L’amore tra il poeta Aleksandr Sergeevič Puškin e la sua musa, Anna Petrovna Kern

Di Sara Mostaccio
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Photo credit: Alicia Llop - Getty Images
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Di muse e d’amori Puškin ne ebbe tanti ma Anna Kern è forse la più conosciuta tre le donne che intrecciarono la propria vita a quella del poeta russo. A lei dedicò infatti i versi di una poesia d’amore tuttora considerata una delle più belle di tutti i tempi.

Ricordo il meraviglioso istante: davanti a me apparisti tu,
come una visione fugace, come il genio della pura bellezza.

Nella mia remota e oscura reclusione trascorrevano quietamente i miei giorni
senza divinità, senza ispirazione, senza lacrime, senza vita, senza amore.
Ma venne dell'anima il risveglio: ed ecco di nuovo sei apparsa tu,
come una visione fugace, come il genio della tua pura bellezza.

Il primo incontro era avvenuto in un salotto della buona società di San Pietroburgo ma la scintilla non si era accesa. Puškin aveva notato la superba donna dalle bionde chiome e dagli occhi blu che attirava gli sguardi di tutta la sala ma lei lo aveva degnato appena di uno sguardo. Era il 1819 e da soli due anni era sposata al generale Ermolay Fyodorovich Kern, un’unione infelice imposta dal padre di lei. Lui aveva già 52 anni e Anna appena 17 quando convolarono a nozze. Lo detestava e continuò a detestarlo per tutta la durata del matrimonio che culminò nel divorzio solo nel 1826.

Nata nel 1800 da una agiata famiglia terriera con incarichi governativi, era stata cresciuta al solo scopo cui ogni ragazza poteva aspirare, andare in moglie a un uomo. Ma Anna non era donna da sottomettersi o lasciarsi spegnere. Ovunque dovesse spostarsi per seguire il lavoro del marito trovava compagnia, ammirazione, amici. Quando si separò e tornò a vivere a San Pietroburgo con il padre e la sorella, tutti parlavano (male) di lei. Ma l’opinione del mondo conta solo finché le dai peso e Anna non gliene dava.

Un nuovo incontro con il poeta avvenne nel 1825 mentre lui, dopo molto peregrinare, si trovava in esilio forzato nella tenuta di famiglia a Michajlovskoe. Lei era in visita da parenti che vivevano a breve distanza dalla casa di Puškin, che allora era convinto di aver bruciato tutto il suo talento. L’apparizione di Anna in quel ritiro obbligato fu luce, aria, ritrovato slancio. Tra Luglio e Settembre di quell’anno si videro spesso e Puškin ritrovò la sua creatività. Era impegnato a scrivere Eugenio Onegin quando lei era in procinto di ripartire. Regalandole un canto del suo nuovo lavoro, le passò tra le pagine anche la poesia che aveva scritto per lei.


Il loro non fu un amore romantico fatto di languori e tenerezze ma una relazione sia passionale che punteggiata di battute taglienti e toni frivoli e giocosi. Per un anno e mezzo continuarono a scriversi in francese e sia Anna Petrovna che Aleksandr Sergeevič parlavano della loro relazione anche ad altre persone. È così che i biografi hanno scoperto che non c’era alcun amore idealizzato tra loro. In una lettera Puškin si spinge a definirla “prostituta di Babilonia”. Né lei era la fanciulla fedele che attende, cuore palpitante, il suo amato: continuava ad avere le sue relazioni con altri uomini.

Dalla buona società, dov’era chiacchieratissima, fu definitivamente esclusa quando sposò un giovanissimo cadetto di cui si era perdutamente innamorata, ricambiata. Lui aveva solo 18 anni e lei già 38, e per di più era suo cugino. Fu un’unione felicissima anche se funestata dalla povertà. Decidendo di sposare Aleksandr Markov-Vinogradskij aveva dovuto rinunciare alla ricca pensione che le spettava dopo la morte del primo marito. Per sbarcare il lunario furono costretti a lasciare la città e trasferirsi in provincia. Anna si dedicava alle traduzioni per far quadrare i conti ma non bastava mai e finì per vendere le lettere di Puškin. Cinque rubli per lettera. Se ne pentiva già mentre lo faceva.

Anche Puškin intanto si era sposato con Natalia Goncharova, un’altra delle moltissime donne della sua vita e l’unica che forse abbia amato profondamente. Il poeta morì in un celebre duello nel 1937, il primo marito di Anna nel 1841, il secondo nel 1879. Pochi mesi dopo se ne andò anche lei, in assoluta povertà. Viveva in una stanzetta ammobiliata a Mosca dove si era stabilita dopo la morte di Aleksandr. Sola. Dimenticata. Ma ancora indipendente. C’è una leggenda che aleggia intorno alla sua sepoltura. Mentre la bara veniva condotta verso il cimitero di Prutnya, il corteo funebre passò davanti a piazza Puškin dove veniva eretta una statua del poeta. Si dice sia stato il loro ultimo incontro.