Intervista a Tracy L. Cox, il costumista di Run the World

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Photo credit: Cara Howe
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Assistente di Patricia Field in Sex & the city e Il diavolo veste Prada, c’è il suo estro dietro ai look memorabili di Sarah Jessica Parker sul red carpet (è stato per anni il suo personal stylist). Chi meglio di Tracy L. Cox per vestire le quattro protagoniste di Run the World, il Sex and the City ambientato ad Harlem di Leigh Davenport e disponibile su Starzplay? Quattro donne, quasi sorelle, sicuramente “sorelle”, bellissime e stilosissime in uno show godibile e onesto dove lustrarsi gli occhi e divertirsi a scovare citazioni.

Il look di Viola Davis ai Golden Globe è stato un punto di svolta: stampe africane per ripensare il glamour in chiave inclusivity. Lei che scelte ha fatto per la serie?

Abbiamo cercato di valorizzare i nuovi talenti black come Christopher John Rogers, LaQuan Smith e Brandon Blackwood. Questi sono i miei preferiti ma ce ne sono molti altri.

Photo credit: Cara Howe
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Cosa le ha chiesto Leigh Davenport?

Che le quattro amiche fossero come una tribù esclusiva che nessuno potesse “penetrare”. Ognuna poi ha il suo tocco speciale.

Come lavora, da dove parte?

Non necessariamente da un moodboard. Parlo molto con gli attori e le attrici, cerco di capire la loro energia e quello che vogliono portare al personaggio. Poi faccio tanta ricerca. Qui mi sono ispirato all’era del Cotton Club, Josephine Baker, l’Harlem Renaissance. Ho cercato di trasferire quel sapore nello show... Per Whitney la prima ispirazione è stato il New Look di Christian Dior, l’idea del contrasto su una donna nera mi piaceva. Ella è la Carrie di Run the World e indossa un po’ di tutto, è un mix di tutte e quattro. ha un fisico pazzesco, va dalle micro mini ai gioielli strong alle stampe.

Il titolo viene da una canzone di Beyoncé. Anche lei è un’ispirazione?

Beyoncé è stata, ed è, un’ispirazione per tutte le donne black.

Altre icone?

Non molte in realtà, non volevo metterle in una scatola, anzi, volevo che diventassero loro le nuove icone. Così ho provato a pensare a cose mai viste. Vedrete, non somigliano a nessun’altra.

Sex and the City ha fatto la fortuna di molti brand. Con Run the World cosa succederà?

Gianvito Rossi sarà il nuovo Manolo... Ho utilizzato tanti brand, da Versace a Bottega Veneta, a Dries van Noten.

Photo credit: Cara Howe
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Nella puntata pilota ci sono molti orecchini a cerchio.

Perché è l’unica dove non le ho vestite io. Ho cercato di stare alla larga dai cerchi, non se ne può più ma ci sono tanti bellissimi gioielli divertenti. Avete presente quelli couture anni ‘90 di Christian Lacroix, Gianfranco Ferré, Fendi? Audaci, forti.

Che trend lancerà Run the World?

Tanti spero. Quello che vorrei più di tutti: le borse in miniatura, mi piacciono un sacco quelle di Mark Cross. E comunque non è uno show trendy ma stylish, non ha una narrazione hip hop.

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Qui lei è il costumista e Patricia Field l’assistente?

(Ride) Lei direbbe di sì, in realtà è consulente. Le presentavo le idee e spesso mi rispondeva: ok, ottimo, procedi.

Nel primo episodio c’è tutta una questione sul tutù della bambina. Il colore è usato in modo “politico”?

Lì il discorso è: se il tutù e le scarpe da danza classica rosa devono confondersi con la pelle su una bambina afroamericana quell’effetto non c’è. Il discorso razziale è molto presente ma i colori sono semplicemente forti e audaci, per riportare l’allegria dopo questi tempi difficili.

La sua decade preferita per la moda?

Non ho una decade ma un anno preferito, il 1992. Era tutto così spensierato, felice, innovativo. Ogni volta torno sempre al 1992, qualunque cosa faccia.

Un consiglio per chi volesse seguire le sue orme?

Io mi vestivo in modo molto riconoscibile e sono diventato famoso col passaparola. Direi, siate social e favolosi.