Josephine Baker sarà la prima donna nera al Pantheon di Parigi

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Photo credit: David Redfern - Getty Images
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Il viso di Josephine Baker sorride ancora dalle locandine Anni 20 che tappezzavano Parigi negli anni della sua massima fama. Famosa come la ballerina con capelli cortissimi, top e gonnella di banane (abbigliamento futuristico per l'epoca) in realtà Baker è un personaggio storico dalle mille sfaccettature che si è battuta per stravolgere l'idea di libertà femminile, segregazione razziale e ha prestato servizio per sconfiggere il nazismo.

Per la sua importanza storica innegabile, da anni diverse petizioni chiedono che la tomba di Josephine Baker, venuta a mancare nel 1975 e attualmente sepolta al cimitero di Monaco, venga spostata all'interno del Pantheon di Parigi. Lì riposano le più grandi figure della storia francese e finalmente, il 30 novembre, nella data in cui molti anni prima Baker ricevette la cittadinanza francese, anche l'artista si unirà a loro. Josephine Baker diventa così la prima donna nera ad essere ricordata al Pantheon e la sesta donna dopo la politica Simone Veil, le scienziate Marie Curie e Sophie Berthelot, le promotrici della Resistenza al nazismo Germaine Tillion e Geneviève de Gaulle-Anthonioz.

Photo credit: Transcendental Graphics - Getty Images
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La vita di Josephine Baker inizia in Missouri, dove nasce come Freda Josephine McDonald nel 1906. La sua infanzia come bambina per metà afroamericana e metà amerinda degli Appalachi non è facile in un paese dove la segregazione era ancora in vigore, tuttavia ben presto muove i primi passi di danza nei piccoli teatri di St. Louis. Successivamente si esibisce per un periodo a New York e, a soli 19 anni, arriva a Parigi. Lì il successo è immediato, in breve il viso di Baker è su tutti i manifesti della città e i suoi spettacoli sempre sold out. Se inizialmente il personaggio che porta sul palco è stereotipizzato, pian piano Baker fa emergere il lato più libero delle sue esibizioni, criticando con l'umorismo tutte quelle idee preconcette sulla razza e sul genere. I suoi abiti di scena succinti sono di per sé una dichiarazione di libertà.

Con l'arrivo della Seconda Guerra mondiale Josephine Baker, che nel frattempo diventa cittadina francese grazie al suo secondo matrimonio, impiega i soldi guadagnati per finanziare la Resistenza e si arruola nei servizi segreti della Francia Libera di Charles de Gaulle. Così, sfruttando la sua posizione di artista acclamata in tutta Europa, si sposta da un paese all'altro, raccogliendo informazioni strategiche sui nemici e riportandole in Francia grazie all'utilizzo dell'inchiostro simpatico. Per questo riceverà la Légion d’honneur, la più alta onorificenza conferita in Francia.

Photo credit: Gaston Paris - Getty Images
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Dopo la guerra compra il castello di Milandes in Dordogna insieme al terzo marito Jo Bouillon, dove nel frattempo vive la sua libertà sessuale insieme a molti amanti (Le Corbusier, Colette, Frida Khalo, per dirne alcuni). Il castello sarà anche la casa dei 12 bambini che Baker decide di adottare da diversi paesi: Giappone, Finlandia, Colombia, Algeria, Costa d’Avorio, Venezuela, Marocco.

Per Baker arriva il tempo di riprendere la militanza e questa volta si impegna sul fronte dei diritti delle persone nere negli Stati Uniti e non solo. Nel 1963, Baker parla davanti a 250 mila persone riunite alla Marcia su Washington, indossando l'uniforme della Resistenza francese, poco prima che Martin Luther King salisse a sua volta sul palco per pronunciare il famoso discorso I Have a Dream. Le parole di Baker fecero la storia: "Sapete che ho sempre scelto la strada più difficile. Diventando vecchia, sicura di averne la forza e la capacità, ho preso quel sentiero così difficile e ho cercato di renderlo un po’ più facile. Volevo renderlo più facile per voi. Voglio che abbiate l’opportunità di fare tutto quello che ho fatto io, senza che siate obbligati a scappare per ottenerlo". Gli anni della vecchiaia furono piuttosto complicati per Josephine Baker, soffocata dai debiti e dalla separazione dall'ultimo marito, si trovò costretta a lasciare Parigi e solo grazie al sostegno economico della principessa Grace Kelly di Monaco, acquistò un appartamento in Cosa Azzurra, dove passò gli ultimi anni, lontana dai riflettori.

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