Italia arrivo! Thomasin Mckenzie sbarca al Lido con due film

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Photo credit: Jemal Countess - Getty Images
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Who’s that girl? Ce lo siamo chiesti in molti dopo aver visto Jojo Rabbit. E ora quella ragazzina non è più così sconosciuta, ha 21 anni e alla Mostra del cinema porta due film importanti. In The Power of the dog di Jane Campion, in concorso, Thomasin McKenzie ha un ruolo minore accanto a Benedict Cumberbatch e Kirsten Dunst, mentre in Ultima notte a Soho di Edgar Wright, fuori concorso a Venezia, «è presente in ogni scena».

Viso pulito, occhi chiari, capelli sciolti, orrendi pensili in formica marrone che la chiudono in un’inquadratura poco felice, si scusa: «C’è una pessima luce... Sono rientrata pochi giorni fa da Londra, e qui è obbligatorio fare due settimane di quarantena in hotel». “Qui” è Wellington, Nuova Zelanda, dove vive con i suoi che non ha ancora potuto vedere. Conta i giorni. Terza di quattro figli, erede di una dinastia dello spettacolo, acting royalty, come i Redgrave in Inghilterra e i Barrymore in America: mamma e nonna attrici, papà drammaturgo e regista, Thomasin è cresciuta tra set e camerini. Ha una dolcezza composta e la curiosità dei vent’anni che osserva via Zoom i poster nella mia stanza, fa domande, approva. È l’ultima intervista della giornata eppure lei c’è, è lì per te, concentrata e professionale, anche se il sonno ogni tanto le intorpidisce le reazioni e i lineamenti delicati: «Qui è tardi, il cervello risponde lentamente», sorride. Poi le dici “Venezia” e...

Ci sei mai stata?

Mai. Mi sembra folle solo l’idea che tra un po’ sarò in Italia, a Venezia, figuriamoci partecipare al festival.

Il red carpet ti diverte?

Molto. Mi piace lavorare con la mia stylist, adoro studiare insieme a lei il look e il make up da abbinare a un vestito, è divertente sperimentare stili diversi, cercare di capire cosa desidero trasmettere, come vorrei che un vestito mi facesse sentire.

Detto così sembra meno frivolo...

Dipende tutto da dove “mi trovo” in quel momento della vita, a volte mi piace indossare qualcosa che c’entri con l’universo del film, per Venezia stiamo ancora cercando di capire quale strada percorrere ed è un bel viaggio.

Photo credit: courtesy
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Nel film studi moda, si vedono i bozzetti di Eloise, la protagonista. Ti piace disegnare?

Mi piace e dovrei farlo di più, ma è difficile trovare il tempo, mettermi seduta e cominciare. Adoro la moda, soprattutto il vintage, mi entusiasmo quando trovo pezzi di seconda mano ai mercatini... Sto ancora cercando di capire qual è il mio stile, ogni volta che entro in un personaggio e poi mi tolgo i vestiti di scena per indossare i miei perdo un po’ il senso di qual è il mio guardaroba ideale, sono in una fase di confusione e scoperta.

Ultimamente leggo spesso anche il cognome di tua mamma accanto a McKenzie: ci tieni molto, vero?

Vorrei che nessuno dei due s'ingelosisse... Hanno avuto un’influenza incredibile sulla mia carriera, onore a entrambi. Ma il nome non ci sta nelle locandine quindi va bene anche solo Thomasin McKenzie. Che poi, a voler essere precisi, sarebbe Thomasin Katherine Helen Harcourt Mckenzie, ridicolosamente lungo e sconveniente (ride)».

Sei molto legata a nonna Kate: i momenti più belli insieme?

Sono quelli in silenzio. Ha la stanza al piano terra, accanto alla mia, stiamo spesso insieme senza parlare e lei canta sempre. Adoro stare seduta e sentire semplicemente la sua presenza, ascoltarla canticchiare quei suoi stupidi motivetti del passato.

Se potessi viaggiare nel tempo, come nel film, quale idolo vorresti incontrare?

Audrey Hepburn. Sono infatuata di lei da sempre. Vacanze romane, Sabrina, My fair lady… Ha una scintilla che accende di gioia tutto quello che fa: non puoi essere triste guardando i suoi film. In Ultima notte a Soho c’è un poster di un suo film e per poterlo utilizzare Edgar ha dovuto scrivere una lettera ai figli. Ero emozionatissima anche solo per quella piccola connessione tra me e lei.

Sei cresciuta nei backstage dei teatri e sui set: hai sempre voluto recitare?

No, ma uno dei miei primi ricordi è girare la Nuova Zelanda con mio padre autore e regista di uno spettacolo dove recitava la mamma. In un modo o nell’altro cinema e teatro hanno sempre fatto parte della mia vita, ero in camerino quando mamma si cambiava, nei corridoi dell'accademia di recitazione dove insegnava, correvo e giocavo coi suoi studenti... Era talmente normale per me che da piccola volevo fare tutt’altro: la guardiana di uno zoo o la veterinaria. Quando ho scelto di essere attrice l’ho fatto ben consapevole di cosa significasse: non ero abbagliata dal glam o dai lustrini, era il lavoro dei miei genitori e sapevo quanti e quali sacrifici avessero fatto per seguire la loro passione.

Hai mai invidiato i figli unici?

La mia migliore amica lo è e da piccola ero terribilmente invidiosa... Adesso sono felice della mia famiglia. La cosa più bella è vedere i miei fratelli avere successo in quello che amano fare. Quando sono lontana e mamma mi manda le foto della mia sorellina mi riempie di orgoglio. L’unico problema è che pare sia diventata più alta di me in quest’ultimo mese e ha solo 14 anni. Mi dà molto fastidio, lo vivo come un tradimento e lo trovo profondamente ingiusto

Edgar Wright ha detto di te che sei "così giovane e fragile da rendere il film doppiamente pauroso". Sei fragile? (Le esce un «sì» quasi sofferto e poi come per farsi coraggio:)

Sono fragile e molto sensibile ma i miei dicono che ci vuole tanta forza per girare il mondo e continuare a lavorare con la pandemia come ho fatto io quest’anno.

Dove prendi la forza?

Da mamma. È quel tipo di persona che va avanti come un treno, attraversa la vita senza lasciare nulla a metà, una sgobbona. Ho preso dalle donne di famiglia, mamma e nonna.

Ultima notte a Soho è un musical horror: di cosa hai paura tu?

Sono ipocondriaca, ho paura delle malattie, e quest’anno era quasi inevitabile ammalarsi...

Ma è anche un horror psicologico. Perché questa epoca ha tanto bisogno di essere spaventata?

Guardi un horror perché cerchi emozioni forti, vuoi vivere nel momento, è impossibile pensare alle tue battaglie, chiedi di essere terrorizzato, distratto dagli orrori del mondo.

C’è stata una scena particolarmente spaventosa da girare?

Una dove corro per Londra come una pazza in mezzo a gente normale che non sapeva nulla del film... Mi sono vergognata da morire. Per me, è stata la più spaventosa.

Cosa ti aiuta ad attraversare la vita?

La meditazione. È un modo per centrarmi prima di immergermi nel mondo di un personaggio. Può diventare faticoso, dopo una giornata di lavoro, ancorarmi di nuovo a me stessa, meditare mi aiuta a riconnettermi con Thomasin, a iniziare la giornata con calma, in silenzio, mi protegge un po' dai ritmi stressanti che ci fanno svegliare nel panico, di fretta. Mi piace prendermi del tempo per i miei pensieri.

E se potessi tornare a un momento del tuo passato, quale sceglieresti?

Princess beach, nella baia dietro casa: ci andavo sempre da piccola con la nonna, io e lei da sole. Stavamo così bene...

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