Joe Biden, gli Stati Uniti e il climate change: cambierà qualcosa sul Pianeta Terra?

Di Alessia Musillo
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Photo credit: Mark Wilson - Getty Images
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Il neo-eletto 46esimo Presidente degli Stati Uniti d'America, Joe Biden, si è presentato agli occhi del mondo sintetizzando le sue idee sul cambiamento climatico in un programma green che vuole rispettare, che vuole cambiare la posizione del continente Oltreoceano nei confronti del Pianeta Terra. Vediamo come.

Si volta pagina rispetto all'approccio di Trump - e, almeno su questo, non vi erano dubbi. Se l'ex inquilino della Casa Bianca aveva fatto in modo che l'America abbandonasse l'Accordo di Parigi del 2015, gli obiettivi di Biden vanno esattamente dalla parte opposta. Gli Stati Uniti rientreranno nel patto fra Stati, che "stabilisce un quadro globale per evitare pericolosi cambiamenti climatici limitando il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2ºC e proseguendo con gli sforzi per limitarlo a 1,5ºC. Inoltre punta a rafforzare la capacità dei Paesi di affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici e a sostenerli nei loro sforzi" come sintetizza la Commissione Europea. In altre parole, l'accordo prosegue idealmente il cammino intrapreso nel 1997 con il Protocollo di Kyoto e il Presidente in carica non ha affatto intenzione di restarne fuori. Il programma verde di Biden, cavallo di battaglia della campagna elettorale, ambisce anche a soddisfare il raggiungimento dell’obiettivo nazionale di emissioni nette “zero” entro il 2050, attraverso una spesa federale di 1,7 triliardi di dollari in dieci anni - perché lo stesso Accordo di Parigi prevede di ridurre l'emissione dei gas serra, dopo averne toccato - ahimé - il picco, in modo da trovare un equilibrio fra emissioni e tagli per la seconda metà di questo secolo, quindi entro il 2050.

La premessa è quella che gli Stati Uniti ripensino all'intero sistema del settore energetico e che se ne preveda un cambiamento radicale: puntare tutto sull'energia rinnovabile, stabilire nuove strategie in ambito tecnologico, tassare le emissioni, creare un budget a favore di incentivi per agevolare la diffusione massiccia dei veicoli elettrici e dunque sostenere attivamente la mobilità dolce. A proposito di progresso, Biden vuole creare una nuova agenzia federale (ARPA-C) che acceleri lo sviluppo di tecnologie (nuove e fondamentali) a sostegno della ricerca sui reattori nucleari modulari, sistemi di cattura del carbonio, reti di stoccaggio energetico e produzione industriale delle materie prime a basse emissioni. Per fare questo, serviranno 400 miliardi di dollari.

Sappiamo oggi che tra dire e il fare c'è di mezzo l'America - perché, che ci piaccia o no, è lei a tirare le fila del mondo. Biden, troppo moderato? Per gli ambientalisti, sì. In confronto a un Sanders che con il suo Green New Deal avrebbe raggiunto gli obiettivi in dieci anni, il neo-eletto Presidente prende tempo e annuncia che ci vorranno trent'anni per tagliare il filo rosso delle buone misure green. La domanda vera è: abbiamo tutto questo tempo? A prescindere dalla risposta le finalità di Biden sono preziose e, comunque, tornare a cooperare in questo senso con l'Unione Europea può contribuire in modo determinante a stabilire il futuro. Il nostro futuro.