L’amore tra Arthur Rimbaud e Paul Verlaine, che finì con un colpo di pistola e un cuore in frantumi

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Photo credit: Photo Josse/Leemage - Getty Images
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Versi e assenzio, scandali e coltelli tra un bistrot e un pub: sono gli ingredienti dell’amore che ha legato due poeti, Paul Verlaine e Arthur Rimbaud. La loro storia – brevissima, e senza lieto fine – si dispiega tra Parigi e Londra di fine ’800 e resta una delle relazioni più appassionanti della letteratura. Rimbaud allacciava relazioni con uomini e donne indifferentemente, voleva provare tutto. Verlaine invece era sposato. Diedero scandalo ma non fu quella la ragione della fine di un amore durato due turbolenti anni. A nessuno dei due importava granché del biasimo sociale.

Photo credit: Photo Josse/Leemage - Getty Images
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Verlaine, originario di Metz e poeta precoce, si era trasferito a Parigi dove frequentava i locali notturni pieni di artisti. Turbato dalla sua attrazione per gli uomini si era dato all’alcol e all’hashish, poi aveva sposato Mathilde Mauté de Fleurville nel tentativo di darsi una vita ordinaria e regolata. Inutilmente.

Tutto andò in pezzi quando arrivò la lettera di un poeta sedicenne che lo ammirava molto e gli mandava i suoi versi. Verlaine, colpito da quel talento, lo invitò a Parigi. Gli pagò il biglietto del treno e andò a prenderlo alla stazione di Gare de l’Est, ma non lo riconobbe tra la folla. Lo trovò nel suo salotto qualche ora dopo, aveva raggiunto da solo casa sua. Quel ragazzo era Arthur Rimbaud e diventò presto il suo protetto e il suo amante.

Rimbaud era un ribelle, portava i capelli lunghi, beveva forte e rubava libri. Era anche bellissimo, di una bellezza inquietante, con occhi che parevano d’acqua. Verlaine lo accolse in casa e se ne innamorò pazzamente mentre la moglie era disgustata da quel ragazzotto irriverente e pieno di vizi che usava troppo spesso il coltello e tirava brutti scherzi. Lei lo chiamava “il ratto”, lui affettuosamente “Rimbe”. La goccia che fece traboccare il vaso fu l’ennesima violenza su Mathilde che le provocò un aborto. Dovevano andarsene.

Photo credit: Apic - Getty Images
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Rimbaud non piaceva neanche agli amici di Verlaine ma che avesse talento lo riconoscevano tutti. La nuova coppia prima si spostò a Bruxelles, poi a Londra, che trovavano meno ingessata di Parigi. Vivevano ubriachi di vita (e assenzio, e gin, e birra) e di poesia, scrivendo febbrilmente. Ma spesso litigavano, e con violenza. Rimbaud sapeva che Verlaine era perdutamente innamorato, più di lui comunque, e se ne approfittava. Durante le zuffe spuntavano spesso i coltelli e qualche volta si ferivano, ma il tragico epilogo fu colpa di una pistola.

Quel giorno, il 3 Luglio 1973, Verlaine era arrivato a casa portando un’aringa appena comprata al mercato di Inverness Street. Vivevano al numero 8 di Royal College Street, Camden. Rimbaud, già stufo di una relazione squilibrata, si divertì a prenderlo in giro sin da quando lo vide apparire dalla finestra. E continuò a lungo dentro casa. Verlaine reagì, lo schiaffeggiò con il pesce e se ne andò minacciando di tornare dalla moglie, o di suicidarsi. Partì da Londra e salpò il giorno stesso fuggendo a Bruxelles, dove Rimbaud lo raggiunse impegnando gli abiti di Verlaine per pagarsi il biglietto.

Photo credit: DEA / G. DAGLI ORTI - Getty Images
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Lo trovò in albergo con una pistola, un revolver calibro 7 a sei colpi appena comprato per spararsi. Invece sparò a Rimbaud dopo l’ennesima lite. Il colpo lo ferì solo al polso ma attirò l’attenzione della polizia e Verlaine finì a processo e condannato a due anni di carcere. Non per lo sparo, il compagno decise di non denunciarlo, ma per sodomia. Per Rimbaud fu l’occasione per troncare la relazione con un compagno che già considerava troppo vecchio e anche un po’ patetico.

Si incontrarono una volta ancora, quando Verlaine uscì di prigione. E ovviamente litigarono. Per Verlaine si aprirono nuovi abissi di disperazione. Tornò a Parigi e si dedicò con fervore alle droghe e all’assenzio vivendo nei quartieri più degradati. Era convinto che la sua vita fosse finita perdendo Rimbaud. Scriveva solo per sostentarsi.

Rimbaud invece aveva perso solo la voglia di scrivere, non di vivere. Si fece finanziare un viaggio per le colonie dai mecenati che ne avevano sostenuto il lavoro e si vociferava che si dedicasse ai traffici di armi e di schiavi. Dovette rientrare in Francia quando un problema articolare a un ginocchio si fece insostenibile. Una volta a Marsiglia scoprì che era un cancro. Perse la gamba, amputata, e continuò a peggiorare dovendo rinunciare al desiderio di ripartire per l’Africa.

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