L’introspezione portoghese, firmata Siza + Castanheira sbarca (ancora una volta) in Cina

Di Ciro Marco Musella
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Photo credit: Foto di HouPictures
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“Un museo deve essere grande, al suo interno. Un museo deve essere luminoso, al suo interno”: è con queste parole che viene presentato il MOAE, Huamao Museum of Art Education, da Carlos Castanheira, l’architetto portoghese che firma il progetto insieme all’archistar (poco archistar) Álvaro Siza . Ben lontani dall’Europa, la poetica e l’immancabile cemento del Maestro dell’Architettura portoghese sono giunti in Oriente, più precisamente a Ningbo, una delle più antiche città della Cina, un tempo tra le principali tappe della Via della Seta.

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In questa sede d’eccezione, tra i luminosissimi grattacieli che puntellano ogni angolo della città e le antiche architetture sopravvissute, il duo di progettisti portoghesi ha realizzato un edificio che si caratterizza per un austero, seppur sinuoso, aspetto esterno che rivela al suo interno un mondo di pieni e vuoti e sbalzi arditi. Appoggiato al fianco di una collina e poco distante dal porto, il museo ha un impianto triangolare ondulato in alzato, con prospetti metallici ciechi che non lasciano trasparire nulla dell’interno. Questo mastodontico e curvilineo cappello di metallo è sorretto, o meglio sospeso, su un volume arretrato trasparente di appena un piano, l’unico elemento interamente vetrato del Museo. I visitatori, per poter varcare la soglia d’ingresso, dovranno quindi aggirare l’intera architettura, entrando nella hall dalle dimensioni anguste per poi trovarsi in uno spazio a tutt’altezza, un vero e proprio pozzo illuminato dall’altro e attraversato da ponti che collegano un ambiente all’altro.

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“Il museo è un piccolo edificio immenso al suo interno”, continua l’architetto che svela (in versi) il museo cinese. Non è la prima volta che gli studi Castanheira e Siza lavorano insieme: dal primo progetto del 2005 per un padiglione in Corea del Sud, i due hanno cominciato una vero e proprio sodalizio i cui frutti sono architetture tipicamente portoghesi disseminate tra l’Oriente e l’Occidente. Da questa collaborazione sono nati infatti “l’edificio sull’acqua”, un grande corpo in cemento adagiato su una vasca d’acqua a Huai’an, il Mausoleo Chia Ching a Taiwan e il Museo del Bauhaus in Cina, a Hangzhou. A questi si aggiunge l’ormai iconico padiglione-galleria rigorosamente in cemento nel Saya Park, l’immenso bosco d’arte di un mecenate nella Corea del Sud. Come nei precedenti progetti, anche il Museo di Ningbo si fonda sui tratti che contraddistinguono l’architettura dei due progettisti: il cemento, un uso ponderato delle aperture ed una particolare attenzione ai giochi della luce.

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Mentre all’esterno il rivestimento metallico riflette la luce del giorno in continua evoluzione, trasformando di volta in volta la percezione della stessa architettura, all’interno l’edificio appare luminosissimo, grazie all’apertura posta in copertura che irradia gli ambienti, che a loro volta la esaltano con le loro superfici bianche. Così come per la sede della Fondazione Iberê Camargo progettata da Álvaro Siza a Porto Alegre, in Brasile, anche in questo caso il protagonista dell’architettura sono le rampe, che collegano un ambiente con l’altro: “la calma introspettiva degli spazi espositivi contrasta con il movimento dei visitatori che circolano nell'enorme vuoto” continua Carlos Castanheira, sottolineando come il vero motore dell’architettura sono, insieme alle opere esposte, il movimento dei visitatori, per poi concludere “non importa quanto sia grande, ma un museo deve avere una grande anima”.

Photo credit:  Foto di HouPictures
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www.carloscastanheira.pt