L’America è posseduta del demonio?

Di Gabriele Ferraresi
·8 minuto per la lettura
Photo credit: edizioni e/o
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From Esquire

Michael Poore è uno scrittore americano e vive a Highland, Indiana. Non è lontano da Chicago e Highland sembra da Google Maps un posto tranquillo in cui vivere: nel cuore del Midwest, parchi cittadini, tantissimo verde appena fuori città, il lago Michigan a due passi e quel “Founded in 1910” all’ingresso dei confini urbani che a noi europei fa sempre uno strano effetto.

Michael Poore è un caso particolare: nel senso che il suo primo libro pubblicato in Italia, Reincarnation blues- in libreria nel 2018 - è stato un buon successo in traduzione, ma era stato il precedente Parli del diavolo - in originale Up Jumps the Devil, pubblicato solo ora in Italia, ma uscito nel 2012 in America - a portarlo al successo, visto che The New York Review of Books commentò il romanzo con un sintetico “an elegiac masterpiece”.

Oggi Parli del diavolo - un romanzo con un demonio simpatico e che trova l’Eden in America tra amori perduti e band da, come dire, ispirare… - arriva in Italia pubblicato da E/O: era una buona occasione per parlare con Michael dell’America posseduta dal demonio.

Non posso che cominciare chiedendoti della situazione politica negli Stati Uniti: pensi che l'America sia posseduta dal demonio?

Non letteralmente ovviamente, ma sì. Non dimenticherò mai il giorno in cui Trump ha definito gli immigrati illegali dal Messico “stupratori" e il giorno successivo è diventato il capofila del partito repubblicano. È stato orribile, spaventoso che l'abbia detto, ed è stato peggio ancora che milioni di americani condividessero il suo odio. Quella follia, quella possessione diabolica, era sempre stata lì, eppure molti di noi avevano il coraggio di essere sorpresi. Ero triste, ma anche infuriato, e oggi devo ammetterlo, mi sento pronto a combattere.

Quelli di noi che sostengono la libertà, l'uguaglianza, la buona amministrazione e la generosità di spirito sono i veri patrioti, lo sono sempre stati. Detto questo: il mio vicino Charlie e i miei parenti in Alabama sono sostenitori di Trump e li amo ferocemente. Mi fa venire il mal di testa.

Parli del diavolo è stato pubblicato solo ora in Italia, ma l'hai scritto molti anni prima di Reincarnation Blues - il tuo primo libro pubblicato da e/o, che risale al 2018 - e Parli del diavolo è andato molto bene, così bene da cambiare il tuo modo di lavorare?

Una cosa è cambiata. Prima di pubblicare un libro a volte le persone dicono che dovresti falciare il prato o aggiustare qualcosa invece di scrivere tutto il giorno. Dopo che hai pubblicato il primo libro, ti lasciano scrivere.

E la pandemia Covid19 invece? Quella ha cambiato il tuo modo di lavorare?

Quando è iniziata la quarantena abbiamo detto: "È come se ci fossimo allenati a questo da tutta la vita!”. Mia moglie, Janine Harrison, è una poetessa e nostra figlia Jianna si dedica all'arte online, quindi da sempre passiamo molto tempo a casa. Allo stesso tempo c'è una consapevolezza della calamità che pervade tutto ciò che facciamo; sono sicuro che sia lo stesso ovunque, ma ha cambiato il modo in cui scriviamo. Ci ha fatto sentire il bisogno di essere propositivi, di creare storie e poesie che aiutino a spianare la strada al buon senso e alla vita. Stiamo anche passando molto tempo incontrando altri scrittori su Zoom.

Continui ancora a insegnare? Com’è la didattica a distanza dalle tue parti?

Io e la mia famiglia viviamo a Highland, Indiana, non troppo lontano da Chicago (anche se non siamo stati in città dall'inizio della pandemia), e io insegno nella stessa scuola oltre il confine dell'Illinois da ventidue anni. Ormai - oh mio Dio! - molti dei miei studenti sono figli di studenti a cui insegnavo anni fa. In questi giorni gli studenti seguono le lezioni da casa, anche se li vediamo sullo schermo, il che apre a cose di questo genere: la scorsa settimana una ragazza ha fatto finta di lasciare la sua stanza, poi è strisciata di nuovo sul pavimento e senza farsi vedere ha iniziato a spostare la sua sedia: ho subito pensato che la casa fosse infestata. I bambini sono storie.

Ho letto che ami guidare e che la strada ti aiuta a trovare idee anche per i tuoi libri: dove ti piace girovagare in America?

Amo guidare e ho una jeep che si chiama Cookie (la chiamava così mia figlia) e nei miei giorni preferiti la prendo per andare in campagna a pensare o scrivere. Tendo a parcheggiare nei cimiteri - luoghi infestati, in un modo o nell’altro - e l’ho fatto anche di recente: c’era un cimitero in mezzo a una vasta prateria, avevo parcheggiato e a un certo punto è arrivata una tempesta. Le tempeste mi piacciono sempre moltissimo, e quella era una tempesta forte, del genere che ti fa sentire come se fossi in mare anche se sei in auto. È stato perfetto - in realtà, non lo è stato... ho iniziato a immaginare che avrei visto persone morte camminare, rivelate dai lampi. Me ne sono andato.

Come scrivi di solito? Hai bisogno di isolamento o puoi concentrarti ovunque?

Ho scritto la maggior parte di Parli del diavolo in un coffeeshop all'interno di un'enorme libreria. Quel libro è arrivato abbastanza velocemente, per qualcuno che aveva un lavoro di insegnante a tempo pieno: sei mesi dall'inizio alla fine. Mi piace scrivere in posti dove c'è musica, caffè e persone che mi lasciano solo. Mentre ero nel mezzo del libro, una donna a una festa mi ha avvertito che se avessi scritto quel libro, il diavolo lo avrebbe saputo, e mi ha detto che stavo attirando forze del male su me stesso. Non lo so, ma in quel momento vivevo da solo e una notte tutti e tre i miei cani hanno iniziato a ringhiare rumorosamente alla porta dell'armadio. Allora ho pensato all'avvertimento della donna - anche se nulla è emerso o graffiato sulla porta.

Il diavolo non è poi così cattivo: qual è l'origine di questa idea?

Il mio diavolo è emerso da tutto il folklore che ho letto durante tutta la mia vita. Era più una creatura della foresta e della strada che degli inferi: non era guidato dal male, ma dalla determinazione a essere sé stesso... dalla determinazione di amare, di vivere. L'idea è apparsa per la prima volta in una mia storia intitolata The Fires of Krypton, che è apparsa su Fiction. In quella storia, il diavolo era un criminale ubriacone con una fedina penale lunga sei miglia. Il personaggio è rimasto con me ed è cresciuto.

Com’è l'Eden secondo Michael Poore?

Penso che quando diciamo “Eden" intendiamo qualcosa di diverso dall'innocenza e dalla purezza spirituali. Ai nostri giorni mi sembra che ciò che desideriamo sia un mondo in cui le persone si comportino in modo ragionevole, e si sforzino di capirsi a vicenda. In America - e forse anche in altri luoghi - promuoviamo una cultura anti-intellettuale in cui la scienza è considerata una truffa e la riflessione è ridicolizzata. La pianificazione a lungo termine è in secondo piano rispetto ai risultati economici di questo trimestre.

Una nazione, il mondo, una specie, non possono sopravvivere in questo modo: ma purtroppo i bulli della scuola stanno comandando il gioco. Spero - e lo scrivo - in un mondo in cui entriamo in contatto con le persone intorno a noi, in cui sappiamo ciò di cui hanno bisogno, piuttosto che vederle in TV. Se potessimo farlo davvero saremmo meno spaventati e faremmo scelte migliori, perché saremmo concentrati su qualcosa che ha un significato. Questa è la strada forse non verso l'Eden, ma verso un mondo ragionevole.

Alcuni critici ti hanno accostato a Neil Gaiman: è un paragone che ti piace o ti dà fastidio?

Adoro essere paragonato a potenti narratori, anche se non sono sicuro di meritarlo. Neil Gaiman è uno di quegli scrittori mitici, folcloristici e fiabeschi, ed è anche un eccellente artigiano. Ricordo la prima volta che ho visto una recensione che mi confrontava con Gaiman, e il primo commento è stato: “Oh, cazzo!”, o qualcosa di simile.

Ho letto che scrivi su varie riviste indipendenti americane: consigliaci tre riviste indipendenti americane che dovremmo conoscere anche qui in Europa?

Con piacere: The Southern Review, per la sua sensibilità gotica, Haydens Ferry Review, per la sua narrativa e le sue tavole artistiche a colori, e Fiction, per la sua stranezza sperimentale alimentata dai sogni. E Agni, la stampano vicino Boston, perché è così, così squisita. Prima di diventare una rivista, Agni doveva essere un'aragosta. Prima di allora, una zucca.

Cosa vedi dalla tua finestra in questo momento?

Che domanda fantastica! La finestra si affaccia tra un’altra casa e un ambulatorio. Al di là c’è una strada trafficata e oltre ancora una fila di alberi ad alto fusto. È il crepuscolo. Le luci si stanno accendendo. Molto, molto più tardi stasera, guarderò fuori dalla stessa finestra e vedrò Marte, il più vicino possibile alla Terra. Poi c’è un gatto.