Il sogno spezzato di Radio Radio. "Michetti aveva tutti contro, ha vinto come uomo"

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(Photo: Stefano Montesi - Corbis via Getty Images)
(Photo: Stefano Montesi - Corbis via Getty Images)

“Facciamo lealmente gli auguri di buon lavoro a Roberto Gualtieri. Ma più di mezza città non è andata a votare. È questo il dato importante. Michetti ha perso a livello politico, con tutti i giornali contro, ma ha vinto come uomo. È una gran brava persona e ci auguriamo che Gualtieri si avvalga della sua competenza nell’amministrazione della città. Comunque, ora torniamo a parlare della Lazio”. Sono passate da poco le 4 e mezza, e bastano un paio di minuti, su Radio Radio, l’ufficio stampa ombra del candidato del centrodestra, per riportare la notizia della vittoria del centrosinistra al ballottaggio.

Forse, però, è meglio non esagerare con la politica, pensano in regia. Non c’è tempo. La radio è un medium dinamico, rapido. Se la gente si stufa, cambia subito frequenza. Bisogna parlare dell’arbitraggio di Juve-Roma, ieri sera. E del gol annullato ad Abraham. Radio Radio è così, una stazione che vive di calcio, proprio come le decine di emittenti del variegato mondo radiofonico della capitale. Calcio e cucina, in realtà. “C’è una gastronomia buonissima a Garbatella, ve la consiglio”.

Cronaca di una giornata come le altre su Radio Radio. Sì, perché la radio romana diventata famosa a livello nazionale per aver lanciato il fenomeno Michetti, oggi, è tornata a fare quello che sa fare meglio da sempre. La mattinata è stata dedicata in buona parte a parlare delle proteste di Trieste. Con qualche aggiornamento sulle operazioni di voto in corso: “Sono stato al seggio – dice un ascoltatore in diretta telefonica – e gli scrutatori giocavano a carte”. La notizia è l’astensione. “Quando uno non va a votare non sta violando il diritto/dovere di votare. Perché anche con l’astensione esprimi il tuo voto”. La legittimano, l’astensione. Ci sperano, a Radio Radio. Fino a tarda mattinata.

Per Michetti è meglio se gli elettori di Calenda e Raggi non vadano a votare, perché probabilmente metterebbero la croce sull’avversario. Diamo loro un buon motivo per non andare alle urne. E dai ‘microfoni del popolo’ di Radio Radio, stamattina, ne hanno ricordati tanti. “Sono cadute le grandi parrocchie democristiana e comunista. Non siamo più nella prima Repubblica”. Mettono pure le mani avanti, quasi pre-sentendo il trionfo di Gualtieri. “Non si può governare con un alto astensionismo. Roma dovrebbe avere un sindaco votato da almeno il 60% dei cittadini. E non uno eletto da una minoranza”.

Benvenuti nel pazzesco mondo delle radio romane. Seguitissime da chi abita nella città eterna, ma sconosciute al di fuori del Raccordo anulare. Il mondo della radiofonia della Capitale è dominato da decenni da un circolo di tribuni della plebe in onde medie che infiammano il popolo dei radioascoltatori su attualità e calcio. L’ancestrale rivalità tra Roma e Lazio la fa da padrona, è ovvio. Ci sono emittenti che ne parlano 24 ore su 24. Roma Radio, Centro Suono Sport, Radio Sei (“C’è solo ’aLazio”) e Retesport (“Siamo nella città eterna e qua se tifa solo Roma”). Queste radio sono ascoltatissime. Anche perché il traffico stradale, a Roma, è quello che è. E allora, mentre aspetti al semaforo, che puoi fare? Accendi la radio. Tassisti, rider, autisti dell’Atac. Ma in realtà anche chi sta a casa, chi si sente solo. Se parli alla radio, a Roma, parli alla città. Roma caput radio.

Una volta c’erano le sezioni di partito. Oggi nelle praterie lasciate vuote dai grandi partiti novecenteschi, si sono infilate le radio romane. Tutto il giorno, tutti i giorni. È inevitabile: se fai politica, a Roma, devi fare i conti con le frequenze medie.

Lo sanno bene a Radio Radio. Fabio Duranti, editore nonché speaker di punta, vuole fare il salto di qualità, arrivare al pubblico nazionale. Come dicono sul loro sito aggiornatissimo, “Radio Radio è l’evoluzione della radio”. E che evoluzione. Un palinsesto esploso durante il lockdown. Tra radio, sito, shop online e web tv, Radio Radio raccoglie un milione e mezzo di ascoltatori ogni giorno. È l’emittente che ha lanciato il fenomeno Enrico Michetti, dicevamo. E l’ascesa di Michetti ha lanciato Radio Radio. Prima della candidatura, d’altronde, Michetti era di casa su queste frequenze. Grazie alla rubrica quotidiana ‘Accarezzami l’anima’. Prendeva le telefonate, ascoltava e rispondeva. Parlava di tutto. Attualità, politica, amministrazione capitolina. Nell’etere della città eterna, Michetti era è già un’icona. Con la sua candidatura, è esploso l’entusiasmo dei radioamatori sintonizzati con l’emittente romana: “Professore tolga l’immondizia dalle strade”. “In famiglia siamo in quattro, ma le porto i voti anche di due parenti”.

Il tribuno Michetti. Grande amante della romanità. Con la biga in seconda fila, come ricordava quest’estate l’avversario Carlo Calenda. Per questo sorprende, ma non troppo, che oggi la parola ‘Michetti’ sia stata pronunciata così poco in tante ora di trasmissione. Meglio far parlare Diego Fusaro, filosofo, sedicente allievo di Marx ed Hegel, con la sua rubrica ‘Lampi del pensiero quotidiano’. E vai col sostegno, senza se e senza ma, alle proteste No Pass nel porto di Trieste, in mattinata sfociate in disordini con la polizia. Piovono le telefonate in diretta: “Stanno caricando i manifestanti, ci sono gli idranti, ci sono i lacrimogeni. Vi teniamo informati”. È l’elogio del portuale. L’eroico lavoratore triestino che è disposto a perdere il lavoro invece che farsi la puntura.

E poi, si torna a parlare di calcio. Ieri sera la sconfitta della Roma ha fatto male. “L’arbitro Orsato è sempre più autoritario”, titola un editoriale online pubblicato questa mattina sul sito RadioRadio.it. Ma ce n’è anche per chi ha arbitrato la vittoria della Lazio sull’Inter, sabato scorso: “Irrati ha il coraggio di Don Abbondio. Avrebbe dovuto espellere almeno due giocatori dell’Inter”. A Radio Radio si fa quel che si può. Tutto, pur di evitare l’argomento ballottaggio. Buon lavoro Roberto Gualtieri. Michetti ha lottato come un leone. È lui il vincitore morale. Ma torniamo a parlare della ‘Maggica’. È il bello della diretta.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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