L’Opera appartient à tous, anche a teatri chiusi

Di Carlotta Marelli
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Photo credit: Julien Benhamou
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“L’Opera appartient à tous”: si apre con queste parole dell’étoile Aurélie Dupont l’Opening Gala dell’Opera di Parigi, inaugurazione della stagione del balletto 2021 in un’inedita versione digitale chiamata “l’Opéra chez soi”, a cui i membri del pubblico che avevano prenotato un posto per l’evento al Palais Garnier hanno potuto connettersi per guardare lo spettacolo in esclusiva la sera del 27 gennaio.

Lo spettacolo si è aperto con il tradizionale Défilé du Ballet sulle note della Marcia di Hector Berlioz tratta da Les Troyens suonata dall’orchestra dell’Opera di Parigi diretta Vello Päh: più che una danza, una sfilata. Anzi, una parata per riappropriarsi di quel palco rimasto vuoto così a lungo, durante la quale si sono succeduti etoiles, primi ballerini, corpi di ballo e i giovani allievi della scuola di danza dell’Opera di Parigi. 250 artisti, tutti vestiti di bianco, con la mascherina chirurgica sul volto che sortiva lo strano effetto di renderli ancora più eterei mentre disegnavano file ordinate su un fondo completamente nero, in una ripetizione infinita e quasi ipnotica. L’inchino davanti al teatro vuoto, il silenzio quando ci saremmo aspettati gli applausi, senza nessuna voce fuori campo a commentare lo show rendono il tutto quasi tragico, nel senso più cinematografico del termine.

Una costruzione diametralmente opposta rispetto alla prima della Scala di Milano, che ha rinunciato a qualsiasi vezzo decorativo. L’unica scenografia che si intravede al termine della Marcia è quella del Foyer de la danse dietro le quinte, svelato per pochi secondi dal sipario alzato.

Photo credit: Julien Benhamou
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Questo fil rouge di essenzialità si traduce nel fondo bianco contro il quale Valentine Colasante e Hugo Marchand si muovono con precisione geometrica sulle note del Grand pas classique di Victor Gsovsky, vestiti in scuri abiti Chanel di cui sembra quasi di sentire il fruscio.

Photo credit: Julien Benhamou
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I rumori dei leggii dell’orchestra, i passi dei ballerini, il drappeggio del sipario che cala… alzando un po’ il volume si ha quasi l’impressione di udire il respiro affannato che svela la fatica di movimenti apparentemente innati… è questo l’unico contorno che accompagna la danza. Anche durante In the night di Jerome Robbins, un pas des deux tra Ludmila Pagliero e Mathieu Ganio, Léonore Baulac e Germain Louvet e Alice Renavand e Stéphane Bullion in cui i colori si fanno più caldi, così come più sensuali diventano i movimenti illuminati da una costellazione sullo sfondo nero e da invisibili chandelier.

Photo credit: Julien Benhamou
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Segue The Vertiginous Thrill of Exactitude di William Forsythe, eseguito sul palco da Amandine Albisson, Ludmila Pagliero, Hannah O'Neill, Paul Marque e Pablo Legasa, corspi che si muovono rapidi e veloci in abiti rigidi come corolle, geometrie colorate bordeaux e verde acido. Qui non c’è più nemmeno un accenno di scenografia, solo un nero profondo, senza orpelli, come a volerci dire che quando tutto il surplus scompare, resta solo la bellezza.

Il balletto è visibile online dal 30 gennaio a questo link: chezsoi.operadeparis.fr