Kevin Spacey non può essere accusato in forma anonima

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Un giudice di New York ha stabilito che l’accusatore di Kevin Spacey non potrà proseguire la sua causa contro l’ex divo di «House of Cards» in forma anonima.

Lo scorso settembre un uomo, identificato nella carte legali come “C.D.”, si è unito all’ex baby star Anthony Rapp per trascinare nuovamente Spacey in tribunale, considerandosi vittime di abusi sessuali quando entrambi avevano 14 anni.

Tuttavia, come riporta Deadline, nella giornata di lunedì 3 maggio, il giudice Lewis A. Kaplan si è rifiutato di procedere con il caso, poiché C.D. continua a non rivelare il suo nome.

L’uomo, che oggi ha oltre 50 anni, si era detto pronto a ritirare le accuse, qualora gli fosse stato imposto di venire allo scoperto.

Secondo i suoi legali, rivelare pubblicamente il suo nome potrebbe far emergere in C.D un disturbo post-traumatico da stress. Il giudice però non è stato dello stesso avviso, facendo notare che l’accusatore aveva già raccontato la sua storia molte volte nel corso degli anni, anche con il magazine Vulture nel 2017, all’apice del movimento #MeToo.

«Le prove suggeriscono che C.D. consapevolmente e ripetutamente, si è preso il rischio che uno o più di questi individui potesse rivelare la sua vera identità in un modo che avrebbe portato quell'identità all'attenzione del pubblico, considerando la celebrità di Spacey», ha scritto Kaplan.

Mantenere l’anonimato, inoltre, non consentirebbe a Spacey di difendersi adeguatamente dalle accuse.

«Ha chiesto 40 milioni di dollari in danni. Fa gravi accuse e, come di conseguenza, ha messo in discussione la sua credibilità», ha aggiunto il giudice.

C.D. ha accusato Kevin di essersi più volte approfittato di lui, quando era ancora un adolescente, negli anni ’80, e di aver provato ad avere un rapporto anale.