La bambina che non voleva cantare: cosa abbiamo amato del film sulla vita di Nada

Di Letizia Rogolino
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Photo credit: Fabrizio Di Giulio
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From ELLE

“Sono la bambina che non voleva cantare… pensate se avessi voluto” dice Nada durante il suo intervento alla conferenza stampa virtuale del film tv La Bambina che non voleva Cantare, andato in onda il 10 marzo in prima serata su Rai 1. Dopo aver realizzato nel 2009 il documentario Il mio cuore umano, ispirato al libro autobiografico della cantante, la regista Costanza Quatriglio ha deciso di realizzare un film sulla vita di Nada tra favola e realtà. Siamo nella campagna toscana dei primi Anni 60 e la famiglia Malanima vive umilmente: la nonna Mora, il babbo Gino, la sorella Miria e la mamma Viviana passano le giornate a lavorare tra i campi, la scuola e le serate in compagnia al bar del paese. Viviana, interpretata da Carolina Crescentini, è malata di depressione e spesso si rinchiude nella sua stanza limitando al minimo le interazioni con le figlie e il marito. Nada cresce convivendo con questa instabilità emotiva della madre, una donna che lei comunque ama e vuole rendere orgogliosa e felice.

Photo credit: Fabrizio Di Giulio
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Nada ha raccontato in conferenza come ha lasciato il paese controvoglia e che, crescendo, il legame con il suo background l’ha spinta a fare pace col passato, a scrivere e a fare un viaggio nella memoria. “Le storie non invecchiano…parlano dei sentimenti degli esseri umani” e il film mostra la forza di una bambina che ha lottato ogni giorno con la malattia e ha messo i desideri della mamma davanti ai suoi. “Il suo talento la pone al centro del mondo degli adulti. Non è solo un riscatto per la madre Viviana, è il suo desiderio di vedere la figlia fare altro” ha detto Crescentini che nel film regala un’interpretazione intensa e misurata di un genitore complesso e tormentato che ama profondamente la figlia ma è spesso in balia di farmaci e vittima delle sue stesse ombre. “Sono diversa da lei, ma è stata un’epifania emotiva che non so spiegare, il potere salvifico della musica funziona anche per me”.

Il film tv La Bambina che non voleva cantare si concentra sulla genesi dell’artista. La musica ha sicuramente un ruolo fondamentale e ci riporta a brani melodici italiani che hanno fatto la storia del nostro paese. Personaggi ben scritti, ognuno con la propria personalità ricca di sfumature, contribuiscono al percorso di crescita e formazione di Nada, nel bene e nel male. Curiosa la figura del maestro Leonildo che la istruisce e la rende migliore, donando al film anche momenti teneramente esilaranti. Si percepisce la volontà della regista di raccontare una storia pienamente immersa nella tradizione italiana, dalla lingua toscana ai paesaggi, i costumi coerenti con l’epoca, e altri dettagli piccoli ma fondamentali per l’autenticità del progetto. Un film che invita a ricordare, sottolinea la ricchezza della memoria, ed emoziona poiché è facile immedesimarsi per ogni tipo di pubblico.

Photo credit: Fabrizio Di Giulio
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“Pensa che la voce avvicini al divino. È un personaggio comico con un realismo magico. Negli Anni 60 la suora ha un ruolo attivo per le famiglie” ha aggiunto Paola Minaccioni che veste i panni di Suor Margherita, colei che ha scoperto la voce di Nada e l’ha incoraggiata a coltivare il suo talento. Attraverso brani di Mina, Claudio Villa, Ornella Vanoni, Gino Paoli e altri grandi artisti dell’epoca, beneficiamo delle performance di una Nada bambina e poi adolescente. “Sembra triste ma quando canta è felice perché per lei è la cura per la mamma, ma alla fine capisce che è anche un mezzo per esprimere se stessa” ha detto la giovane attrice Tecla Insolia, volto di Nada adolescente.

A pochi giorni da un'edizione di Sanremo che rimarrà nella storia, visto le limitazioni dovute alla pandemia di coronavirus in corso, questo film invita a ritrovare nella musica un'alleata per andare avanti e affrontare la vita con la giusta energia e positività. Nonostante tutto.