Lecter anche nei sequel Hannibal e Red Dragon, mentre sul piccolo schermo Mads Mikkelsen e Gaspard Ulliel hanno ricoperto questo ruolo per due serie tv.

Photo credit: Everett Collection / Rex Features
Photo credit: Everett Collection / Rex Features

La prima volta che il personaggio del serial killer cannibale ha visto la luce è stato con Brian Cox nel film Manhunter - Frammenti di un Omicidio del 1986, ma l’interpretazione che è rimasta nella storia è quella di Hopkins, non c’è dubbio. La sua versione di un mostro che strizza l’occhio al Conte Dracula e a Freddy Krueger, ha terrorizzato gran parte del pubblico di ieri e di oggi, ma, sorprendentemente, Demme ha realizzato sia un film agghiacciante da mozzare il fiato, sia un commento femminista militante sulle molestie sessuali e lo sguardo maschile.

Quando appare in scena per la prima volta Hopkins, supera le nostre aspettative nei panni di uno psicopatico raffinato e riflessivo, con una postura simile a una statua, occhi da rettile e una voce cantilenante. Se si analizza nel periodo storico attuale, Il silenzio degli innocenti risulta un film su cosa provano le donne ad essere fissate dagli uomini come un vero e proprio oggetto sessuale, e la protagonista femminile interpretata da Jodie Foster assume un ruolo diverso e molto più incisivo. Clarice, in fondo, è il personaggio più radicale del film, considerata ancora oggi come uno dei grandi eroi femminili del cinema.

Clarice Starling è una tirocinante dell’FBI che viene gettata nella tana del leone, ma riesce a gestire la situazione e diventa una risorsa formidabile, con grande sorpresa dei vari soggetti coinvolti. Lecter decide di parlarle sul serio, come non aveva mai fatto con altre persone. Clarice, mentalmente disarmata e senza paura, giovane e inesperta, alimenta in lui un senso di protezione. In un film popolato da uomini dove un assassino uccide e scuoia donne, un agente dell’FBI donna trionfa ed è un messaggio molto positivo e moderno se pensiamo alla prima uscita di inizio anni 90.

Photo credit: Il Silenzio degli Innocenti
Photo credit: Il Silenzio degli Innocenti

Lecter appare come uno snob che vuole che tutti sappiano del suo gusto per i vini pregiati e per le scarpe costose, ma ha anche la sporca mente monotona di uno scolaro adolescente che cerca di scioccare il suo insegnante. Durante il suo primo incontro con Clarice, egli specula sulla sua educazione sottolineando "tutti quei noiosi e appiccicosi tentennamenti nei sedili posteriori delle macchine". Al secondo colloquio chiede se Crawford, superiore di Clarice, la desidera sessualmente. E la terza volta che si vedono, sbava al pensiero che lei sia stata maltrattata dalla cugina di sua madre. "Ti ha sodomizzato?” le chiede. Potrebbe non aver visto una donna nei suoi otto anni di carcere, ma questa non è una scusa per il suo comportamento simile a un giornalista di gossip scandalistico.

Starling, tuttavia, non appare turbata, mantiene una certa freddezza e arriva al punto di paragonarlo al pazzo in una cella vicina che le ha lanciato lo sperma addosso. Lo sciovinismo maschile di Lecter può emergere in una forma più sofisticata di quella dei suoi compagni di prigione, ma il regista ci lascia dubbi sul fatto che ha più cose in comune con quest’ultimo di quanto gli piaccia pensare. Il film continua a ribadire che, da giovane donna che cerca di andare avanti con il suo lavoro, Clarice deve sopportare avances di vario genere da parte degli uomini intorno a lei. Demme include anche un numero notevole di scene di lei che fa jogging o cammina per strada, puramente per mostrare le teste che si girano a guardarla mentre passa.

Starling non è una ribelle, non si basa sull'intuizione o sulla fortuna. È una professionista intelligente e dedita che riesce, facendo tutto secondo le regole e con l'incoraggiamento dei suoi superiori.

Demme e il suo team avrebbero potuto sperare di inaugurare una nuova era di eroine di Hollywood intelligenti, indipendenti e stimolanti, ma invece sono stati gli arroganti maniaci omicidi a catturare l'immaginazione del pubblico per molti anni. Anche nei sequel si è mantenuto questo ordine delle cose: al posto di Jodie Foster in tuta da ginnastica, si trova Julianne Moore in un abito da sera provocante, che invece di tenersi a distanza da Lecter, rimane affascinata da lui come il resto del pubblico. Chissà se un domani cambieranno le carte in tavola!