Imparare a riconoscere i sintomi della sindrome dell’ovaio policistico è il primo passo per imparare a curarsi

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Photo credit: torwai - Getty Images
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La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è un disturbo relativamente comune che colpisce tra il 10 e il 15% delle donne in età fertile, tra i 15 e i 45 anni e che può influire negativamente sul metabolismo e sulla capacità riproduttiva. Diagnosticarla non è così semplice: i sintomi che la caratterizzano sono molto comuni e riconducibili a diverse condizioni. Ma partiamo dall’inizio.

Cos’è la sindrome dell’ovaio policistico

"Innanzitutto è importante distinguere tra ovaio policistico e sindrome dell’ovaio policistico: il primo indica semplicemente una condizione di ovaie con numerosi follicoli, la seconda indica invece il disturbo endocrino. È caratterizzata da disfunzioni ovulatorie, iperandrogenismo e presenza all’ecografia di ovaie con aspetto policistico, ovvero ovaie che hanno 12 o più follicoli dai 2 ai 9 millimetri di diametro e una grandezza dell’ovaio superiore ai 10 millimetri", spiega Elisabetta Colonese, ginecologa specializzata in terapia dell’infertilità di coppia, iscritta al portale dottori.it

Photo credit: Menshalena - Getty Images
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Sintomi della sindrome dell'ovaio policistico

I sintomi dell'ovaio policistico sono diversi e la loro intensità si diversifica in modo notevole da una paziente all’altra. I principali sono la presenza di mestruazioni irregolari, con un intervallo tra un ciclo e l’altro di almeno 35 giorni, acne, alopecia, ma anche irsutismo, infertilità (nel 40% dei casi), difficoltà a perdere peso, diabete e obesità. I sintomi possono manifestarsi subito dopo la prima mestruazione oppure svilupparsi durante gli anni. "La maggior parte delle donne che soffre di questa sindrome non ne è consapevole, ma se ne rende conto solo quando cerca una gravidanza", commenta la ginecologa. Le cause sono ancora poco chiare. Si pensa che la sindrome dell’ovaio policistico abbia un’origine genetica.

Photo credit: Klaus Vedfelt - Getty Images
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Rimedi per la sindrome dell'ovaio policistico

"Dipende molto dalla sintomatologia della paziente e dal suo obiettivo, ma si è visto che le vitamine del gruppo B per esempio la B6, ma anche la B3 e la B12 sono di aiuto. È importante l’assunzione di acido folico e, qualora sia carente, un integratore di vitamina D fondamentale per la sintesi della serotonina e delle ossa. Se la paziente non sta cercando una gravidanza, potrà assumere una pillola estroprogestinica per regolare ormoni maschili. Monitoraggio dei lipidi, del cortisolo e della glicemia sono altrettanto importanti", afferma la dottoressa Colonese.

Alimentazione per la sindrome dell'ovaio policistico

Tutte le pazienti che soffrono di sindrome da ovaio policistico dovrebbero fare attività fisica e consultare un nutrizionista, in accordo con ginecologo ed endocrinologo, per trovare il regime alimentare che meglio si adatta alle sue esigenze. In linea generale sono da evitare bevande gassate, anche zero zuccheri, prodotti confezionati o processati, pasti troppo ricchi ed abbondanti. Semaforo verde, invece, a cereali integrali, legumi, alimenti ricchi di fibra, salmone, avocado, noci (ricchi di Omega3).

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