Il video della sfilata Saint Laurent nel deserto, il miglior dialogo di Anthony Vaccarello con Yves

Di Giulia Pacella
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From ELLE

Andare all'essenza delle cose. Era questo il cruccio di Anthony Vaccarello. E proprio come fece Yves che si rifugiò in Marocco per tornare a se stesso e alle sue ispirazioni, che stabilì a Jardin Majorelle il suo buen retiro per riposarsi, riprendere le energie e allontanarsi da quella Parigi che tanto amava ma che l'asfissiava, così ha fatto Vaccarello per la sfilata Saint Laurent Primavera Estate 2021 par Anthony Vaccarello andata in scena tra le dune del deserto marocchino e sotto un cielo terso. "Volevo concentrarmi sull'essenza delle cose. Penso che sia un segno dei tempi. Ma non volevo niente di cupo o pesante. Il deserto, per me, simboleggia quel desiderio di serenità, spazio aperto, un ritmo più lento. I vestiti sono anche più morbidi, lo spirito della collezione è più delicato, essenziale". Un desiderio che si percepisce in ogni dettaglio ed elemento, a cominciare dalle modelle che incedevano sì sicure, ma stavolta con un atteggiamento differente rispetto come eravamo abituate nei precedenti fashion show, più morbide, più rilassate, senza bisogno di dover affermare nulla, mentre dominavano la passerella di sabbia in cima alla duna maestosa. Lì in alto, su quella sottile lingua, ad amplificare quel senso di vertigine che solo la bellezza sa dare, e che solo chi si muove al limite (come Vaccarello ha sempre fatto magistralmente) sa provare. Eppure non vi è traccia di trasgressione tout court, quella audacia voluta per scioccare, stupire, affermarsi. Tutt'altro. La consueta ribellione si traduce in una semplice e innata voglia di libertà. E in un fashion show che è un viaggio (e un invito al viaggio) che arriva al cuore dell'universo Saint Laurent, ma ne traduce l'heritage con un twist tutto suo, in puro Vaccarello style. Il miglior dialogo immaginario tra i codici estetici di Monsieur Yves - quelli più significativi, profondi e identificativi che gettarono le basi del successo della maison - e l'estetica iper glam, audace e sensualissima di Vaccarello. Ed ecco che la risposta al tumulto misto a preoccupazione di questi tempi incerti ci connette immaginariamente alla fine degli Anni 60, anche quella epoca turbolenta ma carica di sogni, speranze e passioni. Ed ecco che come allora le donne Saint Laurent coltivano il desiderio di vestirsi solo per se stesse, indossano vestiti che delineano il corpo senza costringerlo. Ed è esattamente questo il punto di contatto in cui l'estetica di Vaccarello si riconnette allo spirito più autentico di Yves.

Lungo la passerella sul crinale le modelle indossano abiti dalle forme pure e morbide, la maglia in jersey ripresa tra gli archivi dell'epoca, un ensemble tunica e pantaloni da metter eper uscire. C'è la giacca con maxi tasche come quelle delle iconiche sahariane di Yves, il blazer allungato e con le spalle definite, i gilet portati a pelle e i pantaloni mannish che vanno a delineare i nuovi smoking, c'è la tuta dall'allure austera che allunga la silhouette verso l'infinito e oltre, quelle camicie in seta color mou così sensuali e femminili in combo con collane sautoir in oro, e poi i pantaloncini ciclisti anche questi espressione di una nuova libertà di essere e di vestire, la lingerie che continua a mostrarsi sfacciata e impudica con quei micro shorts in seta e pizzo che esprimono con possenza quella voglia di sensualità e femminilità. Tutto è movimento e bellezza. E noi non ci stancheremo mai di riempirci gli occhi di questo sogno e di questa collezione così che dà ancora un senso alle parole moda o sfilate. Che un po' il senso, alla ricerca del cambiamento, l'hanno smarrito per strada.