Il Texas offrirà una ricompensa di 10mila dollari a chi denuncia un aborto, e la cosa è inquietante

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Il Texas alza la posta nella sua guerra contro l'aborto. Eravamo tornate dalle parti di uno degli Stati repubblicani per eccellenza, con un sentimento diverso, grazie alle parole di una tipa tostissima, Paxton Smith, che durante il suo discorso di fine anno, davanti a tutto il liceo di Lake Highlands, Texas, ha tuonato contro la legge che vieta l'aborto indipendentemente dal fatto che la gravidanza sia stata il risultato di stupro o incesto. La giovane texana aveva concluso il suo speech con il messaggio, diretto al governatore Gregg Abbott e a tutti gli ultra conservatori che lo sostengono nelle sue politiche ferocemente retrograde, "spero che possiate sentire quanto sia straziante, quanto sia disumanizzante vedersi togliere l'autonomia sul proprio corpo". La speranza di Smith, così come quella di tutte le persone che ritengono inumana una legge che ti neghi la possibilità di scegliere se portare avanti una gravidanza o meno, è del tutto evaporata davanti alla nuova uscita di Abbott, e stavolta siamo davvero in un terreno più simile alla fiction che alla realtà. Il repubblicano sta, infatti, tentando di promulgare un provvedimento che incentivi le persone a far rispettare la legge grazie ad un premio di 10.000 dollari (o più) a chiunque citi con successo qualcuno che fornisce o assiste una donna che prova ad avere un aborto dopo le sei settimane di gravidanza. Anche i leader religiosi che forniscono consulenza emotiva e spirituale ai pazienti potrebbero essere soggetti alla legge e ricevere la "taglia" in cambio della violazione del segreto del confessionale. Detto da un'altra angolazione, quella della minaccia, secondo la nuova legge (che un gruppo di medici, clero e proprietari di cliniche ha già citato in giudizio) chiunque potrebbe essere portati in tribunale da uno sconosciuto, senza alcun legame con il paziente, e costretto a pagare un minimo di 10.000 dollari, più spese legali, "per aver favorito o per favoreggiamento diretto di un aborto". Nancy Northup, presidente e CEO del Centro per i diritti riproduttivi, ha detto in una dichiarazione rilasciata a ELLE USA che "lo stato ha messo una taglia sulla testa di qualsiasi persona o entità che dia anche solo i soldi a un paziente per un aborto dopo sei settimane di gravidanza, ovvero prima che la maggior parte delle persone sappia di essere incinta. Peggio: intimidirà i famigliari, amici, psicoanalisti, consiglieri spirituali e partner dal fornire supporto, per paura di essere citati in giudizio".

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Perché, però, questa necessità di mettere sul piatto una ricompensa, quando c'è già una legge a rendere praticamente impossibile abortire? Perché negli altri Stati americani dove erano stati approvati provvedimenti praticamente identici, è successo che le corti federali li abbiano bocciati a mani basse: in Georgia e Iowa nel 2018 e nel 2019, sono stati annullati, mentre le leggi più recenti, quelle di Alabama, Kentucky, Louisiana, Mississippi, Missouri e Ohio, sono state messe in stand by dai tribunali federali. Il metodo impiegato dagli attivisti anti-aborto in altri stati "non funzionava nella corte federale - ha detto durante le udienze sulla legge John Seago, direttore legislativo per Texas Right to Life - Proviamo un diverso itinerario". E questa altra via è quella di instillare la paura nei medici, nei leader religiosi, negli amici, nei familiari e nei conoscenti di una donna incinta che potrebbero essere ritenuti finanziariamente responsabili della sua scelta medica - o anche solo delle spese legali necessarie per difendere stessi in tribunale. Il reverendo Dr. Daniel Kanter è stato ministro della First Unitarian Church di Dallas, in Texas, negli ultimi 20 anni. Oggi teme che i leader religiosi come lui possano essere presi di mira per aver fornito consulenza a qualcuno che sta pensando di interrompere una gravidanza. Kanter ha partecipato alla class action che riunisce medici, cliniche e clero, coadiuvati dai legali del Center for Reproductive Rights, ACLU e Planned Parenthood per intentare una causa ad Austin cercando di fermare l'entrata in vigore del divieto. “Ho partecipato a così tanti tipi di conversazioni sull'aborto - ha detto i reverendo alla stampa - alcune anche con sostenitori dell'anti-aborto, che però avevano bisogno della procedura per ragioni mediche. Ho parlato con famiglie che hanno deciso di abortire e con molte che hanno deciso di non abortire. Quando lasciano il mio ufficio, prendono le proprie decisioni con il mio sostegno e con il mio amore. La cosa da capire qui è che le conseguenze di questa legge non solo ci lasciano con migliaia di gravidanze indesiderate e difficili, ma ci lasciano anche poche opzioni su cosa possiamo fare per supportare il processo decisionale".

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"I legislatori del Texas hanno cercato per anni di vietare completamente e incostituzionalmente l'aborto - ha detto ad ELLE USA la presidente e CEO di Planned Parenthood Alexis McGill Johnson - Ora stanno provando una nuova tattica: dare a perfetti sconosciuti il potere di citare in giudizio chiunque fornisca o aiuti qualcuno ad abortire. Questa nuova legge aprirebbe le porte a frivole azioni legali progettate per far fallire i centri sanitari, molestare i fornitori e isolare i pazienti da chiunque li vorrebbe trattare con empatia e compassione, mentre cercano assistenza sanitaria. La crudeltà è il punto, e non lasceremo stare. Planned Parenthood farà tutto ciò che è in nostro potere per combattere la legge in tribunale e garantire che ogni texano sia in grado di prendere le proprie decisioni sulla propria salute e sul proprio futuro". Abbott e la destra estrema e ultra conservatrice dei pro-life (o meglio: anti-choice) sanno che molto probabilmente questa legge non passerà, sanno che è una boutade che mira ad alzare ancora una volta i toni del dibattito, ma, nonostante le scarse possibilità di successo che una caccia alle streghe con tanto di ricompensa possa diventare realtà, l'obiettivo di stressare il dibattito, di provocare spaccature più profonde ed altrettante frustrazione è andato a segno. Siamo qui, d'altronde, a parlarne, pur sapendo di star facendo il loro gioco, ma se non sono bravi loro, a creare questo genere di trappole, allora non so proprio chi altro.

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