L’infezione può facilitare la coagulazione del sangue nelle arterie, determinando tassi di mortalità più elevati

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coronavirus, all'ospedale cervello di palermo reparto pieno
coronavirus, all'ospedale cervello di palermo reparto pieno

L’infezione da Covid può facilitare la coagulazione del sangue nelle arterie, determinando ictus più gravi e tassi di mortalità più elevati. Queste è, in estrema sintesi, la conclusione di un nuovo studio pubblicato sul Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry dai ricercatori dell’University College di Londra (UCL) che hanno confrontato le caratteristiche e gli esiti degli ictus tra pazienti positivi e negativi a Covid-19.

Gli ictus associati a Covid-19 sono i più gravi

I ricercatori hanno esaminato le cartelle cliniche di 86 persone che hanno contratto l’infezione da coronavirus e sono state colpite da ictus, rapportandole a quelle di 1.384 casi di ictus in persone che non hanno ricevuto alcuna diagnosi di Covid-19. In questo mondo hanno scoperto che l’analisi ha evidenziato che l’insorgenza di ictus nei pazienti positivi al coronavirus era associata a un più alto rischio di sviluppare disabilità.

“Alcune delle differenze – ha commentato l’autore principale dello studio, il dott. Richard Perry – sono state osservate anche in altri studi sull’infezione da coronavirus che hanno indicato come la malattia possa rendere il sangue meno fluido, aumentando il rischio di coaguli”.

I ricercatori hanno evidenziato anche un fatto insolito: le persone di origine asiatica potrebbero avere maggiori probabilità di sperimentare ictus ischemici associati a Covid-19. Questo in quanto più del doppio dei casi si è verificato in questo gruppo di pazienti. “Dai nostri dati non possiamo dire se ciò sia dovuto al fatto che le persone di origine asiatica abbiano maggiori probabilità di contrarre l’infezione da coronavirus oppure se questi pazienti abbiano maggiori probabilità di avere ictus ischemici”, ha aggiunto Perry.