Il virus tiene gli italiani alla larga da metro e bus

Giuseppe Colombo
·Business editor L'Huffington Post
·4 minuto per la lettura
Mezzi pubblici (Photo: Ansa)
Mezzi pubblici (Photo: Ansa)

C’è un dato, fornito dalle aziende del trasporto pubblico al Governo, che spiega come l’impennata dei contagi degli ultimi giorni sta impattando nella vita quotidiana degli italiani. Questo dato è la percentuale media di chi prende la metropolitana, il bus o il tram per recarsi sul posto di lavoro o a scuola, piuttosto che per spostarsi per altri impegni o per svago. Su tutte le principali reti urbane, sostanzialmente quelle delle città, si è passati in media dal 65% al 45% in termini di numero di passeggeri a bordo. Il dato è numerico, non contempla le ragioni specifiche di questa fuga, ma la tendenza è evidente e netta: il virus tiene sempre più lontano gli italiani dai mezzi pubblici.

Il dato finisce al centro della call che la ministra dei Trasporti Paola De Micheli guida a metà pomeriggio per fare il punto su una questione caldissima. In collegamento c’è il capo di gabinetto del Dipartimento per le Autonomie, i rappresentanti di Regioni, province e Comuni e quelli delle associazioni che riuniscono le aziende del trasporto pubblico locale. Il Governo vuole capire quale è lo stato dell’arte a una settimana esatta dall’ultimo incontro, quando le Regioni avevano chiesto a gran voce che fosse la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ad assumersi la responsabilità degli orari scaglionati per le scuole. La call riparte proprio da quel punto e su quel punto si concentra la priorità di tutti i partecipanti: bisogna insistere sulla differenziazione degli orari delle scuole, ma anche degli uffici. È evidente oggi, come lo era sette giorni fa, che sui territori c’è molto ritardo. E in questo senso tutti ribadiscono che si dovrà fare di più e meglio. L’impegno resta affidato ai governatori, tira in ballo anche le aziende del trasporto pubblico, chiamate a comunicare tempestivamente le criticità lungo le linee, e tiene in ballo anche il ministero dell’Istruzione che nei giorni scorsi ha promesso un coordinamento maggiore e più incisivo.

Se gli ingressi scaglionati di scuole e uffici continuano a essere una materia che necessita di interventi sostanziosi per invertire un trend che fino ad ora ha messo in luce solo criticità, il tema della capienza dell′80% a bordo dei mezzi pubblici non viene considerato centrale neppure durante questa riunione. Nonostante l’impennata dei contagi e lo strascico delle foto che sono rimbalzate sui social per settimane con i vagoni della metropolitana o i bus stracolmi, la questione viene archiviata nuovamente dai numeri che forniscono le associazioni del trasporto pubblico locale. Già una settimana fa i dati forniti parlavano di una capienza a bordo intorno al 70%, inferiore quindi al limite massimo consentito. Ora il numero è precipitato drasticamente, arrivando a toccare quota 45 per cento. E le situazioni di criticità, quelle cioè caratterizzate dal sovraffollamento, hanno riguardato meno del 2% dei passeggeri. La diminuzione dei passeggeri viene indicata come generalizzata: il fenomeno, insomma, sta riguardando l’intero Paese, non specifiche Regioni.

Il trend gioca a favore del Governo e delle Regioni perché ridimensiona una questione che nelle ultime settimane è diventata caldissima. Non per questo, però, la ministra dei Trasporti vuole abbassare la guardia. E non a caso ha ricordato ai rappresentanti delle Regioni che la capienza all′80%, decisa ad agosto con il nuovo protocollo sui mezzi pubblici, è stata sì la scelta che “in termini scientifici e organizzativi garantiva il più razionale equilibrio tra diritto alla salute e alla mobilità”. Ma è stata una scelta che fin da allora ha contemplato la possibilità per le Regioni di applicare linee guida più restrittive rispetto a quelle indicate dal Governo. Cosa che nessuno ha ritenuto evidentemente necessario non essendoci stata una riduzione della capienza in nessuna Regione o città.

La capienza a bordo dell′80% per ora non si tocca e l’affluenza, che è in calo, è un elemento decisivo per non prevedere restrizioni a livello nazionale. Semmai - è il ragionamento del Governo - bisogna insistere per garantire l′80 per cento. In tal senso il numero dei bus privati noleggiati per rafforzare la rete pubblica ha toccato quota 1.770. E poi, come si diceva, tocca alle scuole, ma tocca anche ai sindaci che possono, meglio dovrebbero, riorganizzare gli orari di vita delle città, intervenendo con orari scaglionati anche per i negozi. Ma tutto questo schema deve fare i conti con l’avanzata del virus. Quello che fino a qualche giorno fa era un allarme potrebbe trasformarsi nell’effetto opposto, nel rischio cioè che i mezzi pubblici siano sempre meno frequentati. Coprifuoco, didattica a distanza, l’effetto psicologico che spinge a non muoversi più di tanto, puntellano uno scenario che deve ancora prendere forma compiuta, ma che ha già iniziato a disegnare la geografia del nuovo conto che presenta il virus al Paese.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.