Io sono femminista, bissessuale, di colore

Di Roberto Croci
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Photo credit: gettyimages
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From ELLE

Black, queer, feminist. Se Janelle Monáe volesse riassumere la propria personalità in tre parole, sceglierebbe queste. «Sono fiera di essere una donna di colore, libera di esprimermi sessualmente, sono pansessuale, mi innamoro di una persona, non di un sesso, e soprattutto fiera di essere femminista, di far parte del movimento LGBTQ+, di schierarmi in difesa delle donne di tutti i colori che hanno sempre dovuto nascondersi dietro gli uomini, senza alcun riconoscimento».

Janelle, 35 anni, laurea in recitazione e cantante di livello - ha avuto 6 nomination ai Grammy - dopo due film importanti come Moonlight e Il diritto di contare è la protagonista di Antebellum (in streaming su Amazon Prime Video), un’accusa diretta su come schiavitù e supremazia bianca siano ancora attuali e sempre più interconnessi nel razzismo sistemico degli Stati Uniti.

Questo è il suo primo ruolo da protagonista?

Sì! Sono felicissima di esserci, non riuscivo a smettere di leggere la sceneggiatura tanto mi piaceva. In genere leggo qualche pagina e poi mi prendo una pausa, ci rifletto su. Con Antebellum non vedevo l’ora di parlare con i registi Gerard Bush e Christopher Renz, che hanno anche scritto il film, per capire come ha preso forma la storia. Mi hanno detto che tutto è cominciato con un sogno.

Un sogno?

Diciamo un insieme di sogni. Quando ho parlato con Gerard, mi ha detto che la maggior parte della storia gli è stata raccontata dai suoi antenati in sogno. Sono rimasta molto colpita perché anche io ho scritto molte canzoni dopo aver vissuto dei sogni, creativamente e emotivamente li ritengo molto importanti.

Questi sogni le hanno rivelato qualcosa di nuovo?

Ho capito che solo grazie al passato possiamo costruire il nostro futuro. Questo è il motivo per cui è importante scegliere con cura i film che voglio interpretare, perché danno forma e sostanza al mio futuro. È importante non dimenticare il nostro passato, soprattuto per noi donne.

Nel film c'è un passaggio importante dove il suo personaggio parla di liberazione femminile. Qual è stato il momento in cui lei si è liberata?

Essere libera e indipendente è sempre stato importante per la mia carriera. All’inizio tutti avevano un’opinione su di me, su come avrei dovuto vestirmi, sulla musica che dovevo scrivere, sui miei capelli, tutti mi dicevano che dovevo comportarmi in modo più femminile, non mischiare generi musicali diversi. E così mi sono ribellata a questa immagine annacquata di me stessa, volevo provare al mondo che potevo avere successo ed essere diversa, donna, queer, bisessuale, gay, di colore e femminista. Per me è sempre stato importante nei confronti di me stessa rimanere autentica.

Dopo tutte le proteste avvenute in America e nel resto del mondo, dopo #blacklivesmatter quanto è rilevante questo film?

Credo che siamo arrivati a un punto in cui la storia degli afroamericani conta moltissimo. Gil Scott-Heron diceva che la rivoluzione non andrà in televisione, non sarà trasmessa in replica, la rivoluzione sarà dal vivo. Ed è quello che è successo, che sta succedendo. È importante che ci si possa confrontare, come nazione, con le atrocità del nostro passato per avere un futuro migliore.

Per spargere il messaggio, meglio le liriche di una canzone o le immagini di un film?

Le parole sono importanti ma le immagini sono più immediate. Entrambe sono frutto della creatività del nostro pensiero e anche della cultura che creiamo studiando e vivendo. Le parole di una canzone sono importanti, soprattutto in questo momento storico, perché le scelgo io, sono mie e solo mie, definiscono il mio viaggio, qualunque esso sia. Le immagini forse sono più evocative, perché ti colpiscono subito, penetrano la corteccia cerebrale e formano impulsi, ricordi, movimenti.

Come vede il suo ruolo di donna di colore negli Stati Uniti?

Siamo la nuova onda che abolisce il silenzio subíto da tutte le donne di colore in questo Paese, da centinaia di anni fino ad ora. Il silenzio per noi donne è stato molto importante per la nostra sopravvivenza, sin dai tempi della schiavitù. Siamo diventate brave a negare gli abusi, a chiudere la bocca per evitare la violenza sulle nostre famiglie. Credo che questo sia il momento giusto per aprire le nostre anime e mettere fine a questo silenzio che ha creato dolore e separazione nel nostro Paese e nelle nostre famiglie. Deve essere un esempio da imitare nel resto del mondo. Per me le donne di colore stanno assumendo sempre più il ruolo di super eroine, al pari di Wonder Woman.

E la sua identità sessuale, come la vive?

Sono fluida, per me è importante il viaggio, non la destinazione. Come dice il verso di una mia canzone: "I am not America’s nightmare, I’m the American Dream, just let me live my life" (non sono l’incubo americano, sono il sogno americano, fammi vivere la mia vita, ndr).

A cosa deve il suo successo?

Alla parola no, la uso spesso. Non mi piace quando qualcuno cerca di controllarmi, soprattutto se è un uomo. So quello che voglio, ho una visione precisa sul mio futuro, sulla mia compagnia Wondaland Art Society, la mia casa di produzione, la mia etichetta discografica, un luogo di incontro dove tutte le persone creative possono incontrarsi e lavorare sulla formazione, il progresso e l’evoluzione della nostra cultura. Black Lives Matter davvero.