Judith Malina e la rivoluzione artistica del Living Theatre

Di Giada Vailati
·3 minuto per la lettura
Photo credit: Photo by Gorupdebesanez
Photo credit: Photo by Gorupdebesanez

From Harper's BAZAAR

Non sempre è facile raccontare la storia di una persona, anzi, semplice non lo è mai: a volte è complicato, altre volte è quasi impossibile. Raccontare la vita di Judith Malina rientra a pieno nella seconda casistica: siamo di fronte a una donna che ha fondato insieme al suo compagno di vita Julian Beck - entrambi poco più che ventenni - la realtà che ha dato uno dei maggiori contributi alla nascita del teatro come lo conosciamo oggi, il Living Theatre.

Il percorso della compagnia è di per sé stupefacente per durata, evoluzione e continua rinascita: gli albori risalgono al 1951, alla New York delle avanguardie di John Cage e Duchamp che protraggono l’equazione Arte=Vita, concetto sposato a pieno anche dai coniugi fondatori che scelgono un nome decisamente eloquente per il loro progetto (Living Theatre, appunto), mentre l’ultima produzione è datata luglio 2012 - più di cinquant’anni dopo- e rappresenta il capolinea di una carriera vasta e poliforme alla quale Judith è stata a capo dal primo all’ultimo giorno, continuando anche dopo la perdita del marito nel 1985.

Photo credit: Photo by Gorupudebesanez
Photo credit: Photo by Gorupudebesanez

Judith, regista e attrice dall’animo sovversivo e libertario, ha impregnato le diverse fasi creative della compagnia: l’elemento costante nei cinquant’anni di attività è l’impegno politico e il continuo tentativo di proporre un teatro che mettesse in discussione il sistema politico ed economico occidentale (da sottolineare che fra le epoche storiche attraversate dal Living c’è il prima e dopo Sessantotto), attraverso proposte di spettacoli che coinvolgessero il pubblico attivamente arrivando ad assegnare veri e propri ruoli - espediente evidentissimo in Antigone, 1967 - rendendo così l’audience istantaneamente consapevole di ciò che accade in scena e contemporaneamente interlocutore attivo del discorso. Se la mission del lavoro di Judith e Julian era chiara fin dal giorno zero, la ricerca artistica e i mezzi per realizzarlo hanno invece subito profonde trasformazioni nel corso degli anni, partendo da una prima fase in cui la ricerca teatrale attingeva e rappresentava la loro vita reale senza esclusione di sorta (pensiamo al famosissimo The Connection del 1959, spettacolo in cui gli attori in scena aspettano il pusher assumendo realmente stupefacenti, con addirittura qualche caso di piccola overdose), a un secondo periodo caratterizzato dall’enorme influenza di Antonin Artaud, pilastro del teatro e ideatore del “teatro della crudeltà”, teoria sposata dalla coppia che mette in scena la violenza nuda e cruda: “Secondo i Beck, Artaud coglie qui la funzione fondamentale della scena: distruggere la violenza mediante la sua rappresentazione, ovvero, detto altrimenti, esorcizzare la violenza reale per mezzo della violenza teatrale” (De Marinis).

Sono gli anni dell’enorme consenso di pubblico che, però, terrorizza le autorità americane le quali vedono in quel teatro un grande pericolo: dopo una condanna con dodici capi di accusa e diversi anni di carcere, Judith e Julian decidono di lasciare l’America e di iniziare il nomadismo in Europa, periodo estremamente florido che vede la nascita dei loro più importanti successi.

Photo credit: Jean-Pierre Roche
Photo credit: Jean-Pierre Roche

Judith è il punto di riferimento della compagnia che ha fatto la storia del teatro, soprattutto dopo la morte del marito: nei vent’anni di produzione artistica dal 1985 al 2015 quando anche lei ci ha lasciati, Judith porta avanti il suo impegno politico attraverso il suo teatro, diventando famosa in tutto il mondo e producendo instancabilmente una lunga serie di successi senza mai abbandonare la ricerca, caratteristica che permette alla compagnia di essere ogni volta innovativa, di fare proposte sempre diverse, di giocare talvolta con il teatro formale, altre volte con scenografie maestose, altre ancora di non usare affatto la recitazione tornando a una scena spontanea e non artefatta, di creare insomma in maniera totalmente libera. Living Theatre, vero colosso della storia del teatro; Judith Malina, sua grandiosa fautrice.