La cantina dei nostri incubi, a Venezia rivivono storie di famiglia viste da una prospettiva inedita

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Photo credit: courtesy
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Scrivevamo ieri a proposito del mistero attorno al film dei gemelli D’Innocenzo: “Silenzio, parla il film!”. E il film ha parlato, duro. Più di quanto si potesse sospettare. Avete, o temete tutti di avere, un segreto orrendo chiuso in cantina? Bene, il dentista (immaginario?) Elio Germano - che vive a Latina nella casa assoluta, scalinata a tortiglione, e piscina un po’ délabré, cose che esistono solo al cinema - ce l’ha. Non sapeva di averlo, ma lo scopre, ed è quell’anima persa chiusa laggiù, forse torturata, legata tra il marciume. Chi l’ha rapita, chi l’ha messa lì, in casa sua? Al piano sopra l’attende l’affetto generoso e luminoso della moglie e delle due figlie, tutte simili e forse tutte della stessa età, primo sospetto. Lui accudisce la prigioniera pur senza liberarla, e perché non lo fa? Un altro malsano sospetto sale.

Non sveliamo di più, ma l’ossessione è terribile, quasi niente esiste se non il delitto, e ancora chissà. Dalle profondità della propria intricata psicopatia famigliare (quella a cui non sono nuovi i D’Innocenzo, anche se in Favolacce c’era respiro collettivo e qui solo buio concentrato sull’imponente Elio Germano), ci si districa da soli, i gemelli D’Innocenzo dicono con la dolcezza, noi diciamo con la consapevolezza di sé, la confessione del proprio Male, delle proprie voglie proibite.

E se non tiene del tutto il filo sottile tra immaginazione e realtà, America Latina è comunque un film che denuncia con precisione chirurgica il deficit d’amore o l’eccesso di amore malato per il mondo femminile. Che in fondo, in tutto questo, sarà l’unica bolla di luminosa, benché immaginaria, pace. A crederci. Il racconto è di quelli che scuotono, perturbano e disturbano. E restano fissi dentro. Di sicuro scendere nello scantinato sarà più difficile adesso, come lo è stato farsi una doccia dopo Psycho. Senza contare che la mamma impagliata del film di Hitchcock, cosa che non sfugge certo ai gemelli, dondolava proprio là sotto, in cantina.


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