Intanto il Ddl contro l'omotransfobia è passato alla Camera, ed è triste che non se ne parli

Di Simone Alliva
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Photo credit: Simona Granati - Corbis - Getty Images
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Nell' assoluta indifferenza di un Paese distratto è stata approvata alla Camera la proposta di legge Zan che punisce chi discrimina in base al sesso, al genere, all'orientamento sessuale, all'identità di genere o alla disabilità. Adesso la palla passerà al Senato che dovrà ripercorrere le stesse tappe fino all’approvazione. Dovrà farlo dentro un tempo scandito dallo slogan del momento: “ci sono altre priorità”.

Quali? Beh, per chi non ha vissuto nell’ultimo anno in una capanna in mezzo ai boschi in perfetto eremitaggio, fuori c’è una crisi sanitaria e conseguente crisi economica non indifferente. Eppure questo jingle che viene intonato dalle opposizioni di destra quasi ogni giorno non riesce a convincere. La vita delle persone Lgbt non è immune al Covid-19, essere gay, lesbica, trans non mette al riparo da nessuna crisi, spesso la vita pesa di più. Il benaltrismo è sempre stato il paravento degli imbarazzi pavidi. Bisogna pur cominciare da qualcosa, invece: il meglio è sempre nemico del bene.

Va da sé che la legge contro l’omotransfobia nasce proprio da un’altra crisi. Individuata da Alessandro Zan, deputato del Partito Democratico. Sul finale della stagione giallo-verde, dopo il mojito di Salvini al Papeete e tutto quello che è venuto dopo, in qualità di membro della commissione il deputato dem riesce a ottenere dal partito la possibilità di dare inizio alla discussione. La richiesta viene fatta in una congiunzione astrale perfetta: alla Camera i Cinquestelle non hanno ancora depositato una proposta simile, la presidente della commissione Francesca Businarolo risulta assente per maternità ed è il vice Franco Vazio (quota PD) a tenere le redini della presidenza. Si può procedere. Con il silenzio assenso della Lega: «Vediamo cosa faranno» dice un deputato del Carroccio. Molto. L’hanno approvata. Adesso siamo in attesa del Senato.

Photo credit: NurPhoto - Getty Images
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Sono 25 anni che si parla della estensione della cosiddetta legge Mancino alle aggressioni a motivo di orientamento sessuale e di identità di genere. La Mancino inasprisce le pene se le violenze scattano per motivi etnici o religiosi.

I leghisti si sono imbavagliati per sottolineare che questa legge sarebbe un bavaglio al libero pensiero. Una fake news. La legge Zan tiene insieme due valori, quello della libertà di pensiero (tutelata dall’articolo 21 della costituzione e anche dall’articolo 3 della legge Zan) e la libertà dei cittadini Lgbt di vivere senza essere offesi, massacrati, uccisi. Ripetiamo: la prima è tutelata dalla legge, la seconda ancora no.

Per le opposizioni, inoltre, la legge violerebbe l’articolo 3 della Costituzione con riferimento al canone della ragionevolezza, in quanto il codice penale prevederebbe già tutele per chi è colpito nella sfera sessuale; si violerebbe il principio di uguaglianza: perché tutelare i gay e non i barboni? Ancora, ci sono protezioni per le vittime che sono offese per posizioni oggettive: esempio le persone incaricate di pubblico servizio. Invece orientamento sessuale e identità di genere sarebbero elementi “soggettivi”. Attenzione: se degradiamo l’omosessualità a gusto sessuale, tutto può essere soggettivo e durare un minuto. Si tratta invece di un orientamento sessuale di pari dignità rispetto a quello eterosessuale che comporta condizioni oggettive: relazioni, legami, convivenze, beni in comune, figli a volte.

I rapporti veri, così come sono quelli omosessuali, e gli orientamenti non sono scritti sulla sabbia, sono concreti, spesso visibili. La transessualità ha con evidenza elementi oggettivi: primo, è scritta sul corpo delle vittime; secondo, chi conosce l’iter di transizione previsto dalla legge 164 che permette il cambiamento di genere sa bene come e quante volte viene registrato step by step il percorso intrapreso. Inutile negarlo: i reati commessi ai danni di gay lesbiche e trans scattano per motivi di odio nei confronti di minoranze riconoscibili e vessate, chi li commette prende i cittadini a bersaglio credendo di avere dalla propria parte la maggioranza.

Cosa cambia se la legge passa? Oggi, per esempio, è reato esibire allo stadio lo striscione «ebrei ai forni», approvata la legge sarà reato scrivere «gay ai forni». Sosterrà la convivenza riconoscendo la parità di valore di ogni cittadino anche gay. Contrastando l'ostilità diventerà un simbolo del riconoscimento della dignità delle persone Lgbt. È questo il punto che la rende necessaria al movimento lgbt e sgradita a chi ritiene la superiorità del «modello etero». Dentro il Parlamento negli ultimi giorni c’è chi ha paragonato l’omosessualità alla pedofilia e chi ha fatto la solita equazione: persone Lgbt come persone malate. Di fronte a questo anche il relatore della legge, una persona silenziosa e pacata, ha alzato la voce: “Sono stanco”.

È stanca una comunità Lgbt. Sono stanchi i genitori. Anche quelli che hanno perso i figli per colpa dell’omotransfobia, come la mamma di Marco. Un ragazzino di quattordici anni di Roma. Non era apertamente gay ma era percepito dai suoi compagni che lo tormentavano in ogni modo. I compagni di scuola gli dicevano di suicidarsi; gli dicevano che non meritava di vivere; gli dicevano che Dio lo odiava. Una sera di agosto scrive: “Sono omosessuale, nessuno capisce il mio dramma e non so come farlo accettare alla mia famiglia”. Due messaggi, uno su un foglio di carta, l’altro su una pen drive. Si provoca dei tagli alle braccia e all’inguine. Poi sale sulla terrazza condominiale e si lancia nel vuoto da un’altezza di 20 metri.

Photo credit: Simona Granati - Corbis - Getty Images
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Con una legge così, ogni adolescente deriso sentirebbe che lo Stato è dalla sua parte. L’omotransfobia non è solo una coltellata o un insulto, ma l’assenza di attese nell’immaginario sociale. Ci sono in giro tanti ragazzi LGBT che non sono in grado di immaginare un futuro con entusiasmo sufficiente a compensare il dolore che provano. Dare loro un futuro, offrire incoraggiamento è quello che dovrebbe fare un paese normale senza canticchiare il jingle delle “altre priorità”. Difendere il futuro è una priorità.

La legge, lo abbiamo detto, prevede una semplice aggravante in caso di violenza ma non solo: l’articolo 4 introduce la possibilità̀ di svolgere le attività̀ non retribuite a favore della collettività̀ in caso di sospensione condizionale della pena: il condannato, ad esempio, potrà̀ svolgere attività̀ presso associazioni Lgbt. L’articolo 5 che considera le persone Lgbt vittime vulnerabili nel processo. L’articolo 6 che prevede l'istituzione della giornata mondiale contro l'omotransfobia il 17 Maggio. Incontri e iniziative in amministrazioni pubbliche e scuole. L’art. 7 prevede la strategia Nazionale LGBT attivata dall'UNAR (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali della presidenza del Consiglio). Interviene già̀ oggi negli ambiti dell’educazione e dell’istruzione, del lavoro, della sicurezza e delle carceri e della comunicazione e dei media. Corsi di educazione al rispetto. Insomma, cultura, quella che serve veramente per arginare il fenomeno dell'omotransfobia. E ancora l'istituzione e il sostengo dei centri anti-violenza. Le case rifugio per le vittime di omotransfobia. E la raccolta dei dati di violenza omotransfobica previsa ogni 3 anni dall'Istat in coordinamento con l'OSCAD.

È una legge a costo zero. Che però regala speranza. “Lo so che non si può vivere di sola speranza” diceva Harvey Milk “Ma senza speranza non vale la pena vivere”. La speranza può salvare vite- l’ha già fatto- lo Stato può fare ancora di più. L’omofobia non è ignoranza è stronzaggine pura. È fascismo, scriveva Delia Vaccarello, penna de L’Unità. “Non è ammessa l'ignoranza se basta scendere in strada e vedere che gli esseri umani possono anche essere omosessuali senza che il mondo crolli. E lo sono da secoli, non è certo una novità. A volte per “conoscere” una lesbica o un gay basta guardare negli occhi tuo figlio tua sorella il tuo collega”.

Con questa legge si fa un passo più per abolire quel tipo di fascismo. Per permettere a tutti di guardarsi negli occhi senza odiarsi. Per rispedire al mittente quelle maledette stronzate umilianti e degradanti che dai Palazzi del potere alle aule scolastiche, hanno ucciso intere generazioni.