In Kenya il lockdown ha colpito soprattutto le ragazze madri e non possiamo dimenticarci di loro

Di Elisabetta Moro
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Photo credit: Getty Images
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From Cosmopolitan

Jackie ha 16 anni, siede pensierosa e solitaria su una panchina di Nairobi, è incinta di sei mesi e non sa come riuscirà a occuparsi di suo figlio una volta nato. Il lockdown l'ha portata ad avvicinarsi a una ragazzo che aveva conosciuto da poco: "Sembrava gli importasse di me e mi dava 50 scellini per comprare gli assorbenti. Non ha usato alcuna protezione prima che facessimo sesso. Non pensavo che quello che stavamo facendo avrebbe portato a una gravidanza", racconta scuotendo la testa. "Vorrei poter tornare indietro nel tempo e fare le cose in modo diverso. Ma è troppo tardi adesso". Come racconta il The Guardian, Jackie è una delle moltissime ragazze rimaste incinte durante il lockdown che ha costretto le scuole a chiudere a metà marzo. L'African Institute for Development Policy stima che le adolescenti che sono rimaste incinte nel Paese tra gennaio e maggio siano più di 150.000, con Nairobi che ha registrato quasi 12.000 gravidanze. È uno dei volti più drammatici e meno noti della crisi sanitaria.

Photo credit: Brent Stirton - Getty Images
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"È una delle conseguenze della pandemia", spiega Mercy Chege, direttrice del programma presso Plan International Kenya raccontando di come molte ragazze si siano spesso ritrovate a vivere in condizioni igieniche estremamente precarie e siano state facilmente adescate da uomini adulti che promettevano loro soldi o semplicemente la possibilità di farsi una doccia. "Il governo era solito dare assorbenti igienici alle ragazze mentre erano a scuola", spiega, "ma non è riuscito a estendere i servizi alle loro case quando le scuole sono chiuse lasciando le ragazze alla mercé di uomini in cerca di favori sessuali". Anche Sarah racconta una storia simile a Global Sisters Report: "Avevo iniziato a vendere arachidi tostate in attesa che la scuola riaprisse. C'era un uomo che ne comprava diversi pacchetti e si è offerto di darmi soldi extra per comprare gli assorbenti igienici che mi servivano. L'unico prezzo che dovevo pagare erano dei favori sessuali. Non pensavo sarei rimasta incinta così giovane".



Il problema è stato sicuramente acuito dalla pandemia, ma ha alla base la mancanza di un'adeguata educazione sessuale. In Kenya molti giovani hanno conoscenze assolutamente insufficienti in tema di salute riproduttiva e questo li espone a gravidanze precoci che ricadono principalmente sulle spalle delle ragazze che spesso vengono lasciate sole. Un recente rapporto condotto a Homa Bay, nel Kenya occidentale, dove un terzo di tutte le ragazze di età compresa tra i 15 e i 19 anni rimane incinta ogni anno, spiega che genitori e adolescenti si sentono a disagio nel discutere di questioni sessuali ancora viste come tabù. Il risultato è che le ragazze non conoscono i loro corpi, non sanno come funziona il ciclo mestruale e non conoscono l'uso degli anticoncezionali. Anche i giovani padri sanno ben poco del concepimento e rimangono spesso scioccati nell'apprendere delle gravidanze delle loro ragazze. Karis, ad esempio, ha 17 anni e racconta al The Guardian di non aver creduto alla sua ragazza quando lei gli ha detto di essere rimasta incinta: "È venuta da me e mi ha spiegato che aveva saltato il ciclo. 'E questo cosa c'entra con me?' Le ho chiesto. Pensavo avesse bisogno degli assorbenti. Poi mi ha mostrato un test di gravidanza che indicava che era incinta. Ma io non le ho creduto fino a mesi dopo".

Mentre lottiamo per uscire da questa crisi mondiale al più presto, non possiamo dimenticare che la pandemia sta colpendo ancora più duramente le fasce della popolazione più marginalizzate e tra queste ci sono le ragazze. In Kenya sono 13.000 le studentesse che abbandonano la scuola ogni anno perché rimangono incinte, per non parlare del fatto che, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, a livello globale la gravidanza e il parto sono le principali cause di morte per le ragazze di età compresa tra i 15 e i 19 anni. Non possiamo dimenticarci di loro.