Il suono della vittoria di Riz Ahmed, ora su Amazon Prime Video

Di Marco Giovannini
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Photo credit: Axelle/Bauer-Griffin - Getty Images
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From ELLE

«Per me è come se il lockdown fosse cominciato prima della brutta scoperta di un virus chiamato Covid 19, perché la preparazione del mio ultimo film, The sound of metal, mi ha costretto a lunghi mesi di isolamento. E mi sono spesso sentito così solo che a un certo punto, mi era venuta addirittura l’idea di prendermi un cane “Covid”, come vengono definiti oggi gli animali domestici di compagnia. Poi per fortuna ho capito che sarebbe stata una scelta del tutto egoista, e ho ripiegato su un robot aspirapolvere. Che aveva anche un ulteriore enorme vantaggio su un cucciolo: invece di sporcare i tappeti, li puliva…».

Rizwan Ahmed, detto Riz, 38 anni, attore e rapper, non solo ha un accento inglese forbitissimo, ma fa anche sfoggio del proverbiale umorismo british. È nato a Londra, nel quartiere di Wembley, ma è così fiero dell’origine pakistana della sua famiglia di immigrati, che ne ha fatto uno dei cavalli di battaglia della sua vita: artista e anche attivista. Parla a voce bassa, con improvvise pause per trovare la citazione più adatta, spesso imprevista, perché non si limita certo al cinema e alla musica, il suo lavoro, ma spazia senza limiti, grazie alla laurea oxfordiana in filosofia, politica e economia.

Era già finito sulla copertina dell’edizione del settimanale Time dedicata alle 100 persone più influenti del mondo; oggi invece è su quella dell’ultimo numero dell’Hollywood Reporter, è uno dei favoriti alla vittoria dell’Oscar come miglior attore protagonista, fianco a fianco con autentici divi: Tom Hanks, Ben Affleck, Anthony Hopkins, Gary Oldman, tutti, fra l’altro, già possessori della mitica statuetta dorata. La nomination ai Golden Globe, insomma, è solo l'inizio.

«A casa avrebbero senz’altro preferito un figlio con un lavoro stabile, meno aleatorio, insegnante o dottore, ma si sono dovuti accontentare di mio fratello che è psichiatra e di mia sorella che è avvocato». E confessa di dover ringraziare il fratello anche per un altro motivo: «Ho scoperto il genere rap nella sua collezione di cassette musicali, e ho memorizzato tutte le rime, per capire il meccanismo, fin quando non sono riuscito a comporne di originali. Non mi consideravo un cantante, ma un poeta chiamato Riz MC, più che uno pseudonimo, una seconda identità». Di tanto in tanto, ha fatto anche parte di gruppi: all’università, dei Confidential Collective, di band di jazz-house e musica elettronica di 12 persone e, più di recente, del duo hip-hop Swet Shop Boys. Dovesse definire con un solo verbo le mille cose che fa, sarebbe «comunicare è una necessità insopprimibile».

Spiega così, con molta semplicità, come, oltre a The Sound of Metal, presentato al festival di Berlino dell’anno scorso, e oggi disponibile su Amazon Prime Video, ci sia un altro film, in streaming, Mogul Mowgli, di cui è, per la prima volta, sia sceneggiatore sia produttore. E anche la sua partecipazione come produttore esecutivo (assieme all’attore danese Nikolaj Coster-Waldau, il popolare Jaime Lannister de Il Trono di Spade) al documentario animato Flee, che racconta la drammatica storia vera di Amin Nawabi (nome di finzione per proteggerne l’identità), che da bambino riuscì a scappare dalle strade di Kabul in Afghanistan, attraverso la Russia per “rinascere” in Danimarca. Il film ha appena vinto il premio della giuria al Sundance Film Festival, dopo aver dovuto saltare quello di Cannes dell’anno scorso, annullato per la pandemia. Ahmed, che dà anche la voce al protagonista, dice: «Una storia che ha un impatto così emotivo, che mi ha messo k.o. come un pugile su un ring. Spinge i limiti della commistione fra documentario e animazione, al servizio di un tema nobile come i rifugiati. Sono orgoglioso di aver potuto partecipare».

La sua casa di produzione si chiama Left handed, perché lui è mancino, è questo che lo ha abituato ad «affrontare il mondo da un punto di vista non ortodosso, che spariglia i preconcetti su forma e contenuto dei film».

In The Sound of Metal, Riz interpreta Ruben, batterista del duo Blackgammon, che divide vita e palcoscenico con la cantante Lou (Olivia Cooke). Finché la progressiva perdita dell’udito non sconvolge la sua routine. Dovrà imparare nuovi e radicali modi di rapportarsi al mondo. Per le quattro settimane di riprese, Riz si è dovuto preparare per sette mesi. «Prima il linguaggio dei segni, perché al film partecipa una reale comunità di persone non udenti, e non volevo scimmiottare solo qualche semplice gesto».

E poi? «La batteria, perché io non sono un musicista, ma un rapper. Alla fine della mia prima lezione, l’istruttore è stato molto chiaro: col ritmo ci siamo, ora devi imparare tutto il resto». Filosofeggia: «La batteria richiede molta psicologia. Non puoi trovare una tua maniera di suonare la batteria, ma devi lasciare che sia lei a suonare te. Arrenderti».

È quello che ha fatto per tutto il film. Indossando anche degli speciali auricolari che cancellavano ogni rumore anche minimo nelle sue orecchie, lo costringevano a comunicare solo con i segni, e in più facevano provare il suo tormento anche al pubblico.

Photo credit: courtesy
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Confessa di avere ritrovato tutta la creatività e il cameratismo dei film indipendenti, anche se c’è stato un periodo in cui all’improvviso ha girato tre blockbuster degli Studios in sequenza. Il film d’azione Jason Bourne, Rogue one, spin off della serie Star Wars, e Venom, tratto dai fumetti Marvel: 420 milioni di dollari complessivi di budget e 2,3 miliardi di incasso. «Credo che il mio ego avesse bisogno di una spolveratina», sembra quasi scusarsi.

Mai timido nell’enunciare le sue idee, Riz Ahmed, nel 2017, fu invitato a Westminster per parlare di mancanza di diversity nel suo lavoro ai 650 membri della camera dei comuni del parlamento inglese. Dal suo discorso, due fan inglesi, Sadia Habib e Shaf Choudry, un'accademica e un esperto di tecnologia, ricavarono il Riz Test, alla maniera del proverbiale Bechdel Test che giudica la giusta rappresentazione delle donne in un film. Il Riz test evidenzia e combatte gli stereotipi sui musulmani.

Se servisse ancora una prova a dimostrare che Riz Ahmed è diverso da ogni artista tradizionale, eccola. Un mese fa, di punto in bianco, durante un'intervista televisiva, pur non avendo mai voluto parlare della sua vita privata, ha confessato come se niente fosse di essersi sposato, con una giovane scrittrice americana, Fatima Farheen Mirza, conosciuta a New York durante la preparazione di Sound of Metal. Erano seduti in un bar a scrivere e i loro portatili erano collegati alla stessa presa... «Ci siamo sposati nel giardino dietro casa, durante il lockdown, una cerimonia intima. Il vantaggio? Non c'erano 500 zie a darci pizzicotti sulle guance... Senza offesa per nessuno ma i matrimoni asiatici sono molto fastosi». Chissà cosa ha pensato il suo robot aspirapolvere…