L’osservatorio dei diritti umani dell'ONU ha condannato il Texas per la nuova legge anti-aborto

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Photo credit: The Washington Post - Getty Images
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Dove la Corte Suprema degli Stati Uniti ha taciuto, l'Osservatorio dei diritti umani delle Nazioni Unite non ha tardato a esprimere il proprio disappunto. Al generale sconcerto con cui l'odiosa legge anti-aborto è stata accolta dalla comunità internazionale dopo la sua definitiva approvazione in Texas lo scorso 1 settembre, ha fatto seguito la valutazione dell'Onu che ieri ha condannato senza appello la decisione del governatore repubblicano Greg Abbott, accusato di violare il diritto internazionale.

Melissa Upreti, presidente del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla discriminazione contro donne e ragazze, ha fermamente criticato il nuovo provvedimento SB8, che introduce in tutto lo Stato del Texas il divieto assoluto di aborto dopo sei settimane di vita del feto anche per le vittime di stupro o incesto, definendola una discriminazione di sesso e di genere. "La legge e il modo in cui è nata – attraverso il rifiuto della Corte Suprema degli Stati Uniti di bloccarla sulla base di precedenti legali esistenti, in particolare la sentenza Roe v Wade del 1973 – non solo ha portato il Texas indietro, ma agli occhi della comunità internazionale ha portato l'intero paese indietro", ha detto al The Guardian Upreti. Secondo l'esperta, l'inaccessibilità alle pratiche abortive non cancellerà il fenomeno, semplicemente lo renderà più pericoloso per circa 7 milioni di donne texane, che torneranno a fare ricorso alle pratiche clandestine, mettendo a rischio la propria vita. "Questa nuova legge renderà l'aborto pericoloso e mortale e creerà una nuova serie di rischi per donne e ragazze. È profondamente discriminatoria e viola una serie di diritti garantiti dal diritto internazionale".

Photo credit: PhotoQuest - Getty Images
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A farne le spese saranno soprattutto le donne latine, nere e indigene, quelle cioè che generalmente vivono nelle campagne e hanno un reddito più basso rispetto alla media. Le ristrettezze economiche infatti non permetteranno a molte di loro di sostenere le spese di viaggio e soggiorno negli Stati dove ancora l'aborto è legale e il ricorso a pratiche clandestine sarà inevitabile, con i rischi che ne derivano. “Con questa decisione la Corte Suprema degli Usa ha scelto di calpestare i diritti riproduttivi delle donne, esponendo loro e coloro che praticano l’aborto alla violenza”, ha commentato Reem Alsalem, consulente indipendente del team che ha realizzato il report, che considera particolarmente eclatante il fatto che l'aborto venga negato anche alle vittime di stupro o incesto. "Ciò aggrava il loro trauma e la sofferenza mentale e fisica", soprattutto perché si stima che dopo appena sei settimane fino al 90% delle donne non sia ancora a conoscenza di essere incinta.

Un altro aspetto controverso della nuova legge del Texas, approvata dalla Corte Suprema con 5 voti a favore e 4 contrari, riguarda la creazione di un sistema delatorio, dove la responsabilità di far rispettare le nuove regole non ricade più sui funzionari statali, ma passa direttamente ai cittadini comuni che sono incoraggiati a citare in giudizio chiunque "aiuti" o "favorisca" un aborto, con taglie di 10 mila dollari e relativo rimborso spese in caso di vittoria a processo. Un autentico stato di polizia, che accresce la paura e il senso di impotenza di milioni di donne e sanitari, che per timore di ritorsioni già una settimana prima dell'entrata in vigore della legge hanno respinto molte domande di aborto perché superavano il limite legale consentito.

Photo credit: Sergio Flores - Getty Images
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Secondo il diritto internazionale, i governi sono autorizzati a regolare le interruzioni volontarie di gravidanza, ma non sono autorizzati a farlo in modalità che mettano a repentaglio la vita delle donne, sottoponendole a sofferenza fisica o mentale, le discriminino o interferiscano arbitrariamente con la loro privacy. Da tempo le organizzazioni per i diritti umani riconoscono che negare alle donne l'accesso all'aborto criminalizzando la pratica o erigendo altri ostacoli può in determinate circostanze equivalere a un trattamento crudele, degradante e disumano, paragonabile in certi casi a una forma di tortura.

E per chi pensa che il problema non riguardi la vita e i diritti di autodeterminazione anche di noi europee, valgono le parole di Tarah Demant, direttrice del programma Genere, sessualità e identità di Amnesty International Usa, che ha parlato di "gravissime conseguenze" per tutti. “L’unica persona che dovrebbe prendere una decisione su una gravidanza è esattamente colei che è in gravidanza. Questa legge, che annulla decenni di lotta per la salute delle donne in gravidanza, dev’essere condannata senza mezzi termini. Qui è in gioco il diritto delle persone di avere il controllo sul proprio corpo”.

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