L’amore tra lo scrittore russo Anton Čechov e l’attrice Olga Knipper che si consumò a distanza

·5 minuto per la lettura

Sei anni, centinaia di lettere, una passione comune per il teatro e un’incolmabile distanza: furono questi gli ingredienti dell’amore tra lo scrittore Anton Čechov e l’attrice Olga Knipper che si consumò quasi interamente sulla carta e sulle scene.

L’incontro era avvenuto proprio in teatro, che diventò ciò che li univa e ciò che li separava. Era il 1898 e lo scrittore volle assistere alle prove del dramma Il Gabbiano che pochi anni prima a Pietroburgo era stato un fiasco ma che stava per tornare in scena a Mosca con la compagnia del Teatro d’Arte di Stanislavskij. E un’attrice formidabile nel ruolo di Arkadina. Fu un successo.

In Giugno Anton approfittò di una lettera della sorella Marija all’attrice di cui era diventata amica aggiungendo poche righe scherzose: lo aveva dimenticato? Olga rispose subito, non lo aveva dimenticato affatto. Iniziò così la lunga corrispondenza di cui è fatto questo breve amore: più di 400 lettere in 6 anni, di cui 4 da sposati ma quasi sempre separati. Lui, con il petto flagellato dalla tubercolosi, trascorreva gli inverni in Crimea nella sua casa di Jalta. Lei per l’intera stagione era legata agli impegni teatrali in città. Si vedevano pochissimo ma si parlavano ogni giorno. Una conversazione frammentata perché le lettere arrivavano tardi, o si perdevano, e nessuno dei due aspettava l’altro per scrivergli d’amore, passione, tristezza, entusiasmi e rammarichi.

Lo stesso anno Olga tornò in scena nel ruolo di Elena dello Zio Vanja, un altro lavoro di Čechov che si recò a Mosca per assistere alle prove e incontrarla. L’anno dopo erano insieme a Jalta, la loro relazione ancora segreta. Lui era restio a legarsi e temeva la routine matrimoniale né lei aveva intenzione di lasciare il teatro per fare la moglie. Presto tornò a Mosca, la compagnia stava per mettere in scena le Tre sorelle di Čechov e di nuovo toccava a Olga il ruolo femminile principale.

ACQUISTA SU AMAZON

Per qualche tempo riuscirono a vedersi solo fugacemente, spesso di nascosto oppure in teatro. E le cose non cambiarono dopo le nozze avvenute a Mosca il 25 Maggio 1901 alla presenza di quattro persone soltanto, i testimoni necessari. Trascorsero qualche giorno sul Volga e poi raggiunsero la casa di Jalta ma la vita matrimoniale non faceva per nessuno dei due. Ma quando sono lontani se ne lamentano. Ad Agosto Olga tornò a Mosca. Si sarebbero visti mesi dopo e solo per poco.

Olga non lo sapeva lasciando Jalta nel Febbraio 1902, ma era incinta. Un aborto spontaneo le impose una lunga convalescenza che trascorse in Crimea con Anton. Tornarono insieme a Mosca a Maggio, immersi nel dolore. Solo nella seconda parte del 1903 le fu possibile tornare sul palcoscenico. Ancora in un ruolo scritto da Čechov, quello di Ljuba ne Il giardino dei ciliegi. Ma l’inverno russo era spietato e Anton non aveva altra scelta che ritirarsi a Jalta. È in questi momenti che vediamo il loro amore splendere. Quando sono insieme sappiamo pochissimo di come vivano, cosa provino, giusto qualche data e dove si trovano. Dalla separazione invece apprendiamo ogni piega del sentimento che li legava.

Nelle lettere (pubblicate da Il Melangolo con il titolo Lo scrittore Čechov non ha dimenticato l'attrice Knipper) si chiamavano tra loro “mio cagnolino” e parlavano di tutto. Del teatro e della scrittura, della malattia e della distanza, di scherzi tra innamorati, dell’amore che li legava, della tristezza che li colmava. Gli echi degli applausi e le luci calde del teatro arrivavano fino a lui, che trovava Jalta fredda e grigia. “Adesso sono seduto al tavolino, sto scrivendo a te mia meravigliosa moglie, e non sento alcun tepore, per me Jalta è più fredda di Mosca.” Lei ribatteva scherzando: “Se restassi, ti abitueresti a me come ci si abitua ad una vecchia poltrona.”

ACQUISTA SU AMAZON

Čechov considerava la medicina sua moglie e la letteratura la sua amante ma nella sua vita c’erano altre due presenze cruciali: Olga, vero amore della vita, che gli scavava in cuore la sua assenza; la malattia, che gli consumava i polmoni. Il teatro, che amava, gli toglieva Olga costretta a Mosca. La malattia, che odiava, gli toglieva Olga costringendolo sul Mar Nero. “Dove sei? Perché non sei accanto a me?” – scriveva lui. “Sogno di stare con te, ma stasera entro in scena alle 19:30” – replicava lei. “Non è colpa di nessuno se il diavolo ha messo in te la passione del teatro e in me i bacilli della tubercolosi.” – l’amara conclusione.

Eppure lei era dilaniata da un dilemma costante: lasciare il teatro e correre da lui malato e lontano o continuare a dedicarsi al teatro dando vita ai personaggi che lui immaginava, e amarlo meglio così? “La notte non sono riuscita per lungo tempo ad addormentarmi, piangevo, pensieri cupi continuavano a insinuarmisi nella mente… Mi sono improvvisamente vergognata di dirmi tua moglie. Che moglie sono mai per te! Tu sei solo, vivi nella nostalgia.”

Ma lui sa che non potrebbe mai chiederle di rinunciare, e non lo fa. Sa anche lei di non voler lasciare le scene, e non lo fa. Né la distanza diminuisce la presenza che a volte sembra quasi fisica. “Come stai, cosa fai? Ma, del resto, perché queste domande?... Conosco il tuo modo di stare seduto nella poltrona a guardare il camino… il tuo modo di girellare, di fermarti accanto alla finestra e guardare lontano.” Lei non può vederlo eppure lo vede.

Le cose precipitano all’improvviso nel 1904. A Febbraio Olga lascia tutto e porta Anton in un centro svizzero specializzato in malattie polmonari a Badenweiler nella Foresta Nera. È tardi. Il medico che lo visita conferma la condanna che la malattia aveva pronunciato sin dal 1884. Non c’è altro da fare che ordinare dello champagne e brindare agli ultimi momenti insieme. Olga gli porge il bicchiere e resta al suo fianco fino all’ultimo momento. È il 2 Luglio. “Ich sterbe”, muoio, le ultime parole di lui che Olga annota nel suo diario. A lei fu chiesto di vivere e lo fece per altri 55 anni, continuando a scrivere lettere al suo Anton: “Dove tu sia adesso, io non lo so… Che cosa incomprensibile che tu non sia più tra i viventi!… Mi sembra strano adesso scriverti, ma lo desidero pazzamente. E mentre ti scrivo mi pare che tu sia vivo e, in qualche luogo, aspetti la mia lettera.”

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli