Joe Biden e Kamala Harris cambieranno il mercato immobiliare americano?

Di Carlotta Marelli
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Photo credit: Drew Angerer - Getty Images
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Con l’acronimo YMBY, (“yes in my backyard, in opposizione a NIMBY, o “not in my backyard”) in America da qualche anno si intende un movimento basato sull’idea che le città devono permettere la costruzione di più alloggi per accogliere una popolazione sempre maggiore. Della carenza di alloggi nelle città americane hanno scritto tutti, dal New York Times al Washington Post, e questo tema è stato uno dei più caldi nei programmi elettorali dei democratici, che si sono appena aggiudicati la presidenza degli Stati Uniti con la vittoria di Joe Biden su Donald Trump.

Tra chi ha puntato di più sul tema degli alloggi c’è Kamala Harris, neo vicepresidente degli Usa, che a luglio 2019 ha proposto un piano abitativo focalizzato soprattutto sul rendere gli alloggi accessibili alle minoranze, con l’obiettivo di colmare le ingiustizie derivanti dalla passata politica immobiliare federale. Quello che vorrebbe mettere in atto la prima vicepresidente donna degli Stati Uniti è una sovvenzione di 100 miliardi di dollari per gli acquirenti di case che vivono nelle cosiddette “redline areas”, in riferimento alla vecchia pratica di colorare di rosso le aree con un numero considerevole di abitanti neri a mo’ di avvertimento per i creditori ipotecari, isolando efficacemente i neri in aree che avrebbero subito livelli di investimento inferiori rispetto alle loro controparti bianche. Obiettivo di Kamala Harris è rendere più facile l’accesso al credito per le persone a basso reddito, porre fine alla discriminazione ipotecaria contro le minoranze razziali e combattere la discriminazione dell'edilizia popolare basata sul genere e sull'identità sessuale.

Anche Joe Biden, che hai tempi delle primarie per diventare il rappresentate dei democratici non aveva presentato un piano abitativo approfondito come quello di Harris o di Elizabeth Warren (che alle politiche abitative aveva dedicato gran parte del suo programma elettorale), prevede inoltre di fornire assistenza finanziaria per aiutare gli americani ad acquistare o affittare alloggi, come “l’assistenza per il pagamento di un acconto attraverso un credito d'imposta rimborsabile e anticipabile e il finanziamento completo dell'assistenza federale per l'affitto” si legge sul sito della campagna di Biden. Oltre a questo, il programma di Biden affronta la questione edilizia da un altro punto di vista, chiedendo di dimezzare l'impronta di carbonio degli edifici americani in 15 anni. Biden vuole indirizzare l’HUD (Department of Housing Preservation and Development) per aumentare l'efficienza energetica degli alloggi a basso reddito, senza ampliare il patrimonio immobiliare; tuttavia, aumenterebbe gli standard energetici federali per gli elettrodomestici e le attrezzature per l'edilizia, accelerando l'adozione di codici di costruzione più severi. Gli effetti a catena di questi progetti potrebbero effettivamente migliorare la quantità e la qualità degli alloggi, ma non risolverebbe il problema per cui il patrimonio immobiliare risulta insostenibile per metà delle famiglie americane.

“La vittoria di Joe Biden e Kamala Harris potrebbe comportare alcuni grandi cambiamenti nel mondo immobiliare americano”, spiega a realtor.com Edward Goetz, professore di politica urbana presso l'Università del Minnesota a Minneapolis.

“Il problema è come gli alloggi a prezzi accessibili, come categoria di sforzi, si confrontano davvero con le altre cose che intende realizzare, come il debito dei prestiti studenteschi, il cambiamento climatico, e a cosa darà la priorità”. Uno degli assi principali del piano abitativo da 640 miliardi di dollari di Biden, è quello di aiutare più americani (tra cui quelli ad avere più difficoltà sono, oltre alle minoranze, gli insegnanti, gli operatori del primo soccorso e altri lavoratori del servizio pubblico e nazionale) a diventare proprietari di case. Ora che è presidente, ha l'opportunità di trasformare quel piano in realtà.

Buon lavoro, Presidente!