L’albergo delle donne sole (e libere) di New York, una pagina di storia dell’emancipazione femminile

·3 minuto per la lettura
Photo credit: Bettmann - Getty Images
Photo credit: Bettmann - Getty Images

New York, 1928: quando per una donna sola era ritenuto sconveniente affittare un appartamento, nell’Upper East Side apre un hotel per sole donne destinato a scrivere una pagina nella storia dell’emancipazione femminile. Si chiamava Barbizon, come la corrente pittorica francese di fine Ottocento, a suggerire che avrebbe attratto donne che aspiravano ad una carriera artistica.

Nelle sue stanze hanno soggiornato, giovanissime, Rita Hayworth, Grace Kelly, Lauren Bacall, Sylvia Plath, Joan Crowford, Liza Minnelli, Nancy Reagan, Nora Ephron, solo per citarne alcune. È stato il posto «dove andavano le ragazze per dare una possibilità ai loro sogni», ha scritto la storica americana Paulina Bren nel suo recente libro The Barbizon: the hotel that set women free (l’hotel che ha reso le donne libere).

C’erano altri alberghi per sole donne a New York, ma nessuno ha mai eguagliato la fama del Barbizon. Era la sistemazione più appropriata per una donna sola, di buona famiglia, in cerca di un’opportunità professionale nella moda come nell’arte, nel cinema come nella letteratura o in politica. Negli anni Venti le ragazze avevano cominciato a frequentare i college, a laurearsi, ad ambire a carriere che non le limitassero al ruolo di mogli e madri o tutt’al più insegnanti. Per intraprendere le loro carriere, molte donne dovevano necessariamente trasferirsi in città e trovare una sistemazione appropriata e sicura.

Un luogo come il Barbizon offriva loro questa opportunità. Non era eccessivamente costoso, non più di una stanza in affitto in un quartiere rispettabile. Per esservi accolta, una donna doveva esibire tre lettere di raccomandazione di persone che ne garantissero la specchiata moralità.

Il Barbizon era noto per avere un codice di condotta rigoroso, che metteva al riparo le sue ospiti da pettegolezzi e scandali. Le famiglie potevano chiedere che le ospiti firmassero un registro ogni volta che entravano ed uscivano per tracciare i loro spostamenti. Nessun uomo era ammesso nell’albergo, se non nella lobby al primo piano: gli unici per i quali si facevano eccezioni erano i medici e i manutentori del palazzo. Le addette agli ascensori dovevano sorvegliare sul rispetto del dress code: se le gonne non erano longuette, o se qualcuna osava indossare i pantaloni, le ragazze venivano rispedite in stanza a cambiarsi.

Aveva 700 stanze il Barbizon: alcune ampie con il bagno in camera, la maggior parte molto anguste (circa 3 metri e mezzo per 2), con il bagno in condivisione nel corridoio. C’era anche la piscina, il bagno turco, una palestra, un solarium e un roof garden. La lobby al primo piano era un grande ambiente con un palcoscenico e 300 posti a sedere dove per le ragazze venivano organizzate attività culturali e di intrattenimento. La direzione del Barbizon fu anche attiva nel promuovere alcune organizzazioni femminili come la Junion League, l’Arts Council di New York o il Wellesly College Club.

Il Barbizon raggiunse l’apice della sua fama, almeno sui rotocalchi, tra gli anni Quaranta e Cinquanta, quando l’agenzia Ford Models cominciò ad affittare stanze per le sue modelle, tra cui la mitica Carmen dell’Orefice. A smitizzare il luogo è stata la penna graffiante di Sylvia Plath, poetessa e scrittrice che vi soggiornò per alcuni periodi. Nel suo romanzo semi-autobiobiografico La campana di vetro descrive le ospiti del Barbizon come «segretarie di dirigenti, che si aggirano per New York nell’attesa di sposare un uomo d’affari. Queste ragazze mi annoiavano terribilmente. Le vedevo sbadigliare e laccarsi le unghie nel solarium, cercando di mantenere l’abbronzatura delle Bermuda». Non c’erano solo aspiranti star o artiste, questo è certo.

Alla fine degli anni Sessanta, il Barbizon e la sua funzione cominciò ad apparire anacronistica: le donne avevano ampiamente conquistato quegli spazi di libertà che l’hotel si ostinava a proteggere. Nel 1981, il Barbizon aprì le sue stanze anche agli uomini, diventando un albergo come tanti altri a Manhattan. Perso il suo smalto e la sua ragione d’essere, nel 2005 è stato trasformato in un condominio di lusso, il Barbizon63, che svetta ancora tra Lexington Avenue e la 63esima strada.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli